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Location 7.5
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Ambiente 7.5
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Cortesia del personale 8.0
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Competenza del personale 8.0
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Organizzazione 8.5
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Immagine aziendale 8.5
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Qualita/Prezzo Vini 7.5
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Le Classificazioni Degli Utenti (0 Voti)
0
Aspetti positivi:
location, accoglienza, gentilezza e disponiblità aziendale. L'eleganza e raffinatezza dei vini. La posizione di alcuni vigneti in Valdobbiadene (RIVE).
Aspetti negativi:
la piccola sala degustazione inserita nello wine shop, l'ingresso aziendale semplice e non molto rappresentativo, non molto convincente il prosecco sui lieviti per lo stile troppo estremo rispetto la tradizione.
Nome:
ADAMI
Spumanti Metodo Charmat
Col Credas Brut Valdobbiadene Prosecco Docg Superiore 2018 Rive di Farra di Soligo;Vigneto Giardino Asciutto Valdobbiadene Docg 2018 Dry Prosecco Superiore Rive di Colbertaldo;Cartizze Dry Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore;Adami Bosco di Gica Brut Valdobbiadene DOCG Prosecco Superiore;Adami Garbèl Brut Prosecco di Treviso Doc;
Ettari Vitati
50 ha di cui 12 ha a conduzione diretta
Vitigni:
mediamente resa Massima di 130q.li /h
n° Bottiglie per Anno
750.000
Ristorazione :
no
Pernottamento:
no
Organizzazione:
8.5
La crescita delle persone, spesso è fatta di esperienze che ognuno di noi porta con se nel proprio cammino. Esperienze che nel tempo possono essere rivalutate in base al vissuto e al presente. Dopo essere stata aspirante sommelier per tre livelli in cui ho imparato le basi di enologia, enografia italiana e del mondo, l’abbinamento cibo-vino, nel 2013 il diploma di sommelier. Dal giorno che ho ricevuto l’ambito tastevin, ho continuato la mia formazione partecipando a numerosi corsi di formazione, ma soprattutto ho voluto conoscere personalmente i produttori di vino, i loro metodi di vinificazione, le loro filosofie. Ma ho sempre avuto un’antipatia, un’avversione molto forte nei confronti di un vino e del suo territorio: il Prosecco. Uno spumante piacevole, semplice nella sua estrema bevibilità, servito freddo, quasi ghiacciato, con un residuo zuccherino di 12-17 gr/l che in etichetta diventa Extra-dry o di 17-32 gr/l, come nel caso del Cartizze, con una dolcezza maggiore al palato.
Il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, sono le due regioni a nord/est d’Italia, in cui si possono coltivare le uve Glera, Verdiso, Bianchetta e Perera per la produzione del Prosecco nella versione tranquillo, frizzante e spumante, quest’ultimo il più conosciuto. Qualche azienda ha iniziato a produrre il metodo classico, una versione forse un po’ azzardata per il ruolo principale che il Prosecco ha sul mercato, quello di essere un vino fresco, versatile, non portato a una evoluzione nel tempo.
L’area più vocata è il Veneto, soprattutto nella provincia di Treviso, nella fascia collinare tra Conegliano e Valdobbiadene in cui la denominazione può definirsi Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Doc nel 1969 e Docg nel 2009. Al suo interno, le “Rive” ripidi pendii che indicano il luogo di provenienza delle uve, obbligatoriamente vendemmiate a mano, vinificate separatamente dalle altre e con una resa inferiore rispetto al Superiore.
Il Valdobbiadene Docg Superiore di Cartizze, è un toponimo che identifica un’area collinare di 107 ha nel comune di Valdobbiadene, Saccol, San Pietro in Barbozza, Santo Stefano. Le uve del vitigno Glera vengono vendemmiate tardivamente, oppure subiscono un breve periodo di appassimento, per apportare la dolcezza che accompagna i dolci soffici come la torta paradiso o le crostate di frutta.
Il mio scetticismo nei confronti del Prosecco, è stata la difficoltà di comprendere come un vino, anzi uno spumante, così beverino, dal colore giallo paglierino tenue, con sorso morbido, quasi dolce, ravvivato dalle bollicine potesse invadere il mercato italiano ma soprattutto diventare l’icona italiana nel mondo, superando il vino Moscato nelle vendite e nell’immagine. Un vino che vende milioni di bottiglie e che per soddisfare il mercato, ha ottenuto l’ampliamento degli ettari vitati, con maggiori rese per ettaro, ed aumentando la quantità a discapito della qualità.
In questi giorni, ho deciso di mettere in discussione il mio pensiero, ho preso appuntamento con l’azienda Adami dei fratelli Franco e Armando, sita a Colbertaldo di Vidor nel cuore di Valdobbiadene. Insieme al gruppo, macchina fotografica in spalla, pronti per andare a scoprire le bellezze dei vigneti inerpicati su ripidi pendii, ai piedi delle prime vette dolomitiche , esposte a sud, le cui vigne hanno dai 5 agli 80 anni di età.
Ci accoglie Carlo, un ragazzo che lavora in azienda da 10 anni, ci racconta delle colline dell’Alta Marca Trevigiana, di origine pliocenica, in cui già nel 1606 si producevano eccellenti vini che venivano esportati a Venezia, Germania, Polonia.
Nel 1920, Abele Adami acquistò dal Conte Balbi Valier un vigneto dalle caratteristiche pedoclimatiche uniche; decise di vinificarlo separatamente, di creare il primo “Cru” di Valdobbiadene: il ”Riva Giardino Asciutto”, un vino che nel 1933 presentò alla Prima Mostra Mercato dei Vini Tipici d’Italia svoltasi a Siena.
Ed è proprio questo vigneto che andiamo a visitare, grazie a una Range Rover del 1987, colore Venetia Red, s’inerpica come un capriolo per le irte colline, tra gli stretti filari, che ci accompagnano in un anfiteatro di vigne inerbite dalle chiome folti e verdeggianti.
Davanti a noi, la collina di Cartizze, unica, spettacolare visione. I miei occhi si illuminano davanti al paesaggio, un paesaggio mozzafiato che non mi sarei aspettata.
Camminiamo in mezzo ai filari, osserviamo i pochi grappoli che sono rimasti dopo una violenta grandinata primaverile che ha compromesso la futura produzione del 2019. Ma i fratelli Adami sanno che purtroppo la natura può donare o togliere, non si perdono d’animo, continuano a valorizzare il loro territorio attraverso vini dalla tipicità elegante.
E’ emozionante camminare nell’ erba alta, ricca di fiori dai mille colori e profumi, osservare i tronchi delle antiche vigne divertirsi con la terra che gli da il nutrimento, sotterrandosi e scoprendosi a distanza di qualche metro.
Ci congediamo dal caldo, dal sole del mezzogiorno che le colline captano, andiamo nella sala degustazione, un sorso d’acqua per riprenderci dalla calura e via a un’esperienza che mi farà cambiare opinione sul mondo “prosecco”.
vite a doppio capovolto secolare
Iniziamo con il rifermentato in bottiglia
“Sul lievito” Prosecco Valdobbiadene Docg frizzante, in onore della tradizione vitivinicola delle colline trevigiane, da uve Glera coltivate nei terreni di proprietà a 180-300m s.l.m. Un vino dalla limpidezza troppo accentuata per avere i lieviti all’interno della bottiglia. Forse andava scossa la bottiglia? Non importa seppur non è il “Classico Prosecco col fondo, il vino presenta un’anima, che coinvolge i sensi, molto più al sorso, che si presenta di media struttura con ricordi fruttati di mela e di glicine che scivolano nella delicata persistenza.
Col Credas Brut Valdobbiadene Prosecco Docg Superiore 2018 Rive di Farra di Soligo
La dicitura “le Rive” indica i vigneti di alta collina, in questo caso su rocce calcaree tra i 350-400m s.l.m. con forti pendenze esposte a sud - sud/est. Bollicine fini che esaltano i profumi tipici, pera, mela, glicine e fiori d’acacia. La freschezza è protagonista del sorso, un sorso deciso e poco incline allo zucchero. Una versione “brut” che rispecchia la dicitura in etichetta.
Vigneto Giardino Asciutto Valdobbiadene Docg 2018 Dry Prosecco Superiore Rive di Colbertaldo
Anfiteatro rivolto in pieno sole a 200-250 m s.l.m. , piantato nel 1920 da Abele Adami, durante la degustazione esprime l’interpretazione che Abele Adami voleva dare nel 1920, un vino derivante da un unico vigneto dal carattere pieno, con la morbida struttura adatta a dolci di pasticceria e lievitati.
Cartizze Dry Valdobbiadene Docg Prosecco Superiore
Cartizze identifica il toponimo, derivante dal dialetto locale “gardizze”, i graticci su cui venivano stese le uve Glera e appassite. Mentre degusto il vino, l’immagine della foto scattata nella mia mente a queste colline dalle pendenze importanti, con suoli alternati di arenarie, argille e calcare con esposizione a mezzogiorno. I profumi dolci di miele d’acacia, erbe aromatiche degli interfilari, accompagnano il sorso nella piacevolezza che sa trasmettere anche dopo qualche minuto dall’assaggio.
(trovate tutti i vini descritti, recensiti sul nostro blog www. lindovino.it)
Ho preferito scrivere solamente alcune etichette degustate, per la tipicità, la storia attraverso il territorio e lo stile che hanno rappresentato, esempio la versione Brut, intrigante ma non semplice da far conoscere ad un grande pubblico abituato al mondo dei dosati. Degustare e comprendere “le Rive”, 43 sotto denominazioni che rendono unico il loro valore e apprezzare il Cartizze, che nonostante gli zuccheri presenti, era perfettamente bilanciato dalla freschezza e dalla sapidità della zona. Vini che mi hanno fatto capire il mio modo errato di giudicare.
Mi congedo, lasciando scritto il messaggio di Pablo Picasso che rappresenta il mio pensiero, lo troverete anche sul sito di Adami,
“non si può giudicare sbagliato ciò che non conosci, ma prendi l’occasione per comprendere!!”
Per L?INDOVINO
MAURA GIGATTI
