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Location 7.1
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Cortesia del personale 7.4
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Sito Web 6.0
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Qualita/Prezzo Vini 6.7
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Emozione 6.7
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Le Classificazioni Degli Utenti (0 Voti)
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A Cividale del Friuli (UD) domenica 26 e lunedì 27 maggio si è svolta la quarta edizione di Borderwine (Borderwine 2019), il Salone transfrontaliero del Vino Naturale. Pioggia e maltempo ci hanno accolti, assieme ad un clima rigido atipico per la stagione che vedeva operatori e pubblico ben equipaggiati, con piumini e cappotti, pur di assaggiare le nuove anteprime; la bella location posta al centro di Cividale del Friuli, ha saputo sicuramente arginare in parte gran parte tale anomalo clima. L'evento è stato ospitato entro il Monastero di Santa Maria in Valle, un tempietto longobardo, perla della cittadina friulana, particolarmente importante perché segna la convivenza di motivi prettamente longobardi (nei Fregi, per esempio) e una ripresa dei modelli classici, creando una sorta di continuità aulica ininterrotta tra l’arte romana, l'arte longobarda, l'arte carolingia e quella ottoniana, ed iscritto di diritto nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco dal giugno 2011.
Negli antichi portici del Monastero, sono state ospitate oltre 60 aziende vitivinicole, 20 delle quali provenienti dalla vicina Austria e Slovenia, proponendo i loro migliori vini Naturali, con prevalenza dell'ultima annata, in associazione a vari stand gastronomici e piccole attività artigianali.
Secondo gli ideatori di Borderwine il concetto è: amore e il rispetto per il “vino naturale”.
Il Salone cividalese a nostro avviso è da considerarsi come un libero panorama italiano di espressione del vino naturale, coltivato e prodotto non sempre secondo parametri rigidi ed imposti da normative non sempre azzeccate, ma specialmente dalla sensibilità, rispetto ed amore di ogni singolo produttore. Spesso viene enfatizzata la scelta dei terreni, il rispetto della loro biodiversità, l’esclusione di utilizzo di pesticidi, additivi o di manipolazione chimica o fisica. La maggior parte dei vini presentano aspetti ossidativi, di colorazione ambrata, di profumi riduttivi, non sempre voluti ma sicuramente spontanei, aspetti di riscoperta di procedimenti antichi, dei nostri avi, dando a volte eccellenti vini ed a volte proposte sperimentali, ma pur sempre nella piacevole scorrevolezza dei vini di un tempo.
L'organizzazione ha previsto una dotazione di calice idoneo alla degustazione, seppur privo di tracolla, un servizio gentile ed accogliente, stand gastronomici interessanti e innovativi nelle produzioni, un programma musicale e di convivialità festaiola purtroppo cancellato dal maltempo, oltre ad interessanti Masterclass. Purtroppo come normalmente ci contraddistingue, alcune osservazioni che a nostro avviso andrebbero prese in considerazione per migliorare la prossima edizione. Non poche sono le mancanze riscontrate, come l'assenza in molti banchi di assaggio di sputacchiere o grissini/acqua, l'assenza di una guida sui produttori (da segnalare come una carenza importante), che non permette al degustatore una puntuale scelta/conoscenza aziendale, un percorso sotto i portici che s'interrompeva in più punti, costringendoti a passare nel prato sotto la pioggia, i sevizi igienici in numero insufficiente causa di lunghe file (due w.c. uno per gli uomini ed uno per le donne sarebbero pochini) ed infine il sito abbastanza scarno e poco interattivo, specialmente per l'acquisto del biglietto. Due interessanti Masterclass sono state organizzate per la giornata di lunedì, e quella di nostro interesse intitolata "Passione Borgogna" relazionata da Camillo Favaro (uno dei maggiori esperti italiani della terra d'oltralpe) ha visto la presenza di 6 importanti vini come Bret brothers Pouilly vinzellas Climat Les Quarts 2016, Chateau Ronters Pouilly Fuissè PierreFolle 2017, Giboulot Emmanuel Cotè de Beaune Le Combe d'Evè 2017, Domaine Heitz Lochardet Pommard Premier Cru les Pezerolles 2016, Domaine des Rouges queues Marangés Rouges Premier Cru Cles Roussots 2017 e Domaine De Montille Vainay Premier Cru Les Taille Preds 2014; Favaro si è dimostrato un relatore molto preparato ed esperto ( ha scritto assieme a Giampaolo Gravina, Vini e Terre di Borgogna, uno dei libri di riferimento italiani sulla Borgogna), che ha saputo rendere le due ore scorrevoli e molto istruttive, interagendo con il pubblico e raccontando le sue esperienze vissute; peccato che la Masterclass fosse priva di qualsiasi dispositivo audiovisivo per farci sognare ancora la Borgogna ed i suoi vini.
Passando tra le varie postazioni della manifestazione, abbiamo scoperto e ritrovato alcuni espositori, che ci hanno coinvolto in interessanti degustazioni, come l'Azienda Podere Pradarolo, piccola azienda Parmigiana con Il Vej bianco antico 2018 (orange wine) ed il Canto del Ciò (un metodo solera con annate che vanno dal 2007 al 2013), oppure la Cantina Lusenti, piccola realtà Piacentina che con la loro Bianca Regina 2003 ci ha fatto scoprire la longevità della Malvasia Aromatica di Candia macerata, ed ancora dall'Austria l'azienda familiare Heinrich che con la sua bella bottiglia in ceramica “melange” propone il Graue Freyheit Heinrich 2016 un macerato in anfora a base di Pinot Grigio (40%), Chardonnay (40%) e Pinot Bianco (20%) molto interessante. Oltre a queste scoperte, abbiamo assaggiato due importanti realtà Triestine come Skerk con il suo Ograde Skerk 2018 un macerato con uvaggio a base di Vitovska (25%), Malvasia (25%), Sauvignon (25%) e Pinot Grigio (25%), e Zidarich con la sua Vitovska 2017. (trovate tutti i vini descritti, recensiti sul nostro blog ww. lindovino.it).
E nell'ottica di una sicura migliore organizzazione per l'anno prossimo, aspettiamo con pazienza che la natura proponga un'annata favorevole, che in parte degusteremo l'anno prossimo in Borderwine 2020!
Cividale del Friuli 27-05-2019
L?Indovino
