Bravi e complimenti all’organizzazione, finalmente è stata selezionata una location adeguata all’evento, “sacrificando” il capannone fieristico della vicina Bassano del Grappa per la bella Villa Morosini di Cartigliano. La storica residenza, adagiata sulla riva sinistra del Brenta, realizzata verso la fine del secolo XVI (1560-1580) si narra sia attribuita all’Architetto bassanese Francesco Zamberlan ultimo collaboratore di Andrea Palladio, e completata dal collega ticinese Antonio Sardi (a lui vengono attribuiti il loggiato del piano nobile e il portico del pianterreno). La costruzione evidenzia una progettazione che pur presentando caratteristici elementi palladiani, risulta con significative soluzioni del tutto nuove ed originali, collocandola nelle ultime bellezze rinascimentali e destinata a rimanere un episodio architettonico isolato e irripetibile. Commissionata dai patrizi Veneziani Morosini, poi appartenuta ai Cappello, ai Battaggia, ai Lampertico e ai Vanzo-Mercante, la Villa è dal 1966 di proprietà del Comune di Cartigliano (VI) ed è sede degli uffici comunali, della biblioteca comunale ed ospita anche importanti eventi culturali. Del vasto complesso restano oggi solo la seicentesca casa padronale e le due barchesse del XV secolo, queste ultime ereditate da una villa precedente.
facciata principale Villa maorosini
Dopo queste note storiche, che a nostro avviso fanno e devono far parte della cultura enologica, addentriamoci nel fine settimana del 7 ed 8 Dicembre, in cui si è svolta, con una buona affluenza la terza edizione di Bassano Wine Festival, all’insegna della piccola e ricercata tradizione vinicola italiana. Questa fiera vuole promuovere l’eccellenza del settore vitivinicolo regionale, dando spazio a tutte quelle piccole realtà vinicole meno conosciute ma che rappresentano spesso vere e proprie chicche di riferimento per i vari territori della nostra Enotria.
Nella belle sale settecentesche sono presenti i vari banchi di assaggio delle circa 50 tenute agricole presenti, che ricordano un vero e proprio elegante mercato del vino nel quale il visitatore puòdegustare e acquistare direttamente dal produttore. Durante le giornate si sono tenute anche corsi e degustazioni (interessante quella sullo Champagne di Herbert Beaufort) ai quali il visitatore ha partecipato e si è avvicinato sempre di più a questo affascinante mondo.
Una nota di merito sicuramente deve essere elargita agli organizzatori, che oltre alla bella location ampliamente descritta, hanno saputo gestire molti dettagli spesso trascurati anche dalle grandi manifestazioni. Molto apprezzato lo spazio tra i banchi degustativi, che permetteva la presenza in contemporanea a più fruitori, adeguato il calice e relativa tracolla proposta, ottimo il servizio di svuotamento delle sputacchiere, gentile e preparato il personale di servizio, appetitosi e con ricerca della tradizione i piatti culinari proposti ed offerti durante l’evento, accattivante e ben fruibile il sito internet con la possibilità di vedere le singole schede tecniche e relative etichette dei vini proposti, con unica nota dolente inerente il mancato aggiornamento delle cantine presenti per l’ acquisto via web dal sito, ottimo il parcheggio con accesso mediante scalinata fronte villa, adeguate e ben collocati gli striscioni pubblicitari, ed il servizio navetta a chiamata (anche dalla stazione ferroviaria). Adeguato il costo d’ingresso di 20,00 euro, tra l’altro scalare a 15.00 o 18.00 euro a secondo del mese di acquisto.
facciata posteriore Villa Morosini
E come ormai nostra usanza proponiamo alcuni piccoli appunti da segnalare, da considerare come consigli costruttivi per una migliore organizzazione in vista di un prossima edizione: secondo noi mancava un riferimento alla specifica territorialità delle varie aziende, senza un criterio distributivo nelle varie sale o perlomeno non percettibile; la guida consegnata all’entrata presentava essenzialità e rigore anche grafico forse poco adeguato all’evento, la disponibilità dei servizi igienici rispetto l’affluenza risulta sicuramente alquanto limitata, nettamente migliorabile la pubblicità fuori zona data all’evento, che sicuramente meriterebbe una maggior affluenza ed interesse anche da fuori provincia.
Entriamo ora ne vivo della manifestazione, per scoprire le varie etichette che ci hanno colpito. Domenica 8 mattina ed è iniziata la nostra degustazione, con la ricerca delle cantine con i vitigni autoctoni meno conosciuti, che raramente sono presenti nei principali eventi nazionali, ma che grazie a queste minute realtà aziendali, che ringraziamo per aver mantenuto e salvaguardato questi rari vitigni, ognuna con una storia propria e che si propongono al pubblico felici di presentare i loro prodotti, siamo riusciti a scovare delle vere e proprie particolarità, come:
“Biancatico 2018” Soc. Ag.. La Carcaia (VT)100 % Aleatico (vinificato in bianco)
Aleatico vinificato in bianco, una vera rarità regionale, con viti a gujot di 15 anni poste a 500 metri sul livello del mare. Al sorso si presenta con un corpo ampio di struttura, dai morbidi tannini, fresco dalla mineralità vulcanica, con una spalla acida che si trasforma in delicate note di zafferano pesca gialla e timo limoncello. Una trasformazione dell’Aleatico che i tradizionalisti vedranno con riserva, ma se sapete apprezzare veramente il vino lo troverete molto interessante e dal futuro ….. anche in bianco…
“ BeKeKe 2011” - – Az. Ag. BeKeKe (TV)100 % Verduzzo friulano
Un vero verduzzo friulano, Bekeke nome sia dell’azienda che del vino dedicato alla nonna, dal soprannome con cui era conosciuta. Un vino che sosta un anno sui lieviti, solo in acciaio e poi trascorre 7 anni in bottiglia. Alla vista si presenta con un paglierino intenso con riflessi ambrati, al naso si percepiscono tocchi di curcuma e mandorla tostata che ci accompagnano al sorso, ampio, minerale calcareo e fruttato, dalle note di mela golden, melone giallo e mandragora. Un sorso lungo, avvolgente e fragrante.
“Angelum 2017”– Az. Ag. Cà dei Conti (VR)100 % Garganega
Una garganega da vendemmia tardiva, un ettaro di vecchio impianto con viti di età compresa fra 30 e 50 anni ed una produzione di 1,5 kg. di uva per pianta , posto sui 430 m.s.l.m. ai piedi del monte Precastio nel Comune di Tregnago su terreno calcareo-marnoso, di natura morenica e ricco di scheletro. L’uva dopo una macerazione di 8 ore sulle bucce, viene fatta fermentare per 20 giorni e poi trascorre il proprio tempo parte in serbatoi di acciaio e parte in barrique francesi per 2 anni. Una garganega particolare, adatta a chi cerca una giusta evoluzione di questo splendido varietale locale, un profumo denso, dalla mineralità calcarea, e pera Williams, dal gusto aperto, avvolgente, denso, con sentori di salvia, cannella, frutta secca dalla lunga ed intrigante avvolgenza.
“Bianco del Bacino Colli di Scandiano e Canossa D.O.C.2018”– Tenuta Vandelli (MO)100 % Spergola spumantizzata metodo italiano (Martinotti) extra dry
Un raro vitigno “ritrovato” nell’ Emiliano, della zona dei Colli di Scandiano e Canossa (RE), ove oggi è presente l’omonima DOC, confuso per anni con il Sauvignon, ma dopo le analisi comparative del DNA svolte nel 2000, si è finalmente decretata la sua autenticità genetica. Il Vitigno allevato a spalliera nelle omonime colline, produce un’uva che viene pigiata a seguito della raccolta manuale, pressata con una resa del 65% circa e aggiunta di lieviti selezionati. La rifermentazione e presa di spuma avviene in acciaio a temperatura controllata, per un totale di circa 2000 bottiglie, con un grado zuccherino di 12 g.l.. Il paglierino limpido quasi trasparente ci accompagna ad un naso fruttato di mela renetta, pera spadona e fiori bianchi, per trasformarsi al palato in una soffice e piacevole spuma con una piacevole spalla acida citrina che dona freschezza e semplicità di beva, che t’inviata al secondo sorso.
“Faraja 2018” Le vigne di Roberto terre di Confine (VI)30 % cabernet Sauvignon e 70% merlot
Da uve internazionali Merlot e Cabernet, raccolte nei propri vigneti di 20 anni allevati a guyot nel Parco Naturale dei Colli Euganei (PD), vendemmiate a mano e pressate sofficemente. Il vino fermenta a temperatura controllata e riposa per pochi mesi in vasche d’acciaio. Solo così Faraja può mantenere intatta la fragranza dei suoi profumi fruttati e la freschezza del suo gusto con tannini delicati, spalla acida equilibrata, morbido con lunga persistenza e tocchi finali di mela stark, noce moscata e rosmarino. Il vero lusso è la semplicità e piacevolezza della beva.
“Greco di Bianco DOC 2010 passito” - Cantine Ielasi Antonio (RC)100 % Greco (di Bianco)
Particolare attenzione vogliamo dedicare a questo vino, di questa minuta realtà enologica, descritto dal titolare il Signor Spatari Giuseppe, che ha deciso di valorizzare i sapori legati a questo antico vino, oltre a quelli tradizionali come la coltivazione del Bergamotto e di altri frutti legati a questa terra, il tutto rigorosamente a chilometro zero. Un vino che inizia con un processo di maturazione tardiva delle uve che rimangono sulla pianta per circa un mese in più rispetto al momento di vendemmia ottimale, per poi appassire al sole sui graticci di cannucciato palustre per circa 8-10 giorni; il grappolo può raggiungere anche una lunghezza massima di 60 cm, con acini che si presentano con poca polpa e una buccia sottilissima e sono di forma piccola e rotondeggiante. L’uva viene poi pressata sofficemente e fatta fermentare in tini d’acciaio, per completare il proprio affinamento in anfore interrate di cotto per circa un anno. “Il procedimento greco” continua il Signor Spatari ha derivazione degli antichi greci, della nostra Magna Grecia, e prevedeva l’utilizzo di grotte per contenere le anfore allo scopo di mantenere gli aromi floreali e nello stesso tempo impedire la ridondanza zuccherina ad eliminare quell’effetto di lieve bruciore al palato che si percepisce in quei vini passiti “moderni” lavorati in acciaio.
(troverete la recensione di alcuni vini elencati sul nostro blog www.l’indovino.it )la sala principale
Un vino dal colore paglierino medio, con riflessi di oro giallo, al naso si presenta fruttato di pesca gialla, speziato di curcuma e leggermente affumicato, per poi solleticare il palato con un corposità avvolgente ma dalla spalla acida presente ma delicata, con una coda lunghissima di mela annurca, kiwi giallo, mandorla tostata e cannella. Un vino armonico ed elegante che ricorda un sapore dei vini del passato, ma dal cuore moderno.
Ringraziamo gli organizzatori per questa gradita opportunità, nella speranza che l’anno prossimo possiamo trovare nuove aziende che ci permettano la scoperta di vini eseguiti con passione e ricavati dai rari vitigni di cui la nostra penisola e particolarmente ricca.
L?Indovino 12-01-2020