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    Home » Luretta: Colli Piacentini
    Cantine

    Luretta: Colli Piacentini

    30 Ottobre 2019Aggiornamento:15 Dicembre 2022Nessun commento1 Min Leggere
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    7.3
    • Location 7.7
    • Ambiente 6.5
    • Cortesia del personale 8.0
    • Competenza del personale 7.5
    • Organizzazione 7.5
    • Immagine aziendale 6.8
    • Qualita/Prezzo Vini 7.0
    • Le Classificazioni Degli Utenti (0 Voti) 0

    Aspetti positivi:

    la splendida cantina nel castello Momeliano, la tenuta che domina la vallata, la posizione dei vigneti immersi nel verde degli appennini, la particolare gestione iniziale del vigneto, la certificazione Biologica, la cortesia della titolare e della sommelier che accompagna nelle visite,

    Aspetti negativi:

    la cantina operativa era in fase di ristrutturazione quindi da rivedere ad ultimazione opere, l'ingresso e la strada di accesso alla cantina, migliorabili l'etichette dei methodo classico.

    Nome:

    Luretta srl

    Vini Bianchi

    Boccadirosa, I Nani e le Ballerine, Le Rane, Selin Dl'Armari;

    Vini Rossi

    Achab, Ala del Drago, Carabas, Corbeau, Gutturnio, Manvantara, Pantera (Come la Pantera e i lupi nella sera):

    Vini Rosati

    NO

    Spumanti Metodo Classico

    Principessa, On attand les invites, Principessa pas dosè, On attand les invites Riserva Roncolino (solo 500 magnum all'anno) ;

    Spumanti Metodo Charmat

    NO

    Ettari Vitati

    50 ettari

    Vitigni:

    Barbera- Bonarda (croatina)- Pinot Nero- Chardonnay-Sauvignon-Malvasia di Candia Aromatica- mediamente 60 q/ha eccetto Le Rane 40q/ha - Manvantara - Achab - i nani e le ballerine -Selin Dl'Armari 50 q/ha- Carabas - Bocca di rosa 70 q/ha-

    n° Bottiglie per Anno

    230.000 / anno

    Ristorazione :

    NO

    Pernottamento:

    NO

    Organizzazione:

    7.5

    Carla Asti e il marito Felice Salamini, originari del Lodigiano, proprietari di bestiame allevato allo stato libero, decidono di intraprendere una nuova strada, quella del vino. Nel 1993, i coniugi decidono di cercare dimora in una zona vocata alla coltura della vite già alla   fine dell’800, la Val Luretta, un’isola felice incuneata tra Piemonte e Toscana, ma all’epoca abbandonata dalla viticultura. Al loro arrivo, la zona era depressa, non esistevano più vigneti, i due coniugi quindi decidono di creare vini in controtendenza rispetto a quelli consumati quotidianamente nella zona, capaci di invecchiare e di competere anche con le realtà internazionali. La scoperta di un piccolo vigneto abbandonato, circondato da boschi e prati, da inizo a una realtà che oggi conta 50 ettari e una produzione di 260-270 mila bottiglie. Fin dall’inizio la filosofia dell’azienda è vocata al rispetto della natura, delle vigne e delle vinificazioni, grazie anche all’aiuto di Francesco Salamini , fratello del marito di Carla, il quale durante la ricostituzione del vigneto, pianta nuove barbatelle lasciandole crescere "brade", senza intervenire, senza potature, per almeno tre anni, in modo da creare una competizione tra le varie colture e consentire alla radici di scendere in profondità alla ricerca di nutrimenti minerali e risorse idriche; una selezione naturale per mantenenere  solamente gli esemplari più resistenti, che mediamente sono il 75% del piantato d'origine. Dal 2002 la famiglia si insidia nelle cantine secolari del Castello di Momeliano, antica dimora di origine romana (citata anche nella Tabula Traiana), riedificata nel 1234 da Guglielmo Landi, che si rivela fin da subito particolarmente adatta all’affinamento dei vini, in particolare migliaia di bottiglie di metodo classico sono impilate formando delle vere e proprie pareti di bollicine, che suggestionano scenograficamente il fortunato visitatore. La famiglia crede nei valori sani e naturali della vita, che trasmettono da subito, anche alla conduzione  della vigna e della cantina, abbracciando la cultura biologica, e trsformandosi anche come punto di riferimento  per altri produttori del territorio,  e dal 2012 l’azienda Luretta acquisisce la certificazione Biologica Icea, con la sola esclusione del metodo classico, in quanto lo zucchero di canna utilizzato non è ancora totalmente biologico. La signora Asti ci comunica soddisfatta, che finalmente hanno trovato lo zucchero di canna biologico adeguato ai loro vini, così entro due anni anche le bollicine avranno la marchiatura verde BIO. Oggi, Lucio, il figlio di Felice, collabora attivamente all’interno dell’azienda, donando nuova energia vitale, ma nel rispetto della più scrupolosa filosofia aziendale. Nei primi anni vengono coltivati i vitigni autoctoni del territorio, come il Barbera, la Bonarda e la Malvasia di Candia aromatica, vinificati rigorosamente fermi, tranne l’Ortrugo, varietà considerata dai proprietari non di particolare pregio. In un secondo tempo vengono inseriti i vitigni d’oltralpe come il Caberner Sauvignon, il Pinot nero, lo Chardonnay e il Sauvignon blanc; passione varietale transalpina acquisita dai coniugi grazie agli svariati anni trascorsi in Francia, in cui  hanno potuto apprezzare i vitigni internazionali attraverso le più blasonate etichette. La richiesta del mercato locale abituato a bere vini frizzanti, porta alla produzione di bollicine, ma Luretta punta fin dall’inizio a vini più fini attraverso la spumantizzazione con la rifermentazione in bottiglia, meglio definita come metodo classico. La cantina vuole essere un punto di riferimento per la regione  per il suo metodo classico e non solo, frutto di ricerche e sperimentazioni perdurate negli anni, testando sia con legni nuovi che usati, cercando di rendere le proprie bolle sempre più eleganti e raffinate nel tempo. Anche le  stesse etichette che caratterizzano i vini della Cantina Luretta hanno nomi letterari, fantastici e onirici, creati dalla fantasia e dalla capacità di guardare oltre il significato delle parole. Nessun stupore, quindi, se presso la sala di degustazione della Cantina Luretta verrà stappata una bottiglia di Nani e Ballerine, di  Sélin dl Larmari o di Achab; e se siete curiosi  del significato della nomenclatura presente in etichetta, potete chiedere direttamente alla proprietaria Carla Asti, che con piacere v’illustrerà con appassionanti anedoti le varie storiografie d’origine. Ma ora descriviamo la nostra visita alla tenuta, iniziata nelle cantine del Castello di Momeliano; appena il portone si apre, un rospo ci accoglie come un maggiordomo di casa, davanti a noi numerose cataste in cui dimorano le bottiglie del vino più prodotto e venduto dell’azienda, la “Principessa” un metodo classico “blanc de blancs” sans annè a base Chardonnay. Il loro riposo dura circa due anni, in quanto le sboccature vengono effettuate in più periodi, dando loro un periodo anche di trenta mesi sulle pupitre. Alla nostra destra, le cataste di bottiglie di Pinot nero rosé, dal colore ottenuto con la tecnica “saignée” (per macerazione), rigorosamente millesimato, per almeno 48 mesi. Incredibile l’importante presenza di muffa che ricopre le pareti delle grandi cantine, avvolge le cataste e le barriques, ed è così bianca che alcuni ospiti stranieri la paragonano alla neve. Presenti numerose barriques di origine francese del Massiccio Centrale, rigorosamente di secondo passaggio, maggiormente utilizzate per la maturazione dei vini rossi, in quanto donano una struttura maggiore senza cedere nella tipiche note speziate e mantenndo le caratteristiche peculiari dei varietali.

    dav
    Proseguendo il cammino, incontriamo una vecchia ghiacciaia che accoglie alcuni salumi tipici della tradizione piacentina e non solo, pancette, prosciutti crudi, cappello del prete, tutti stagionati per lunghi periodi e apprezzati nelle occasioni importanti. Davanti a noi, un muro alto cinque metri e largo sei di bottiglie delle altre due etichette di metodo classico: Pas dosè millesimato di Pinot nero e Chardonnay e le magnum (unico formato prodotto, 600 all’anno circa) di “On attend les invites “ Riserva Roccolino, una selezione di Pinot nero derivante dall’omonimo vigneto, prodotto solo nelle annate migliori , ed affinato minimo sei anni sui lieviti. La visita nelle cantine termina con il saluto del rospo maggiordomo che come abbiamo scoperto, risiede insieme ad altri suoi compagni nelle cantine, offrendo quotidianamente spettacolo ai fortunati visitatori. Infine entriamo nella sala di degustazione, dove in bella mostra, in apposite vetrinette, sono collocate numerose statuette a forma di rana, omaggiate dai clienti ed amici più affezionati alla sig.ra Carla, in quanto appassionata collezionista dei piccoli simpatici anfibi. Ben curata l’esposizione delle bottiglie proposte nella sala che sembra per rigore ed eleganza una biblioteca dei primi del novecento.   Così accomodiamo in un lungo tavolo che si affaccia alla meravigliosa vista sulla vallata, accompagnati personalmente dalla sig.ra Carla, che dopo averci descritto la propria azienda c’invita a degustare le varie produzioni aziendali, ed in particolare:   Principessa V.S.Q.  Blanc de blancs  s.a. (Chardonnay) - cedro, liquore di limoni della costiera amalfitana. Beverino Primo spumante dell’azienda, uscito a un prezzo competitivo per contrastare la realtà del Prosecco. Paglierino intenso, bollicine fini che vertono in superficie. Naso giocoso di erbe aromatiche agrumi,   Principessa Pas Dosé V.S.Q.  2016 ( 60% Pinot nero 40% Chardonnay) (3gr/l – 7 mesi maturazione in barrique esauste) Colore paglierino, bolla espressiva, il ventaglio olfattivo si concede delicatamente come nel sorso  verticale, maschile nel suo essere, nonostante l’eleganza del finale di bocca.   On Attend Les Invites V.S.Q. Rosé da Pinot nero  2013 (sboccato maggio) 13,5% vol. Colore ore antico. Bolla cremosa, naso fior di ciliegia, pesca, agrume candito, erbe aromatiche, non eccessivamente corposa. Sorso ingresso elegante, tipico del piacentino, interessante. Vellutata nota fruttata che accompagna tutto il sorso chiude nella erba aromatica di rosmarino, radicchio verde. Acidità non eccessiva come la sapidità. Armonico. Tutto pasto dall’aperitivo di classe alla carne non troppo strutturata.   Bocca di rosa D.o.p. Colli Piacentini Malvasia di Candia aromatica 2018 Acciaio. L’intensità olfattiva, le note di litchi, rosa,liquirizia, miele d’agrumi  conduce il pensiero a   un Traminer aromatico. Il sorso è ricco , vibrante, sprizza energia a ogni rotazione del calice, si mantiene lungo nella sua persistenza e nel velluto che l’alcol lascia con la sua presenza.   Come la pantera e i lupi nella sera vino rosso (Barbera, bonarda, Cabernet Sauvignon dal 2016 non è più DOC. – 9-10 mesi in legno) Rubino intenso, il naso verte su note di frutto rosso fresco e croccante, lampone, ciliegia, sostenuto da sentori vegetali e sottobosco. Al sorso, emerge il tannino, struttura dalle spalle larghe, ma chiude il percorso gustativo velocemente.   Selin dl’armari D.O.P. Colli Piacentini  Chardonnay 2017 14,5% vol.  - Vino che ha ricevuto molti consensi nel mercato estero, dovuto allo stile che ben rappresenta uno Chardonnay di Borgogna. 9 mesi in barrique di Allier, in parte nuove e di 2° passaggio. Il colore giallo oro, invita a scoprire i profumi che richiamano un Mersault della Borgogna, frutta a polpa gialla, ananas, pesca netarina, noccioline tostate, per scoprire l’esplosione di   salinità durante il percorso gustativo, conducendo ad emozioni ampie e fruttate per chiudere in una nota di pietra focaia.   I nani e le ballerine  D.O.P. Colli Piacentini Sauvignon Paglierino oro, naso divertente in cui la nota fruttata ed erbacea si contendono il ruolo di attore principale. Ingresso pulito, scorrevole in cui la percezione fruttata emerge e accompagna l’atto finale senza eccedere nella persistenza gustativa.   L’ala del Drago D.O.P.Gutturnio Superiore  2015  Barbera, Bonarda Vigne vecchie, 6-7- mesi affinamento in barrique di 2° passaggio.  Ben gradito il servizio del vino in calice ampio. Un vino che ha bisogno di tempo per presentarsi alla platea. Chiodi di garofano tè nero, inchiostro   Carabas D.o.p. Colli Piacentini Barbera Legno sia nuovo che esausto. Gelatina di mora, lampone, fiori dell’iris, note smaltate. Sorso di frutta gialla, mela golden. Bella piacevolezza, vino estivo per la sua piacevolezza e versatilità.   Achab D.o.p. Colli Piacentini  Pinot nero 2016 Vigneto di buona pendenza di 4 ettari sito  a Bagnolo, in Valnure, a un’altitidine di 300m s.l.m., buona pendenza, confina con il bosco, allevato a  cordone speronato. Un Pinot nero che racconta il territorio piacentino attraverso i sui profumi balsamici, e viola appassita. Ingresso in bocca speziato di pepe nero, zenzero, nespola, scorza di cedro. Scorrevole.   Corbeau D.o.p. Colli Piacentini  Cabernet Sauvignon Due appezzamenti dedicati al vitigno, nella parte alta dell’azienda e in Valnure dove viene coltivato anche il Pinot nero. Scorci di cioccolato fondente, caffè, profumi balsamici di incenso e rosa canina. Infinitamente lungo  e corposo il suo estratto, sembra un vino da uve surmature con tannino educato.   Le rane 2013 Vigneto piantato nel 1995. Parte di affinamento in legno e parte in acciaio. Una vendemmia tardiva che lascia incantato il degustatore già al colore dorato intenso, sembra un passito. (Alcuni vini trattati sono recensiti sul sito www.lindovino.it) Ringraziamo la signora Carla Asti per la disponibilità e cortesia  di averci fatto visitare i propri vigneti, la splendida cantina di affinamento del Castello di Momeliano, facendoci apprezzare i propri vini correlati da appassionanti descrizioni, ricche di anedoti e personalità. E come ogni anno, ricordiamo che il primo novembre si stapperanno le vecchie annate, accompagnate dai formaggi francesi, in modo da apprezzare e conoscere l’evoluzione delle diverse vendemmie dei vini aziendali.   Per L?Indovino   Maura Gigatti e L?Indovino

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