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    Home » Azienda Agricola Skerk – Carso (TS)-
    Cantine

    Azienda Agricola Skerk – Carso (TS)-

    30 Gennaio 2020Aggiornamento:15 Dicembre 2022Nessun commento1 Min Leggere
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    7.2
    • Location 7.8
    • Ambiente 6.0
    • Cortesia del personale 7.5
    • Competenza del personale 9.0
    • Organizzazione 6.5
    • Immagine aziendale 6.9
    • Qualita/Prezzo Vini 7.0
    • Le Classificazioni Degli Utenti (0 Voti) 0

    Aspetti positivi:

    qualità dei vini, scelte aziendali specialmente in vigneto, ospitalità del produttore, sensibilità del produttore percepibile nei propri vini, la gestione biologica, la libertà mentale del titolare nella visione dei propri vini

    Aspetti negativi:

    organizazzione per accoglienza pubblico, cura immagine aziendale (non etichette) ma location (seppur oggi in fase di ampliamento), l'assenza di indicazione ed immagine dell'azienda all'esterno (seppur uso locale)

    Nome:

    Azienda Agricola Skerk

    Vini Bianchi

    Osgrade Venezia Giulia IGT; Vitovska Venezia Giulia IGT; Malvasia Venezia Giulia IGT;

    Vini Rossi

    Terrano Venezia Giulia IGT

    Vini Rosati

    NO

    Spumanti Metodo Classico

    18.10 Glera (brut nature 36 mesi lieviti) in vendita da giugno 2020

    Spumanti Metodo Charmat

    NO

    Ettari Vitati

    8 ettari di cui 1 a uva glera nelle scogliere vicino al castello di Miramare (TS)

    Vitigni:

    Vitovska; Terrano; Malvasia istriana; Sauvignon; Pinot grigio, Glera.

    n° Bottiglie per Anno

    circa 22.000-25.000 / anno

    Ristorazione :

    Osmiza (tipico Agriturismo locache che funziona stagionalmente a tempo determinato con prodotti aziendali/del territorio)

    Pernottamento:

    NO

    Organizzazione:

    6.5

    Il Carso, terra di confine, è stato per molti anni luogo di battaglie in cui numerosi   soldati hanno combattuto. Prima di recarci alla visita presso l’azienda Skerk, a Prepotto in provincia di Trieste, camminiamo in mezzo ai vigneti, percorriamo un sentiero che conduce alla trincea fatta di pietre, lunga e stretta, definita “luogo della memoria 1914-1918”. Dopo qualche minuto di silenzio riflessivo che ci blocca il respiro, verso le 14.30 ci rechiamo presso la cantina di Sandi Sherk, dove aspettiamo qualche istante, mentre è alle prese con un muratore per tracciare i confini del futuro portico che condurrà al nuovo ampliamento della cantina. La terra rossa e la roccia dura sono di nuovo smosse per dare ulteriore spazio alla nuova ala, un grande dolina calcarea  che in futuro, una volta coperta, ospiterà preziose bottiglie aziendali.

    l'ingresso della cantina Skerk
    Il sole e i vigneti che dal 2000 sono coltivati  ad alberello a ventaglio o parete (prima c’era il  gujot), ci intrattengono piacevolmente nell’osservare come la “gentile” brezza marina arrivando dal Golfo di Trieste, distante pochi chilometri dai nostri occhi, consente alle piante di crescere vigorose e sane, permettendo alle radici di scendere in profondità alla ricerca delle sostante nutritive, senza utilizzare l’irrigazione, nemmeno di soccorso; a recente memoria solo nel 2003,  qui si è irrigato. Sandi ci racconta delle tecniche agricole e di vinificazione adottate consultando sempre le fasi lunari, delle  “potature verdi” sull’alberello a parete, un sistema di allevamento su cui in ogni speroncino vengono lasciati tre germogli; singolare è che ogni produttore della zona valuti in modo diverso il numero di gemme da lasciare, chi due, chi tre e chi quattro, con motivazioni diverse ma con una loro precisa logica. In origine, l’azienda era  tipicamente agricola, il nonno di Sandi aveva le vigne con cui vendere il vino sfuso e le vacche per il latte. Il padre oltre all’agricoltura, svolgeva   un altro lavoro in città. Nel 1989, Sandi si iscrive come agricoltore, prende in mano l’azienda iniziando la terza generazione della famiglia Sherk, e praticamente rifonda l’azienda che conosciamo, con gli attuali 8 ettari vitati, di cui uno a Glera di recente acquisizione, posto nella ripida scogliera adiacente al castello di Miramare di Trieste, ma il progetto è di arrivare a 10 ettari e tutti ad alberello.  
    La cantina
    Noi conosciamo Sandi da svariati anni, una persona gentile e dal soave sorriso, che quando arriva, sempre in ritardo ed indaffarato, ti aspetti che porti l’ansia ed invece porta serenità e naturalezza come quando osservi una Aglaia volare. E la seconda volta che lo visitiamo, ed ogni volta ci colpisce, per il modo di comunicare ricco di spontanea semplicità profondamente naturale. L’ultima volta ci siamo calati con le corde nel cunicolo di areazione, e lo spettacolo della grotta carsica è stato veramente emozionante, e poi ci ha spiegato e fatto toccare con mano la conversione aziendale da gujot ad alberello a ventaglio. Ma questa volta ci tocca nel vivo, poiché crede profondamente nel proprio progetto Glera, ma non un prosecco Veneto, ne tanto meno Friulano, senza nulla togliere specialmente a splendide realtà come Valdobbiadene-Conegliano ed Asolo, ma una visione tutta propria, frutto di ricerche storiche fatte nei ritagli di tempo, fino ad arrivare ai lustri passati quando le terre erano “proprietà” degli Asburgo.        
    Sandi Skerk alle prese con un "difficile" grappolo di Terrano
    Da queste parti, nel Carso gli Abitanti si sentono ancora molto legati all’Austria e alla Slovenia; sono terre di confine dove, purtroppo quando c’è la Guerra, qui tutto diventa terra di nessuno, dove si preda, si stravolge e si distrugge e poi i politici di turno, secondo gli accordi di pace intercorsi, con il righello, riformano il nuovo confine, ogni volta diverso e che mai accontenterà nessuno. E Sandi così vuol produrre la sua prima bollicina, con uva Glera, che lui ed altri produttori asseriscono originaria proprio di queste zone, del resto il paese Prosecco è a pochi chilometri in linea d’aria da qui. Ma questo non ha importanza e probabilmente mai si saprà la vera origine di quest'uva, ma l’idea di Sandi solo a sentirsi risulta alquanto singolare, e da conoscitori di Prosecco, sicuramente  punta ad una riflessione cocente. Siamo di fronte ad una Glera macerata, metodo classico, barricata, poi rifermenta con mosto d’annata ed infine affinata per 36 mesi sui lieviti a dosaggio ZERO! Una vera esperienza Emozionale, non immediata, perché, specialmente per me, l’idea di Prosecco è radicata fin dalla nascita, ma questo è un prodotto nuovo, fresco, con una struttura in progressione, minerale calcareo dalla sapidità leggermente iodata, con una propria delicata spalla acida, che esprime al massimo le potenzialità di un varietale dalle caratteristiche organolettiche non particolarmente complesse.
    i terrazzamenti di glera prospicenti al mare
    Ma del resto non avevo mai assaggiato una Glera allevata nei terrazzamenti prospicenti al mare, e vinificata con questo naturale coraggio; Sarà sicuramente Amata ed Odiata…specialmente da chi non la conosce...ma con il tempo a mio avviso, verrà presa come esempio anche da altri produttori, non solo di queste terre….. Un grande portone di legno di forma semicircolare tipica delle costruzioni locali, apre la nostra  visita, in cui  la pietra carsica  regna sovrana. Sandi ci indica una parete che a breve diventerà un corridoio di collegamento con la cantina nuova. Scendiamo un altro piano, veniamo accompagnati nella vera e propria cantina in cemento e pietra, come è tipico vedere in questa zona, le botti di legno di varie dimensioni delle aziende Garbellotto e dell’austriaca Pauscha, accolgono i vini sia nella fase di   macerazioni sulle bucce, di circa 10 gg, sia nell’invecchiamento di almeno un anno, prima di decantare naturalmente in acciaio ed essere successivamente imbottigliati. La temperatura costante è mantenuta da una piccola grotta naturale, posta sotto la cantina, emersa durante i lavori di trent’anni fa, un stretto condotto che grazie a una ventola collocata in superficie, consente di apportare aria fresca in cantina, specialmente durante le ultime calde estati.
    il sole che illumina le grotte/cantina Skerk
    Ci accomodiamo ad un tavolino sotto la tettoia esterna, che nella precedente visita era in costruzione,  il bel tempo e la temperatura quasi primaverili, ci consentono di fare la degustazione all’aperto. Sandi ci pone in fila le bottiglie di vino, degustando con noi a fasi alterne, fino a quando il muratore finisce il proprio lavoro, lasciandoci il tempo per disquisire tra noi, guardarci il panorama ed apprezzare il Carso d’Inverno nelle ore centrali della giornata .   La degustazione inizia con una:   Vitoska Igt  Venezia Giulia 2017 Il colore non perfettamente limpido dato dalla filtrazione naturale per decantazione, presenta profumi che rimandano al territorio ferruginoso, miele di acacia e di castagno, sensazioni ricche e avvolgenti che si confermano anche al gusto, mantenendo un tannino dolce e levigato.   Malvasia Igt  Venezia Giulia 2017 La personalità del vino, si discosta dalle altre malvasie bevute nel Carso. Uva sultanina, frutto giallo in macerazione, seguono le erbe aromatiche fresche di mentuccia e biancospino. Sorso dinamico e scorrevole, lascia una scia gustativa con ricordi di fior d’arancio e balsamicità.   Ograde Igt  Venezia Giulia 2017 (25%Vitoska, 25%Malvasia, 25%Sauvignon, 25%Pinot grigio) Ramato nel suo essere vivo e vivace, esprime giocose sensazioni olfattive di scorze di agrumi, cedro,arancio,pompelmo. Sanguigno nel porsi al palato, nonostante l’alloro e le erbe mediterranee fanno capolino. Il sorso prosegue nel frutto maturo e  un tannino morbido , mentre la mandorla accompagna alle percezioni iniziali. Sapido ma non salato, di media lunghezza.
    i vini degustati
    Terrano Igt Venezia Giulia 2016 Un vitigno autoctono che si ritrova in tutte le sue espressioni, il Refosco piantato nel Carso. Colore rubino tendente al porpora, i sentori fruttati di lampone, mora di rovo leggermente acerbe scandiscono i profumi che riconducono alla cantina dopo la vendemmia, acquisendo nella propria rusticità e spalla acida  le note tostate della botte grande.   Terrano Igt Venezia Giulia 2006 Il rosso rubino impenetrabile con unghia granato racconta di evoluzione e maturità, all’olfatto una percezione di acetica confermata al palato non ci consente di scrivere la degustazione.   Glera  18.10 (brut nature) La bellezza di andare a trovare i produttori è scoprire i loro progetti futuri e poter condividere con loro le opinioni . Un tempo l’uva Glera era molto coltivata nella zona, Sandi ha deciso di acquistare un piccolo vigneto a gujot di circa 1 ettaro sul pendio del monte vicino al Castello di Miramare, nel Golfo di Trieste, quel mare che beneficia le uve di Prepotto. Ci racconta che le uve sono state raccolte tardivamente, il 10 ottobre 2015 , macerate  con 10% di raspi per 10 gg; 1 anno in botte di legno  e rifermentate con il mosto dell’ultima vendemmia rimanendo per 36 mesi sui lieviti per essere sboccato il 04/2019. A breve, avremo il piacere di averlo in commercio, presumibilmente maggio 2020. Non sa ancora come chiamare il nuovo gioiello di casa, forse “18-10” in onore di San Luca che al tempo del disciplinare approvato nell’impero Austro-Ungarico, quando il 18 ottobre s’inaugurava  la vendemmia. Alla ricerca dell’etichetta perfetta, quella che sarà applicata alla bottiglia, Sandi ci apre un paio di bottiglie, che non tarderanno a finire. Le bollicine rallegrano il colore quasi dorato, mentre i profumi intensi ed evoluti catturano le nostre emozioni. Agrumi canditi si intervallano a zagara, miele d’acacia, uvetta sultanina, creme caramel, foglie di tè verde. Incuriositi, all’assaggio la bollicina cremosa riempie il palato nella pienezza gustativa, mantiene il rigore sapido quasi salato supportato da una freschezza equilibrata. Lungo nel porsi al finale, l’armonia è raggiunta.
    Le nuove etichette prototipo di glera selezionata da SkerK
    Alcuni  i vini sono recensiti sul nostro blog  www.lindovino.it alla voce vini Ringraziamo Sandi Skerk per la sua gentilezza e dospitalità, specialmente nel renderci partecipi al proprio progetto 18.10 Glera (e noi aggiungiamo) senza compromesso. Raccontare questo piccolo fazzoletto del Carso, fatto di storie e personaggi, suonare alla loro porta e vedere aprirsi un mondo unico che racchiude l’essenza naturale della filosofia di ogni produttore, porta con sé cultura di conoscenza e cultura personale che nessun libro potrà mai donarti. E con l’augurio di tornare in questa terra ricca di piccole realtà libere di creare il proprio sogno!   Per L?Indovino Maura Gigatti e L?Indovino

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