Blog sull'emozione del Vino

 


WINE PARIS 2020- Francia del Sud e Corsica

 

 
Overview
 

Location
7.0


 
Offerta Vini
7.5


 
Cortesia del personale
5.5


 
Sito Web
7.8


 
Qualita/Prezzo
7.5


 
Emozione
7.4


 
Organizzazione
7.0


 
Punteggio finale
7.1
7.1/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 

Aspetti positivi


la location, i vini degustati, il prezzo del biglietto pari a 20 euro via web (€ 40 euro alla cassa), la disposizione e dimensione degli stand, l'organizzazione nel suo complesso, il materiale fornito.

Aspetti negativi


il personale per il pubblico/giornalisti in gran numero (eccessivo forse) ma poco disponibile e non preparato (interessato più alla chiacchera personale), migliorabile l'organizzazione tra fiere che risultavano di fatto tre fiere disgiunte (una non sapeva nulla dell'altra):


In breve...

La bellezza della Francia, oltre alla moda, al teatro, al cibo, è conosciuta per essere l’antagonista principale dell’Italia come produttore di vino, in particolare di qualità. Questo capitolo è dedicato allo Stato che ci ospita, ma soprattutto  alle sue regioni vitivinicole del SUD, che si rivelano uniche per alcuni fattori: il clima meditterraneo ventilato e […]

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Pubblicato 16 Marzo 2020 da

 
Full Article
 
 

La bellezza della Francia, oltre alla moda, al teatro, al cibo, è conosciuta per essere l’antagonista principale dell’Italia come produttore di vino, in particolare di qualità. Questo capitolo è dedicato allo Stato che ci ospita, ma soprattutto  alle sue regioni vitivinicole del SUD, che si rivelano uniche per alcuni fattori: il clima meditterraneo ventilato e caldo- secco ( nel precedente articolo abbiamo parlato di Champagne, regione all’estremo  nord delle Francia, in cui la coltivazione si trova al limite delle condizioni climatiche); e la composizione del terreno, calcareo, granitico e misto sabbioso-argilloso (in Champagne la Craie, il gesso e l’argilla); micro territori che donano caratteristiche organolettiche identitarie.

Ci dirigiamo da subito ad assaggiare i vini corsi nel pafiglione 4, subito visibili per le due grandi postazioni separate dedicate ai vini bianchi e rossi, gestite da due professionisti sommelier, che ringraziamo per la gentilezza e disponibilità nell’ avere soddisfatto ogni nostra esigenza, recandosi anche dai produttori non presenti nello stand regionale per farci degustare altri vini della regione. Ci accomodiamo al banco di degustazione, chiediamo al sommelier di farci conoscere il Vermentinu o Rolle in corso, conosciuto in Italia come Vermentino, e presente nelle varie zone AOC dell’isola francese.

Ma prima una breve introduzione sul patrimonio vitivinicolo della Corsica. Dopo un controllo dell’isola da parte delle varie Repubbliche “italiane”, la Repubblica di Genova, nel 1768 con il trattato di Versailles, cede l’isola al dominio Francese, ove piccole tenute familiari coltivavano i vigneti ” alla maniera” ligure-toscana, addirittura ad Ajaccio una famiglia di viticoltori mise al mondo nel 1769, Napoleone Bonaparte, proprio l’anno dopo l’annessione della Corsica alla Francia. Ma solo nel 1962 successivamente all’indipendenza dell’Algeria dai possedimenti francesi, molti Pied-Noir algerini (francesi d’Algeria prima del 1962) emigrarono in Corsica e iniziarono a piantare nuovi vigneti, quadruplicando in quindici anni la superficie vitata dell’isola.

Oggi la Corsica ha nove regioni AOC tra cui la maggior denominazione isolana Vin de Corse AOC, con la gran  parte del vino esportato che rientra nella denominazione Vin de Pays , in particolare Vin de Pays de l’Île de Beauté (vino di campagna dell’isola della bellezza), con i tre vitigni principali come il Nielluccio (Sangiovese), noto anche come il vino speziato di Francia, Sciacarello o Sciaccarellu in corso (vitigno a bacca rossa autoctono isolano si presume genitore della Pollera nera e cugino del Mammolo) e Vermentino/ Vermentinu o anche Rolle in corso.

Crediamo che per una migliore comprensione sia utile un’introduzione con una breve spiegazione sulle classificazioni dei vini francesi: nell’ Esposizione Universale di Parigi del 1855, l’imperatore Napoleone III approvò la classificazione di qualità in base alla scala dei Cru (Premier Cru sino a 5°Cru) diversamente interpretati a seconda della zona.

Successivamente, la lungimiranza di Pierre Le Roy de Boiseaumeriè, viticoltore di Chateauneuf-du-Pape, detto il Barone Le Roy, negli metà degli anni trenta del secolo scorso, con caparbietà tipica dei Francesi, fece introdurre le AOC, ovvero Appellation d’Origine Contrôlée (dal 08/2009 ricade nella classificazione Europea come AOP, analogamente alle DOP in Italia); pensatevi che solamente trent’anni dopo, nel 1966  da esse trarranno origine anche le denominazioni italiane, le note DOC Denominazione di Origine Controllata e  DOCG Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Inferiore come classificazione  abbiamo i Vin de Pays analoghi agli italiani IGT (dal 08/2009 ricade nella classificazione Europea come IGP) ed infine i Vin da Table analoghi ai Vini da Tavola Italiani (dal 08/2009 ricade nella classificazione Europea come Vin de France).

Nello specifico la Corsica è suddivisa in 9 diverse AOC distinte:

  1. Cap Corse: Cap Corse si trova sulla punta peninsulare settentrionale dell’isola e produce vini dolci fatti da Moscato e Aleatico comunemente etichettati come vino Rappu, vino ottenuto da uve appassite con l’aggiunta di acquavite ed affinato in legno per 3 -5 anni.
  2. Patrimonio- prima AOC di Corsica nel 1968, ubicata a nord est dell’isola con terreno calcareo-gessoso, si distingue per la predilezione dei vitigni Nielluccio e Vermentinu, spesso in purezza.
  3. Calvi– ubicata nella parte nord settentrionale dell’isola, questa AOC nata nel 1976, produce vini con almeno il 50% di Nielluccio, Sciacarello e Grenache, e non più del 50% dell’assemblaggio combinato di Barbarossa (autoctono Liguria- Emilia Romagna), Carignan (Carignano o Bovale grande), Cinsault (Ottavianello o Malvasia nera), Mourvedre (Monastrell o Matarò), Syrah e Vermentinu, mentre i bianchi devono contenere minimo il 75% di Vermentinu.
  4. Coteaux d’Ajaccio – zona ubicata nella parte sud occidentale di Ajaccio, AOC riconosciuta nel 1984,  essenzialmente costituita da terreno granitico, produce prevalentemente vini rossi e rosati da uve Sciacarello e bianchi da blend di uve Vermentinu e Ugni blanc blanc (Rossola- Saint-Emilion –Trebbiano toscano).
  5. Sartène – ubicata nella parte sud settentrionale dell’isola, questa AOC riconosciuta nel 1976, produce vini rossi e rosati principalmente da Grenache, Nielluccio e Sciacarello, integrati da Aleatico, Barbarossa (autoctono Liguria- Emilia romagna), Carcajolo nero (Parraleta – Tinta caiada –Carenisca – in Sardegna-), Carignan (Carignano o Bovale grande), Cinsaut (Ottavianello o Malvasia nera) , Mourvèdre (Monastrell o Matarò),  Syrah  e Vermentinù (conosciuto anche come Malvasia della Corsica), mentre i vini bianchi sono principalmente a base di Vermentino (malvasia corsa), assemblato con  Biancu Gentile (Bianco gentile –autoctono riscoperto negli anni ‘70), Codivarta (Coda di volpe), Genovese (Bianchetta genovese o Albarola) e Ugni blanc (Rossola- Saint-Emilion –Trebbiano toscano).
  6. Figari- ubicata nella parte sud dell’isola questa AOC, posta su terreni a prevalenza granitica, posta nelle Bocche di San Bonifaccio, incanala i venti nell’omonimo golfo di Figari, favorendo la crescita dei vitigni a bacca rossa come il Grenache ed lo Sciacarello che formano vini semplici dai toni rustici, a volte assemblati con Barbarossa (autoctono liguria- Emilia romagna), Carcajolo nero (Parraleta – Tinta caiada –Carenisca – in Sardegna-), Carignan (Carignano o Bovale grande), Cinsaut (Ottavianello o Malvasia nera) , Mourvèdre (Monastrell o Matarò),  e Syrah, i vini bianchi meno coltivati a prevalenza Vermetinu, assemblato con  Biancu Gentile (Bianco gentile –autoctono riscoperto negli anni 70), Codivarta (Coda di Volpe), Genovese (Bianchetta genovese o Albarola) e Ugni blanc (Rossola- Saint-Emilion –Trebbiano toscano).
  7. Porto-Vecchio- ubicata nella parte sud orientale dell’isola, questa AOC, con terreni a seconda della zona, granitici, calcarei e marnosi, produce vini bianchi a prevalenza Vermetinu, assemblato con  Biancu Gentile (Bianco gentile –autoctono riscoperto negli anni 70), Codivarta, Genovese (Bianchetta genovese o Albarola) e Ugni blanc (Rossola- Saint-Emilion –Trebbiano toscano), mentre i rossi sono a prevalenza Grenache, Nielluccio e Sciacariello con assemblaggi di Aleatico, Barbarossa (autoctono Liguria- Emilia romagna), Carcajolo nero (Parraleta – Tinta caiada –Carenisca – in Sardegna-), Carignan (Carignano o Bovale grande), Cinsaut (Ottavianello o Malvasia nera), Mourvèdre (Monastrell o Matarò),  e Syrah. Caratteristico è il vino rosè a base di Vermentinu.
  8. Greater Vin de Corse region o Vin de corse- trovandosi separata in due zone distinte, nella costa a nord-est e nella parte centrale dell’isola, è l’unica zona di AOC che non è bagnata dal mare, produce vini con almeno il 50% di Nielluccio, Sciacarello e Grenache, mentre i bianchi sono prevalentemente Vermentini. Troviamo le cantine più antiche dell’isola.
  9. Muscat du Cap Corse La regione ubicata principalmente nella punta della penisola settentrionale dell’isola, si sovrappone a parte delle regioni di Cap Corse e Patrimonio in particolare con il Vin de Corse Coteaux du Cap Corse AOC e cinque comuni che producono vini nel Patrimonio AOC. Il vino dolce da dessert della regione di Cap Corse è prodotto nello stile vin doux naturel (vino prodotto con mosto naturalmente dolce a cui viene aggiunta acquavite a 90° e affinato spesso in botti scolme) ed è composto interamente da Moscato Bianco (dal sanscrito “muskà” e, successivamente il termine persiano “musk” =odoroso, profumato) a Grani Petiti.

Ma ora passiamo alla parte più interessante…il vivo della degustazione con una serie di Vermentinu e Niellucciu:

 Vermentinu  Aop Patrimonio 2019  – Clos Teddi

(100% Vermentino Bianco), non svolge la fermentazione malolattica, macerazione sui lieviti fini, affinamento in acciaio.

Marie-Brigitte Poli propone il suo Vermentinu con una veste dai riflessi giallo paglierino intenso, brillante al cuore, dal carattere elegante nell’aspetto olfattivo dai ricordi di mandorla e sapido nel porsi in una terra anticamente bagnata dal mare; a occhi chiusi ci sembra di degustare un Vermentino Colli di Luni Superiore, rappresentato da ricordi   mediterranei e ammandorlati, in una fase temporale in divenire che migliorerà nel tempo, grazie anche alla struttura.

 

Villa Maestracci Blanc Aop Corse – Calvi 2017 Domaine Maestracci

(100% Vermentino Bianco), macerazione a freddo, solo acciaio.

Il Domaine attualmente dispone di 29 ettari vitati su un terreno argillo-sabbioso in cui il clima secco e la ventilazione, permettono di utilizzare pochi trattamenti. Prende vita grazie a Pierre-Paul Tomasini nel 1893, dopo una tradizione famigliare dedicata alla vite ma anche alla coltivazione di oliveti; nel 1850 esisteva unicamente un frantoio.

L’aspetto giallo oro anticipa sentori maturi di frutta gialla, ananas, pesca, sensazioni di ginestra percorrono l’aspetto olfattivo che conferma una maturazione importante delle uve, oppure, come ci spiega il sommelier, l’affinamento sulle fecce fini ha apportato queste caratteristiche organolettiche.   Al sorso si rivela con un struttura ampia e morbida, il ventaglio olfattivo di ripropone mentre l’acidità supporta la salinità importante che chiude dopo la deglutizione. Un vino strutturato, morbido con un futuro non eccessivamente lontano.

 

Aspettata  Aop Patrimonio 2018 – Clos Alivu Domaine Poli

(100% Vermentino Bianco), macerazione sulle lieviti fini.

Gradazione alcolica 13,5°

Siamo nello stand regionale, ampio ben organizzato e visibile, chiediamo al sommelier di degustare un Vermentinu tipico della regione, col sorriso, ci propone questa etichetta .

Azienda di 13 ettari, nasce nel 1996 grazie alla passione per il vino coniugata alla qualità, da Eric Poli oggi Presidente del CIV Corse, il Comité Intersyndical des Vins de Corse (“Comitato intersindacale dei vini di Corsica”). I vigneti le cui uve sono dedicate alla coltivazione di Nielluccio e Vermentinu, si trovano a San Pietro Tenda e a Oletta, ai piedi di Monte S. Angelo. Di colore giallo intenso, con sfumature ancora tenui, indice di gioventù, ci stupisce all’olfazione. Sentori rocciosi, di onde che frangono sulla costa bagnata,  liquirizia, erbe aromatiche di basilico, maggiorana, timo, anticipano un sorso verticale, salato di acqua di mare ma  allo stesso tempo morbido dato da  frutto tropicale e una nota alcolica corretta, ben integrata.  Ahimè, non risulta eccessivamente lungo, ma la nota fruttata  prosegue verso il finale.

 

 

 

E Croce – Yves Leccia – Aop Patrimonio  blanc 2017

(100% Vermentino), macerazione sulle lieviti fini, affinamento per 6 mesi in acciaio.

Gradazione alcolica 13,5°

Sandrine e Yves Leccia, dal 2005 conducono questa piccola azienda che ha fatto conoscere a livello internazionale i vini corsi, dimostrando il carattere isolano di chi con spirito e sacrificio crede nella propria terra. Il colore paglierino presenta riflessi verdolini, che portano al naso piacevoli fiori bianchi di margherite, campanule e fiori gialli di campo. Le erbe aromatiche di menta piperita, erbe selvatiche, proseguono i profumi nelle sensazioni di mandarino e cedro. L’assaggio è schietto, diretto, preciso nella freschezza che induce al secondo sorso, al terzo. Un sorso sapido con richiami mediterranei, maturo nella sua evoluzione con aspetti futuri.

 

Cuvée des Gouverneurs Aop Patrimonio 2017 – Domaine Orenga de Gaffory

(100% Vermentino), leggera sovra maturazione in pianta, macerazione sulle bucce per 12 ore, affinamento per 4/5 mesi in botti rovere francese.

“L’art et le vin c’est une question de perception , un plausir  sensuel”…

Così comunica al pubblico, agli amanti del suo vino e non solo, Henry Orenga de Gaffory , colui che nel 1974 prende in mano l’azienda paterna che si affaccia lungo le coste del golfo di Saint Florent. Un microclima unico, secco, ventilato, pochi trattamenti, conversione biologica, sino a compiere nel 2016 cinquant’anni di attività.

Un vino che convince fin da subito per l’immediato approccio che anche un degustatore neofita, può rimanere colpito. Dall’aspetto giallo paglierino intenso, presenta sensazioni marine, in riva sulla spiaggia a osservare le onde mentre lo iodio invade le nostre narici . Un sottofondo dolce, dato dall’uso del legno ci accompagna al sorso. Il corpo morbido riempie il palato nella rotondità, quasi vanigliata, avvolge il rinfrescante percorso dovuto dall’acidità mentre continua sulla scia sapida iodata. Avremmo voluto godere del momento, ma discretamente, la lunghezza del sorso ha rallentato la corsa.

 

Torraccia Blanc Aop Portovecchio 2019- Domaine de Torraccia

(100% Vermentino), selezione di 6 particelle, affinamento di 6 mesi in acciaio.

Marc Imbert, azienda biologica dal 1964 perché nei loro terreni non è mai giunta l’agricoltura convenzionale e mai metterà piede. Propone un Vermentinu dai mille volti, semplice nelle sfumature ancora verdoline, intenso nella discreta complessità che propone fiori bianchi alpini, agrumi di limone di Sorrento, mandarino, serviti su foglie di rosmarino, menta piperita.  Protagonista è il sorso che si propone piacevole, la sapidità, quasi amaricante, è l’attrice principale che concede un’equilibrata struttura, beverina ma non banale per continuare l’aperitivo in riva al mare.

 

Ci spostiamo nel banchetto dei vini rossi, in cui è una sommelier ad accoglierci con entusiasmo pronta a servirci mister Nielluccio alias Sangiovese, e con garbo e cortesia ci propone:

 

CC  Amhore Niellucciu Rouge 2016 – Clos Canereccia

(100% Niellucciu o Sangiovese), macerazione in anfora per 30 giorni con due follature manuali al giorno, non si aggiungono solfiti, non è filtrato, non chiarificato.

L’etichetta “vinifié en amphore” cattura la nostra attenzione; un Sangiovese dal colore rubino compatto con profumi vinosi, di uva in fermentazione che si trasforma nel tempo trascorso nel bicchiere, nel frutto rosso e nero croccante, nell’infuso di erbe aromatiche di cappero e rosmarino, intervallate da fiori appena raccolti. Alla degustazione, si presenta secco, fresco, con un tannino vivo che freme al centro della lingua, contrastato dalla nota glicerica di morbidezza e da un alcol ben integrato.  Un vino che convince all’assaggio, beverino, sinuoso, dall’estratto corposo mentre si allunga nel finale sapido.

Aop Patrimonio Rouge – 2016 –Domaine Orenga de Gaffory

(100% Niellucciu o Sangiovese ), macerazione  per 15 giorni, svolge la malolattica, affinamento in acciaio.  Gradazione alcolica 13,5°

Il suolo argillo-calcare traspare nell’aspetto intrigante dei ricordi mediterranei di iodio e capperi e nei  profumi  di frutta rossa matura, sfumature agrumate  di arancia sanguinella e tamarindo; sorso internazionale, ampio ma immediato, si avverte la nota alcolica leggermente sopra le righe.

 

Ma ora andiamo alla ricerca di un magnifico vitigno a bacca rossa  internazionale, meno noto dei suoi cugini Merlot e Cabernet, ma altrettanto ampiamente diffuso,  tanto da essere il settimo vitigno da vino più coltivato al mondo, ma purtroppo cambiando nome in ogni dove egli si posa…Garnaca in Spagna, Cannonau in Sardegna, Tai Rosso in Provincia di  Vicenza, Alicante in Toscana e sud Italia (in particolare Sicilia), Vernaccia di Serrapetrona o Vernaccia Nera nelle Marche, Gamay del Transimeno in Umbria e qui lo troviamo con il nome di ……….ma continuate a leggete….questo vino del Roussillon….

 

Le Clos des Vigne rouge 2017 AOP (AOC) – Domaine Gardies

(70% Grenache e Carignan vinificati assieme 20% Syrah e 10 % Mourvèdre ) vigne coltivate ad alberello che  in questa zona chiamato Gobelet, affina 12 mesi in botte grande e barrique.  Gradazione alcolica 14°

–  una realtà del Roussillon per questo Grenache in purezza e totalmente Biologico certificato, che colpisce subito per il rosso rubino carico con riflessi luminosi violacei, portato al naso note di cassis, ribes rosso maturo, e note animali di pelle naturale. In bocca subito avvolge l’ampia struttura, la susina matura stanley, con una spalla acida in evoluzione, tannini giovani presenti ma non invasivi, una nota erbacea ed alcolica leggermente esuberante, una coda spessa che si assottiglia per donare una persistenza molto longeva di cacao amaro, bacchetto di liquerizia, rosmarino e noce moscata. Un vino giovane con gran corpo e dalle aspettative future molto interessanti.

Grenache Rapsody Anfor 2018 IGP (Vin des pays) – Chateau de l’Ou

(100% Grenache) coltivato ad alberello che in questa zona chiamato Gobelet, selezione manuale dei singoli acini, macerazione con raspi in anfore da 500 a 1000 l per 45 giorni e successivamente 8 mesi nelle stesse anfore da 1000 l.  Gradazione alcolica  16°

–  già il nome dell’azienda del Roussillon “coglie” curiosità, in catalano L’Ou significa l’uovo, dato alla località per la particolare forma di una risorgiva ove si abbeveravano i cavalieri templari della zona e durante i loro peregrinaggi. Ma il vino è una vera chicca per gli amanti del Grenache, un vino biologico non certificato che “vive” solo in anfora e bottiglia, curato e coccolato come un putto. Se volete apprezzare il colore di questo vitigno, nella sua veste più aristocratica ed elegante, verrete sicuramente colpiti dal rosso quasi granato con dei bagliori luminescenti rubino, mentre il naso viene investito da note di prugna associate a piacevoli speziature di chiodo di garofano per finire con brezza di salvia. Appare innegabile la voglia di degustarlo, ove si percepisce una crescita progressiva in bocca, con la delicatezza dei vini d’anfora, con un corpo opulento ma molto elegante, una spalla acida in equilibrio con la sapidità, la giovinezza si percepisce dai tannini ancora immaturi ma non dispettosi, per lasciarci coinvolgere da una lunga persistenza di marasca sotto spirito, condita da tocchi di pepe nero, noce moscata e tabacco Kentucky. Uno stallone spagnolo nero, vestito della bianca eleganza francese!

Banyuls Grand Cru “André Magnères” 2009 AOC-  Domaine Vial-Magnères

(100% Grenache) selezione particellare con sovra maturazione in pianta, macerazione sulle bucce da 3 a 5 settimane con bloccaggio della fermentazione mediante l’aggiunta di alcool a 96°, affinamento per 10 anni  in barrique da 225l all’aperto.   Gradazione alcolica 19°

Una piccola chicca del Roussillon semisconosciuta ai più, una  AOC Banyuls riservata ai vini prodotti e imbottigliati in una zona ristretta, compresa fra i comuni di Cerbère, Banyuls­sur-Mer, Port-Vendres e una parte di Collioure, con obbligo di produrre per il Gran Cru con almeno il 75% di Grenache, mentre per il Banyuls serve minimo il 50% del medesimo vitigno, i restanti vitigni permessi sono il Grenache grigio (tra 15% e 40%), il Carignan, il Cinsault, il Syrah e il Mourvèdre (10%) ; apprezzato anche dal maestro pittore Salvador Dalì tanto da descriverlo nel suo stravagante e semisconosciuto libro “The Wines Of Gala” (1978).

Questo vino di colore caffè, già colpisce per particolarità, un’ambra scuro intrigante e luminoso dai profumi di Armagnac, uva sultanina e cacao amaro che in bocca colpisce per la sua complessità ed alcolicità, ma anche per persistenza semi-infinita che evolve in bocca donando sentori diversi con il passar del tempo, che vanno dal pepe nero, ai fiori d’acacia alla noce moscata al cioccolato. Un vino inusuale, lo definire D’Artista!

Il tempo scorre, ci congediamo dal Roussillon per fare tappa in Languedoc, e degustare un particolarissimo ed unico vino, presso …

“CUVEE EMILE PEYNAUD “ Mas de Daumas Gassac 2015 – Aniane – Languedoc

(70% Cabernet Sauvignon, 20% Cabernet Franc, Malbec, Merlot, Tannat, Petit Verdot, Carmenere e 10% di altre 15 varietà*), affina 24 mesi in barrique di legno (miste- 50% nuove).  Gradazione alcolica 13°

*PRECISIAMO CHE CI SONO DISCREPANZE NEGLI UVAGGI DESCRITTI NEL SITO UFFICIALE E QUANTO COMUNICATOCI E PRESENTE NELL’OPULO AZIENDALE

Bottiglie prodotte 1900 (di cui 200 magnum)

Una perla enologica situata in prossimità dell’Abbazia romana de Saint- Guilhem- le Désert, nata ai tempi di Carlo Magno, condotta attualmente da Emile Peynaud , enologo di fama mondiale, oggi di proprietà della famiglia Guilbert. Raro! Questa annata 2015 è solo la quinta cuvée Emile Peynaud nata in 40 anni e l’ultima annata vista dal fondatore-enologo Aimé Guibert. Protagonista è il Cabernet Sauvignon, con il 20% di Cabernet Franc, Malbec, Merlot, Tannat, Petit Verdot, Carmenere, altre 10% di altre 15 varietà.  Un vino che definiamo ”neonato” , ancora molto giovane soprattutto nell’aspetto gustativo. Il colore rubino mostra riflessi purpurei, le nuances olfattive rivelano un bel frutto rosso croccante di ciliegia, ribes, sensazioni piccanti di pepe di Sichuan che contrastano le note dolci vanigliate, mentre la note terziarie di caffè e cacao si intervallano verso la degustazione che conferma tutto il ventaglio appena descritto. La freschezza è fine, verticale nella scorrevolezza, mentre il tannino emerge nella sua irrequietezza giovanile, lasciando un sorso energico che viene contrastato dalla morbidezza che accarezza delicatamente le guance. Un vino che ci ha stupiti per la franchezza con cui vuole presentarsi al suo pubblico, lasciando la curiosità di come evolverà nel tempo.

Prima di congedarci, non possiamo non scrivere l’ultima degustazione che ci ha colpito per il suo piccolo territorio e l’aspetto camaleontico con cui i due vitigni a bacca bianca il Savagnin (15% superficie) e lo Chardonnay (50% superficie), con i cugini a bacca rossa Poulsard (20% superficie), Trousseau (5% superficie)  ed   Pinot nero (10% superficie), rendono questo vino unico. Dal 1936 si pone nelle sette denominazioni Francesi dedicate: dalle bollicine all’appassimento, dalla fortificazione al distillato: lo JURA, una realtà sempre più emergente ed intrigante, dove troviamo i vitigni più antichi di Francia (Plinio il Giovane nell’anno 80 d.C. descriveva la qualità dei vini della regione) con circa 2100 ettari di superficie vitata in tutto!

Precisiamo per miglior comprensione del lettore, che le Appellation d’Origine Controlée in Jura si suddividono in quattro denominazioni geografiche:

  1. Aoc Vin d’Arbois: la prima denominazione controllata Aoc istituita in Francia nel 1936 con circa 776 ettari, si sviluppa su 12 comuni;
  2. Aoc Cȏtes du Jura: lAoc  più estesa dello Jura su terreni variegati di circa 550 ettari di vigneto nel quale vengono coltiva tutte le varietà dello Jura.
  3. Aoc l’Etoile: è praticamente un villaggio con il proprio territorio circostante, che prende il nome per essere circondato da 5 colline che ricordano le punte di una stella; produce principalmente Chardonnay e Savagnin con circa 67 ettari.
  4. Aoc Chateau Chalon: piccolo territorio compreso tra i villaggi di Chateau Chalon e Valteur, produce quasi esclusivamente Vin Jaune dal vitigno Savagnin con circa 60 ettari

Finiscono la nostra spiegazione le tre denominazioni “prodotti”: Aoc Crémant du Jura (per i vini spumanti), Aoc Macvin du Jura (vino dolce con aggiunta di acquavite), Aoc Marc du Jura  (distillati di vinacce mediante doppia distillazione continua ed invecchiato in botti).

 

Aoc Arbois Savagnin 2016  –  Fruitière Vinicole d’Arbois

(100% Savagnin) – 3 anni di maturazione in botte borgognotta (detta pièce da 228l) sotto lo strato di lieviti formatisi nel tempo. Gradazione alcolica 14 °

La degustazione inizia con il vitigno principale dello Jura, lo Savagnin , dal colore paglierino intenso, in cui troviamo l’aspetto olfattivo interessante di mela golden e pera William che sono le protagoniste di un ventaglio olfattivo intenso ma discretamente variegato; fiori di sambuco e mandorlo in fiore, accompagnano le piacevoli note saline, salmastre che chiudono la scena. Sensazioni che si presentano all’assaggio e che mostrano il carattere del vitigno, dall’acidità rinfrescante contrastata dalla glicerina che accarezza le guance nel velluto finale.

 

Aoc Arbois Vin Jaune 2012 – Fruitière Vinicole d’Arbois

(100% Savagnin) – 60 mesi di maturazione in legno sotto lo strato di lieviti formatisi nel tempo. Può essere venduto solamente nella tipica bottiglia “Clavelin” da 62cl.

Il Re incontrastato dello Jura, la cui denominazione nasce il 15 maggio 1936, è considerato come vino bianco secco più longevo al mondo, grazie al particolare sistema di maturazione, in cui il vino è conservato in botti di legno per sei anni e tre mesi senza mai essere toccato. Grazie allo sviluppo di uno strato superficiale di lieviti, durante il processo di evaporazione e ossidazione, il vino assume uno stile unico che lo identifica già al colore oro giallo che illumina il cristallo pervaso dalle sfumature ambra. Con gli occhi chiusi, porgiamo il calice al naso, un cestino di paglia sul tavolo è nel nostro immaginario in cui la frutta secca, uva sultanina, fichi secchi, prugna cotta, noce moscata, mousse di cioccolata e caffè, mostrano un bouquet ampio e distinguibile. Sensazioni che si ritrovano all’assaggio, momento in cui il nettare invade il palato e raggiunge l’apice del piacere infinito. Un percorso armonico che persiste per molto tempo accompagnato da note di legno dolce e tostato.

 

Aoc Macvin du Jura – Caveau des Jacobins

(100% Savagnin) – 14 mesi di maturazione in legno – Gradazione alcolica 17,5°

Un vino liquoroso della cultura Jurassien che si distingue già al momento della pressatura, in cui il mosto appena pressato o con max 1°% vol. di alcol , è assemblato a 1/3 di acquavite (grappa) invecchiata almeno 14  mesi in legno, per poi affinare almeno 10 mesi in legno, raggiungendo un titolo alcolometrico tra i 16° e i 22°. E’ usanza, che un alambicco itinerante trainato da un trattore, distilli le vinacce di uve bianche e rosse di ogni produttore della regione, il quale potrà decidere se vendere la grappa come Marc du Jura o utilizzarla per il Macvin .

Il Macvin du Jura che assaggiamo è composto dal vitigno bianco Savagnin, la cui acidità è la spalla importante che avvertiamo al palato. Il naso intenso nelle sfumature dolci di miele di castagno, uva sultanina, agrumi canditi, prosegue il suo farsi scoprire al sorso che si mostra lungamente intenso, voluminoso nella morbidezza, dolce nei suoi ricordi ma anche sapido. Un vino che può essere proposto a qualsiasi ora del giorno, servito fresco come aperitivo oppure alla temperatura di 16° per accompagnare dessert di frutta o cioccolato.

Dopo questa giornata, ricca di diversità e piccole realtà della Francia del sud, apprezzando chicche enologiche inaspettate, spesso introvabili nella nostra Italia, concludiamo il nostro tour giornaliero, ringraziando i cortesi produttori per le spiegazioni offerteci, mentre il lettore lo invitiamo al prossimo articolo sui famosi rossi di Francia…….ma questa sarà un’altra sorpresa….

Parigi 16/02/2020

Maura Gigatti e L?INDOVINO

 

 

 


Marzio Dal Toso

 


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