Blog sull'emozione del Vino

 


WINE PARIS 2020 – Champagne –

 

 
Overview
 

Location
7.0


 
Offerta Vini
7.5


 
Cortesia del personale
5.5


 
Sito Web
7.8


 
Qualita/Prezzo
7.5


 
Emozione
7.4


 
Organizzazione
7.0


 
Punteggio finale
7.1
7.1/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 

Aspetti positivi


la location, i vini degustati, il prezzo del biglietto pari a 20 euro via web (€ 40 euro alla cassa), la disposizione e dimensione degli stand, l'organizzazione nel suo complesso, il materiale fornito.

Aspetti negativi


il personale per il pubblico/giornalisti in gran numero (eccessivo forse) ma poco disponibile e non preparato (interessato più alla chiacchera personale), migliorabile l'organizzazione tra fiere che risultavano di fatto tre fiere disgiunte (una non sapeva nulla dell'altra):


In breve...

Bienvenue à Wine Paris!! Seduti alla scrivania davanti al computer, sguardi raggianti con gli occhi che sprizzano gioia da tutti i pori, un clic sulla mail dell’agence de presse de Wine Paris, gli accrediti sono arrivati….si parte!!! Dal 10 al 12 febbraio nel cuore della capitale francese, uno dei maggiori centri culturali e gastronomici Europei, […]

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Pubblicato 12 Marzo 2020 da

 
Full Article
 
 

Bienvenue à Wine Paris!!

Seduti alla scrivania davanti al computer, sguardi raggianti con gli occhi che sprizzano gioia da tutti i pori, un clic sulla mail dell’agence de presse de Wine Paris, gli accrediti sono arrivati….si parte!!!

Dal 10 al 12 febbraio nel cuore della capitale francese, uno dei maggiori centri culturali e gastronomici Europei, un rendez-vous internazionale dei professionisti del vino, un anteprima imperdibile: Wine Paris , nato nel 2019, in questa edizione,  per creare un unico e grande evento sul mondo del vino Francese, si unisce in  una joint venture con altri due importanti saloni francesi, Vinisud , evento dedicato ai vini  del Sud della Francia,  e ParisVinoVision , evento dedicato ai vini più settentrionali d’oltralpe. Ma non solo…in contemporanea sarà presente e partener ufficiale dell’evento, VinExpo, fiera che raggruppa il mondo dei vini internazionali di tutto il pianeta.

Definita vetrina del mondo enologico, la mission del salone è raccontare attraverso i territori, i vitigni, i climats, le denominazioni francesi, il lavoro dei produttori originari d’Alsazia, Beaujolais,  Borgogna,  Bordeaux, Champagne, Corsica, Jura, Languedoc, Provenza, Roussilon, Savoia, Sud-Ovest, Valle della Loira e Valle del Rodano, in un contesto di alto livello.

L’ingresso della fiera

Un podio di cultura enologica, con l’obbiettivo di diventare leadership dei vini francesi, il referente dell’offerta mondiale del vino condiviso anche dagli espositori esteri provenienti dall’Africa del Sud, Algeria, Alemagna, Argentina, Cina, Spagna, Grecia, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Turchia , Bulgaria, Marocco, ecc..

Crediamo sia utile un’introduzione con una breve spiegazione sulle classificazioni dei vini francesi: nell’esposizione universale di Parigi del 1855, l’imperatore Napoleone III approvò la classificazione di qualità in base alla scala dei Cru (Premier Cru sino a 5°Cru) diversamente interpretati a seconda della zona.

Successivamente, la lungimiranza di Pierre Le Roy de Boiseaumariè, viticoltore di Chateauneuf-du-Pape, detto il Barone Le Roy, negli metà degli anni trenta del secolo scorso, con caparbietà tipica dei Francesi, fece introdurre le AOC, ovvero Appellation d’Origine Contrôlée; pensatevi che solamente trent’anni dopo, nel 1966  da esse trarranno origine anche le denominazioni italiane, le note DOC Denominazione di Origine Controllata e  DOCG Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

Una tre giorni in cui professionisti nazionali e internazionali, quali importatori, ristoratori, sommeliers, distributori, grossisti e giornalisti, ma anche pubblico appassionato, hanno partecipato ai numerosi incontri di approfondimento, tavole rotonde, dibattiti e degustazioni attraverso numerose masterclass, affrontando tematiche strategiche del   nuovo mercato di domanda e offerta.

A disposizione degli oltre  30.000 visitatori previsti (35% internazionali), tre padiglioni composti da 2200 espositori ( il 34% in più rispetto lo scorso anno).

Novità di questa edizione, la possibilità di comunicare a tutti i professionisti, la storia dei territori,  case history, degustazioni,  la distribuzione, e la vendita dei vini attraverso il web con  contenuti audiovisivi destinati ad alimentare un ecosistema digitale e farsi conoscere in tutto il mondo.

Con l’applicazione “Wine Paris” scaricata sul telefono a portata di mano, scendiamo dalla metropolitana davanti all’ingresso di Porte de Versailles, alcune hostess ci danno il benvenuto con la bag dedicata all’evento, che ci accompagnerà durante tutta la permanenza come contenitore dei numerosi depliant dei vari produttori.

Padiglione 6, struttura contemporanea, una prua di nave in tubi di acciaio con stalattiti a specchio colorate e luci che scendono dalla cchiglia a sbalzo alta oltre 15 metri. Dopo la singolare sorpresa, saliamo al primo piano, l’area stampa è gremita di giornalisti, chiediamo il catalogo alle operatrici, ma sono purtroppo già terminati, ed il guardaroba è al completo; una responsabile cerca di recuperare il disagio iniziale, consegnandoci la cartella stampa e indirizzandoci a un nuovo guardaroba al piano terra.

la particolare struttura contemporanea al padiglione 6

All’ingresso del Padiglione 6 siamo rapiti dal mondo Champagne, una regione conosciuta per il Pinot nero, lo Chardonnay e il Meunier (ricordiamo che dopo anni di studi del  Dna,  si è scoperto che monsieur Pinot nero non è parente di monsieur Meunier e quindi cancelliamo definitivamente il suffisso Pinot), iniziamo la nostra visita nell’area più meridionale, la  Cote de Bar conosciuta anche come Aube, entrata nella AOC Champagne nel 1936, in cui si trovano i vitigni considerati minori, definiti in Champagne Cépages Oubliés (vitigni dimenticati), per problemi di difficoltà di coltivazione e di produzione come l’ Arbanne, il  Pinot blanc (in Champagne è conosciuto anche con il vecchio nome di Enfumé o come Blanc Vrai -Vero Bianco- Pinot Bianco), il Petit meslier (incrocio di due varietà: Gouais Blanc e Savagnin), e il Pinot gris (in Champagne è conosciuto come Fromenteau  -Pinot grigio), tutti a bacca bianca.

Ma ora vi proporremo delle vere e proprie chicche della Cote de Bar a partire:

“Arbane Vielles Vignes 2014” brut nature- Moutard Pére et Fils –

100 % Arban  spumantizzato metodo Classico, 6 anni affinato sui lieviti, 1 g/l Zucchero,

1000 bottiglie prodotte

 Nel 1952, Lucien Moutard e la moglie Josette portano avanti la tradizione ereditata del padre, 10 ettari di vigneti costituiti da marna, calcare e argilla, tra cui una piccola parcella di 1 ettaro di  Arbanne oggi unico vitigno aziendale rimasto ancora integro e produttivo dagli anni cinquanta (ricordiamo che l’età massima dei vitigni in Champagne e mediamente 35-40 anni). Un varietà considerata difficile per la sua maturazione tardiva, la difficoltà di lavorazione e la scarsa produttività, oggi diventata molto rara; apprezzata per finezza olfattiva ed eleganza nel sorso.

Il perlage fine e persistente esalta le note paglierine, ravvivate da una leggera spuma che si forma durante la mescita. I profumi delicati di fiori bianchi appena raccolti, mela renetta croccante, pesca succosa consigliano l’assaggio che si conferma elegante, ampio e composto, accompagnato da una freschezza vibrante.

Arbane Vielles Vignes 2014

 

“Cuvée des 6 Cépages Rosé Brut Nature 2010” – Moutard Pére et Fils

16.60% Chardonnay 16.60% Pinot Nero 16.60% Meunier 16.60 % Petit Meslier 16.60 % Arbanne  16.60 Pinot Bianco – spumantizzato metodo Classico, 8 mesi in tonnox da 270l, 9 anni affinato sui lieviti, 2 g/l Zucchero, svolge la fermentazione malolattica.

5000 bottiglie prodotte

 Lucien e i suoi figli, creano una cuvée speciale unendo 6 varietà su 7 concesse dal disciplinare, i classici vitigni Chardonnay, Pinot Nero e Meunier con tre antiche uve come il Pinot Bianco, Petit Meslier e l’Arbanne,  con il 15% di vino rosso.

Un fuoriclasse che si rivela già al rosa tenue dall’aspetto olfattivo di delicati frutti piccoli rossi con sbuffi di ribes, roselline rosse e petali di ciliegio.

Le bollicine visivamente sottili, fanno l’ingresso al palato in punta di piedi, con la morbida avvolgenza che accarezza il palato nelle dolci note fruttate riscontrate all’olfatto. Protagonista è la freschezza, accompagna la sapidità che marca un territorio ove un tempo c’era il mare. Uno champagne che promette un’evoluzione senza fretta, nonostante i nove anni sui lieviti.

Cuvée des 6 Cépages Rosé Brut Nature 2010

“Cuvée des 6 Cépages Rosé Brut nature 2009” – Moutard Pére et Fils

16.60% Chardonnay 16.60% Pinot Nero 16.60% Meunier 16.60 % Petit Meslier 16.60 % Arbanne  16.60 % Pinot Bianco – spumantizzato metodo Classico, 8 mesi in tonnox da 270l, 9 anni affinato sui lieviti, 2 g/l Zucchero, svolge la fermentazione malolattica.

5000 bottiglie prodotte

 Una limited edition che incuriosisce già dalla bottiglia di colore  rosa nella veste metallica. Le bollicine fini e numerose, invitano a scoprire il ventaglio olfattivo, pulito e sincero. La scena è classica nel porsi fruttato, piccoli e croccanti frutti di bosco, pot-pourri di, rosa glauca, violet carson, rosa damascata, a violette di campo. Sensazioni di erbe aromatiche in fondo al palcoscenico. Il sorso si rivela interessante nell’aspetto giovane, ancora prematuro per essere apprezzato, la sboccatura è molto recente –Gennaio 2020-. Un sorso ricco di freschezza salina, mentre scorre al finale senza increspature, confermando l’ascesa verso la maturità.

 

Larevallis Extra Brut – Maison Drappier (Anteprima)

Chardonnay – Pinot Nero-  Meunier – Blanc Vrai (Pinot Bianco in champagne)spumantizzato metodo Classico, 36 mesi affinato sui lieviti, svolge la fermentazione malolattica parzialmente. 36 mesi di equilibratura in bottiglia.

 Catturata la nostra attenzione per l’etichetta green, questo Champagne  è dedicato alla sostenibilità, attraverso la certificazione biologica , in cui i tre vitigni nobili si combinano con il Blanc Vrai  in questa aristocratica  cuvée. Paglierino al colore, la nota di gioventù è confermata dai profumi citrini che invadono il calice, note di lime, mandarino, zenzero, erbe fresche di campo e aromatiche di dragoncello. Tagliente all’assaggio, si mostra irruente nel suo percorso, dalla pungente carbonica che mantiene il rigore. Da aspettare.

 

Larevallis Extra Brut – Maison Drappier (Anteprima)

 

Grande Sendrée 2009 – Maison Drappier

45% Chardonnay 55% Pinot Nero – spumantizzato metodo Classico, 7 anni affinato sui lieviti,  5 g/l Zucchero,32% dei vini affinano 9 mesi in botti di rovere,  svolge la fermentazione malolattica.

 Singolare la Cuvèe Grande Sendrée, trae il suo nome da un appezzamento di terreno ridotto in cenere in seguito a un incendio che devastò il villaggio di Urville nel 1838; fu proprio un errore di ortografia nel ricopiare i dati del catasto che ha trasformato Cendrée (incenerito) in Sendrée. La Maison si conferma per la sua tranquilla e pacata evoluzione, vini che bisogna aspettare per raggiungere la perfezione che ancora manca in questo millesimo. Una promessa che si rivela nei profumi fragranti dei fiori di campo, nella croccantezza del frutto e dall’aspetto citrino con cui si presenta all’ingresso del sorso. Ma è l’eleganza con cui prosegue, la classe con cui segue i passaggi delle durezze da smussare e le sue morbidezze, che matureranno negli anni. Intrigante nel farsi scoprire.

 

Rosé  des Ryces 2014 – Devaux – Bar-sur-Seine

100 % Pinot Nero spumantizzato metodo Classico, svolge parzialmente la fermentazione malolattica

La tenuta Champagne Devaux è una prestigiosa récoltant-coopérateur (cooperativa francese di viticoltori) che in precedenza portava il nome “Champagne Veuve A. Devaux”; Le viti della cooperativa-mietitrice si estendono su un’area di quasi 600 ettari (fornita da Union Auboise) con prevalenza di  Pinot nero (90%) e Chardonnay  (10%).

Un pinot nero coltivato nel comune di Ryces con la specifica denominazione Appellation d’Origine  Contrôlée «Rosé des Riceys» unica AOC di rosè dello Champagne.

Il colore rosa intenso con sfumature leggermente violacee è ravvivato da un perlage fine, delicato. Al naso è fresco, divertente. Sensazioni di piccoli frutti di cassis, marasca, pepe bianco e liquirizia accompagnano a un sorso leggiadro e vinoso.

Rosé  des Ryces 2014

 

Attraversiamo ora la Cote des Blancs:

 

Clos Mandois Reserve 2008 – Mandois

100 % Meunier spumantizzato metodo Classico, passaggio in botti di rovere, 10 anni affinato sui lieviti, 5 g/l Zucchero, svolge la parzialmente la fermentazione malolattica.

4912 bottiglie prodotte

 Claude Mandois, rappresenta la nona generazione di una storia famigliare nata nel 1735, in cui   tradizione e rispetto attraverso la sostenibilità, possiede alcune parcelle di vigneti nelle zone  migliori della Cote des  Blancs: Choully, Vertus, Pierry, Epernay ma solo con 1,5ha di vigneto del 1955 posto a Le Clois Mandois viene prodotto questo vino.

L’etichetta in metallo color argento, con la scritta serigrafata e in rilievo, comunica al degustatore che la Maison propone uno champagne degno di importanza.  Lo percepiamo al naso, che rivela l’essenza del Meunier in purezza che ha mantenuto la sua integrità nell’intensa nota di mela cotogna con retroscena di frutti rossi maturi, marasca sciroppata, lampone, mora di rovo. Profumi di pan briosche, caffè appena tostato, miele di castagno accompagnano al sorso. La cremosità che si avverte all’ingresso, conferma la sua evoluzione, nonostante i dieci anni trascorsi in bottiglia, mantiene classe e nobiltà. Lungo nel percorso, termina con sensazioni iodate del bagnasciuga e l’avvolgenza di un vino che non vorresti finire mai.

 Clos de Goisses Extra Brut 2010 – Philipponnat – Mareuil-sur-Ay

71% Pinot Nero 29% Chardonnay – spumantizzato metodo Classico, vinificazione parziale in legno (53%delle uve), 10 anni affinato sui lieviti, 4,25 g/l Zucchero, non svolge la fermentazione malolattica. Sboccatura 03-2019.

5000 bottiglie prodotte

L’antico dialetto locale identifica “Gois”o “Goisse”,  pendio di circa 45° in cui si trova uno dei champagne a nostro avviso più completo  per l’aspetto vitivinicolo (il terreno con maggior pendenza dello Champagne, esposizione a sud, il più vecchio Clos, cinto da mura, della Champagne, terreno gessoso), ma soprattutto  per il suo essere camaleonte e proporsi  gastronomicamente quasi perfetto. Il millesimo rivela un carattere importante ma ancora un po’ nervoso sia all’olfatto, con note di frutto rosso e agrumi canditi, foglie di tè essicate, fieno, spezie dolci e piccanti. Il percorso gustativo accarezza il palato, avvolge le sensazioni tostate di cacao e liquirizia, mentre la sapidità del terreno tende a coprire la freschezza, sinuosa, rinfrescante che lascia la bocca pulita, pronta per un nuovo assaggio.

Clos de Goisses Extra Brut 2010

Royale Réserve Non Dosé – Philipponnat – Mareuil-sur-Ay

30% Chardonnay 62% Pinot Nero 8% Meunier – spumantizzato metodo Classico, Dal 20 al 30% di vini di riserva gestiti in solera e affinati in legno per incorporare i vini vecchi senza nulla perdere di freschezza. Affinamento dei vini in botti di rovere, 36 mesi affinato sui lieviti, 0 g/l Zucchero, svolge la fermentazione malolattica parzialmente.

 Sboccatura 09-2019.

Entry-level di tutto rispetto. Le bollicine vertono in superficie senza articolazioni, mostrano profumi freschi di fiori di campo e sensazioni agrumate di bergamotto e mandarino. Il sorso è verticale, come ci si aspetta, la lunghezza di frutta a polpa bianca accompagnata dalla scorrevole acidità, concede un respiro al fior di sambuco che chiude l’assaggio. L’intensità si prolunga nel frutto e sapidità

 

Black Jacket Brut 2014 – Pierre Legras – Chouilly

80% Pinot Nero 20% Chardonnay – spumantizzato metodo Classico, 42 mesi affinato sui lieviti,5,6 g/l Zucchero, svolge la fermentazione malolattica.

2250 bottiglie prodotte- sboccatura 11-2018

Un vino “rockandroll” , a tiratura limitata ( noi abbiamo stappato la 546 su 2250), come lo hanno interpretato i coniugi Legras, ideato per gli appassionati di muscle car e chopper come i proprietari della maison, utilizzando le uve a bacca nera di Pinot nero e chardonnay. Bollicine scattanti di buona finezza con spuma persistente, esaltano l’aspetto olfattivo nella crosta di pane e frutti di sottobosco rossi e scuri ancora croccanti. Le stesse bollicine che all’ingresso in bocca, stuzzicano la fresca piacevolezza nell’apprezzare il volume materico del vino. Lungo nella persistenza, invoglia il degustatore ad apprezzarlo a tutto pasto.

Poi ci spostiamo nella classica  Reims terra delle più importanti Maison di Francia:

 

Brut Rosé Gran Cru – Delavenne Pére et Fils  – Bouzy

43% Pinot Nero 40% Chardonnay 17 % Bouzy Rouge (vino rosso fermo in Francia consentito per legge- Bouzy è l’unico comune della Champagne che lo può fare) – spumantizzato metodo Classico, 45 mesi affinato sui lieviti, 9 g/l Zucchero, non svolge la fermentazione malolattica.

L’essenza di questo Champagne vinificato solo in acciaio e senza la fermentazione malolattica, rivela il carattere indistinguibile del Pinot nero e dello Chardonnay, ma soprattutto l’utilizzo del Bouzy vinificato in rosso. Generoso nel piccolo frutto rosso, mela golden, accenni speziati, i profumi si mostrano gentili ed educati. Il sorso scopre la parte rossa della denominazione, con ricordi di vinificazioni in cantina, mantenendo l’aspetto floreale di rossa Tea nella parte finale. Senza dilungarsi troppo, mantiene il suo essere nell’equilibrio e armonia.

Lo stand Bruno Paillard

Cuvée 72 Extra Brut – Bruno Paillard

 33% Chardonnay 45% Pinot Nero 22% Meunier – spumantizzato metodo Classico, 36 mesi affinato sui lieviti, svolge la fermentazione malolattica parzialmente. 36 mesi di equilibratura in bottiglia.

La classica composizione delle sue uve  di Pinot nero, Chardonnay e Meunier , nasce per il mercato italiano in cui Bruno Paillard  dimostra che le sue bollicine non amano  invecchiare . Presentato come la versione “diversa” della Première Cuvée per la “diversa”  vinificazione che avviene utilizzando vini di riserva da metodo soleras; 36 mesi sui lieviti e 36 mesi di affinamento nelle cantine dopo la sboccatura, ecco spiegato il significato del nome, perfettamente coerente con il calice che ci viene servito. Il colore del sole  illumina la persistenza delle bollicine che formano una leggera spuma all’ingresso del bevante. Sensazioni agrumate di limone  e cedro canditi, intervallate dal mandarino; erbe aromatiche di timo, papavero, calcano la scena nell’attesa della spezia vanigliata e piccante del cardamomo. Un vino che convince e riconvince, in quanto avevamo già scritto di lui nel 2018 (vedi recensione sul nostro blog L’Indovino alla voce -vini – metodo classico)

 

Releases 2009 Vintage  – Bruno Paillard

50% Pinot Nero 50% Chardonnay – spumantizzato metodo Classico, 7 anni affinato sui lieviti, 6 g/l Zucchero, il 20% del vino affina 7 mesi in botti di rovere, non svolge la fermentazione malolattica.18 mesi di equilibratura in bottiglia.

Sboccatura 09-2019

Un connubio perfetto di Chardonnay e Pinot  nero che rimane sette anni sui lieviti dopo una sosta dei vini base in botticelle di legno per almeno sette mesi.  L’aspetto dorato con bollicine che salgono senza fretta verso la  superficie e  danzano sinuose nel calice, invitano all’olfazione che si rivela ampia nelle sfumature di evoluzione di nocciola tostata e burro nocciolato. Profumi di tostatura dolce e leggera, zenzero, fiori e frutta gialli in macerazione che confermano una maturità perfetta che si avverte al sorso; un sorso lungo, rotondo, d’antan, un gusto ampio  dall’antica raffinatezza.

 

E come ultimo assaggio questa Maison ci diletta con:

 

N.P.U. Nec Plus Ultra  2004 – Bruno Paillard

50% Pinot Nero 50% Chardonnay provenienti da 6 gran cru (dei 320 comuni della Champagne soltanto 17 hanno diritto alla denominazione «Grand Cru). – spumantizzato metodo Classico, 12 anni affinato sui lieviti, 3 g/l Zucchero, affina 8 mesi in barrique di Bordoux da 225 l, non svolge la fermentazione malolattica. 24 mesi di equilibratura in bottiglia.

7119 bottiglie prodotte -Sboccatura 09-2017

Dal nome Nec Plus Ultra  (“non più oltre”, locuzione latina più nota nella versione non plus ultra) già capiamo che ci troviamo difronte ad una prestigiosa e rara bottiglia aziendale che ricerca la perfezzione. L’equilibrio dello Chardonnay e del Pinot nero che si pongono in parti uguali, attraverso la cuvée di sei Gran Cru (Oger, Le Mesnil-sur-Oger, Chouilly, Verzenay, Mailly, Bouzy) assemblati e maturati in piccole botti, il lungo trascorrere dei 12 anni di affinamento in bottiglia, ci rende estasiati e stupefatti di poter degustare un calice della bottiglia n.410 di 7119 (310 magnum) prodotte. Ma non solo, emozioni che si liberano attraverso il perlage fine e persistente, mantiene la cremosità dei profumi di pasticceria, burro, pan briosche, che si ritrovano al palato, regalando un sorso nobile nella sua freschezza ancora un pò citrina, sapido nell’oidio marino, equilibrato nelle sue morbidezze enfatizzate dalle bollicine che svaniscono delicatamente nell’ elegantissimo finale da applauso.

N.P.U. Nec Plus Ultra  2004

Ed ora, dopo questa magnifica ultima degustazione,  le luci si cominciano a spegnere, gli stand vengono svuotati e gli operatori si dirigono verso l’uscita, e così anche noi iniziamo ad avviarci verso la bellissima fermata liberty del Metrò di Porte de Versailles che ci accompagnerà nel centro della meravigliosa Parigi di notte, in attesa delle degustazioni che ci attendono il  giorno seguente che dedicheremo ai vini.…………ma questa sarà una sorpresa che presenteremo nel prossimo articolo che pubblicheremo a brevissimo….sul nostro blog www. l’Indovino.It.

12 Marzo 2020

Maura Gigatti e L?Indovino


Marzio Dal Toso

 


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