Blog sull'emozione del Vino

 


WINE PARIS 2020 – Borgogna e Bordeaux- (articolo tecnico)

 

 
Overview
 

Location
7.0


 
Offerta Vini
7.5


 
Cortesia del personale
5.5


 
Sito Web
7.8


 
Qualita/Prezzo
7.5


 
Emozione
7.4


 
Organizzazione
7.0


 
Punteggio finale
7.1
7.1/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 

Aspetti positivi


la location, i vini degustati, il prezzo del biglietto pari a 20 euro via web (€ 40 euro alla cassa), la disposizione e dimensione degli stand, l'organizzazione nel suo complesso, il materiale fornito.

Aspetti negativi


il personale per il pubblico/giornalisti in gran numero (eccessivo forse) ma poco disponibile e non preparato (interessato più alla chiacchera personale), migliorabile l'organizzazione tra fiere che risultavano di fatto tre fiere disgiunte (una non sapeva nulla dell'altra):


In breve...

                                                         GIROVAGANDO PER LA FRANCIA   Eccoci a scrivere delle due regioni patria dei grandi vini di Francia, che nei secoli hanno detenuto indirettamente anche un ruolo  strategico nella storia, non solo francese ma anche mondiale. Parliamo ovviamente della Borgogna (in occitano Borgonha) e di Bordeaux (in […]

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Pubblicato 28 Marzo 2020 da

 
Full Article
 
 
                                                         GIROVAGANDO PER LA FRANCIA

 

Eccoci a scrivere delle due regioni patria dei grandi vini di Francia, che nei secoli hanno detenuto indirettamente anche un ruolo  strategico nella storia, non solo francese ma anche mondiale. Parliamo ovviamente della Borgogna (in occitano Borgonha) e di Bordeaux (in guascone Bordèu), due realtà molto diverse, ma con un unico fine, quello di commercializzare i loro vini di qualità in tutto il mondo.

Due storie uniche, in quanto Bordeaux nome che deriva dall’antica città romana di Burdigala, viene attraversata dall’ estuario della Gironda e dagli affluenti Dordogna e Garonna, e fa parte della Guascogna oggi Aquitaine; territorio posto ad Ovest della Francia che si affaccia sull’omonimo Golfo di Guascogna nell’oceano atlantico, ed in prevalenza coltiva tre vitigni a bacca rossa, il Merlot, il Cabernet Sauvignon ed il Cabernet Franc oltre ai vitigni a bacca bianca Semillon (47%), Sauvignon blanc (45%), Muscadelle (5%) e al 2% di vitigni minori alcuni ideali per la produzione dello storico Souternes.

La Borgogna invece porta il nome dei suoi antichi conquistatori Germani, i Burgundi, giunti nel 400 d.c con il Re Gundicaro, con capoluogo Digione; si trova nel centro settentrionale del paese, non è bagnata da nessun mare, ed è quasi interamente occupata dal Plateau de Langres, modeste alture collinari che difficilmente arrivano a quote di montagna. Ricca di numerosi fiumi e torrenti, tutti immissari del Saône; i vitigni più coltivati sono il Pinot Nero (41%) e lo Chardonnay (50%) oltre all’ Aligoté (6%) e al 3% di vitigni minori. Precisiamo che nel 1935 Filippo II l’Ardito, Duca di Borgogna, per editto, fece espiantare tutte le vigne di Gamay dalla regione per favorire il più elegante Pinot Noir; questo antico vitigno è resistito solamente nel Beaujolais ove i terreni aridi e granitici non hanno favorito il Pinot Nero, e dove le condizioni sono così favorevoli che ancora oggi troviamo spesso viti ultracentenarie.  Ed anche nella fiera di Wineparis le due regioni sono dislocate in due padiglioni diversi, la Borgogna assieme allo Champagne e lo Jurà nel padiglione 6, mentre Bordeaux con i vini del sud della Francia nel padiglione 4.

 Ma prima di descrivere le varie degustazioni, ci sembra indispensabile e doveroso comprende la storia e la suddivisione delle varie “appelation” di queste terre uniche. Questa volta l’articolo sarà più tecnico del solito, elaborato in modo schematico ed il più possibile fruibile, per cercare di far chiarezza in due mondi vitivinicoli molto apprezzati, ma spesso fonte di grande confusione ed approssimazione nelle loro specificità e peculiarità interne, ed ora VIA… partiamo con il vino rosso più ricercato al mondo:

si osservi la Borgogna in viola e Bordeaux in rosa sulla sponda dell’Atlantico

                                                          

                                                              BORGOGNA

 

 Cominciamo a descrivere la zona oggi più in voga tra gli eno-appassionati ed addetti ai lavori, la Borgogna! Antico luogo storico di almeno duemila anni, la Borgogna fu dominata dai Romani, che con le loro legioni portarono la viticoltura in questi luoghi, si narra che l’oggi raro vitigno locale Cesar prenda proprio il nome da Giulio Cesare. In seguito, l’invasione dai paesi tedeschi portò i Burgundi, popolo che diede il nome a questa, i quali nel 400-500 d.c. fondarono il Regno dei Burgundi o Primo Regno di Borgogna. La regione passò poi ai Franchi, per poi divenire stato “indipendente” prendendo il nome di Ducato di Borgogna; successivamente fu annesso al Regno Francese, fino ad arrivare ai giorni nostri e far parte della Repubblica Francese.

Dopo l’apice della viticoltura ai tempi dei Romani, regnò un periodo di buio fino ai Monaci dell’Abbazia di Cluny (la chiesa più grande prima delle nascita di San Pietro in Vaticano) e di Citeaux, che ricominciarono a piantare nuovi vigneti (utilizzando le marze delle viti presenti nella regione) ed ha diffondere nuovamente la cultura della vite. Si racconta che furono loro i primi a scoprire le eccellenze dei terreni, le migliori posizioni dei vigneti, definendo queste parcelle “Climat” (inseriti nell’elenco del patrimonio mondiale dell’Unesco dal 2015), attraverso gli assaggi della terra (si, avete capito bene!), seppur in realtà si è scoperto che i Climat sono il frutto di una tradizione di viticoltura risalente a oltre 2000 anni fa, all’epoca gallo-romanica, come attesta un’antica vite scoperta nel 2008 a Gevrey-Chambertin. I monaci furono, inoltre gli ideatori dei “Clos”, bassi muretti di pietra a secco che recintano i vigneti definendone i confini e proteggendoli dagli animali da pascolo, con al centro la “Cabote”, piccola costruzione in muratura, spesso con tetto conico, adibita a deposito/ricovero, mentre ai margini si trova la “Muerger”, caratteristica edificazione rurale in pietra; tutte queste edificazioni fanno parte di un Climat. I religiosi Cluniacensi (congregazione nata dall’ordine di San Benedetto) definirono così le differenze territoriali anticipando di secoli la piramide della qualità. La produzione enologica in Borgogna è per il 61,1% costituito da vino bianco, il 27,5% da vino Rosso, il 10,9% da Crémant de Bourgnogne (Spumante) e solo lo 0,5% da Vini Rosè.

un CLOS con il caratteristico portale

Ma ora addentriamoci nel vivo della suddivisione della qualità dei vini in Borgogna.

La classifica della qualità:

In Borgogna troviamo quattro classificazioni che rappresentano la qualità dei vini, immaginiamoci una piramide con posto nell’apice:

 

Appelations Grand Cru: l’eccellenza di uve provenienti da singoli “Climat” con singolo vigneto che si distinguono per caratteristiche qualitative uniche. Oggi sono solamente 33 AOC (1% dell’intera produzione in Borgogna) ed in etichetta portano solamente il nome del Climat.

Appelations Villages Premier Cru: complessivamente con 44 AOC con le Appellations Villages (nuova dicitura come da modifica del disciplinare), terreni con migliore posizione, altitudine, pendenza, esposizione, composizione chimico-fisica del suolo; singoli “Climat” con più vigneti. Oggi sono 640 (10% dell’intera produzione in Borgogna) ed in etichetta portano il nome del villaggio seguito da quello del Climat o Premier Cru generica se costituito da più Climat.

 Appelations Villages: ossia i Villages, complessivamente con 44 AOC con le Appellations Villages Premier cru (36% dell’intera produzione in Borgogna), vigneti ben definiti dal disciplinare all’interno di un territorio comunale, le cui uve possono provenire anche da un singolo Climat o Lieu-dit (appezzamento storico accatastato più generico). In etichetta riportano sempre il nome del Villaggio.

 Appelations Regional: sono il Bourgogne Rouge e il Bourgogne Blanc, in 7 AOC distinte (52% dell’intera produzione in Borgogna) Bourgogne, Bourgogne Aligoté, Cremant de Bourgogne, Coteaux Bourgoignans, Bourgogne Passe-Tout-Grains, Macon, Bourgogne Mousseux, con uve provenienti da tutto il territorio regionale, anche da diversi villaggi e poi assemblati, mediamente vini più generici.

Interessante che a Beaune, la casa d’aste Christie’s, organizza la terza domenica di novembre di ogni anno, un’asta in cui il mercato mondiale compete all’acquisto di “vin en primeau”, barriques piene di vino atte alle appellazioni di Gran Cru, Premier Cru (che coprono circa il 10% della produzione) che una volta venduti al miglior offerente, dovranno rimanere nel luogo di produzione sino al termine dell’invecchiamento obbligatorio per disciplinare.

 

interessante notare le percentuali dei vitigni nel grafico nel 2006, ove si evince che in 14 anni sono aumentati Pinot nero, Chardonnay e Aligoté a discapito in particolare del Gamay.

I vitigni

La maggior parte dei vini di Borgogna sono composti dai monovitigni (percentuali dichiarate ufficialmente dal Consorzio vini Borgogna  a Febbraio 2020) come lo Chardonnay con circa 50% di superficie vitata, il Pinot nero con circa il 41%; il rimanete 9% è costituito da altri vitigni minori a bacca bianca come l’Aligotè con il 6%, mentre  Sauvignon blanc, Pinot bianco, Melon de Bourgogne, Sacy (Pinot e Gouais Blanc – La tipizzazione del DNA non consente l’identificazione della tipologia di Pinot), Pinot grigio ed a bacca rossa come il Gamay, César, Tressot (oggi quest’ultimo ormai praticamente scomparso se non presente in piccolissimi appezzamenti nello Yonne) costituiscono un complessivo 3%.

 

Il suolo

Un suolo nato duecento milioni di anni fa, il mare tropicale che lambiva le terre, al suo ritiro nel periodo Giurassico, ha dato origine a un sottosuolo ricco di fossili marini amalgamati a marne e  calcare. Le successive glaciazioni, le mutazioni delle condizioni pedoclimatiche, hanno consentito la nascita della Borgogna che conosciamo oggi, con dolci colline non molto alte (Plateau de Langres) ed una molteplicità di corsi d’acqua affluenti della Saône. Il territorio ha delle zone più vocate di altre, definite localmente Climat (sono 1247 in tutta la Borgogna), come specificano i Borgognoni sono appezzamenti storici con terreno, clima, pendenze, vigneto, in associazione all’unicità del lavoro umano pressoché immutevoli ed unici nel tempo; ricordano come idea di massima le “Rive” nella zona di Valdobbiadene (TV). E’ importante capire che senza uomo il Climat non può esistere!  A questi si affiancano i “Lieu-dit” (nome utilizzato anche in Alsazia e Valle del Rodano, ma recentemente anche nello Champagne), parcelle di terreno identificate catastalmente con nomi di località, importanti fatti accaduti, o riferimenti specifici (fienile, fattoria ecc.), non sempre adibiti a vigneto o perlomeno non solo, che possono quindi avere più colture, o essere in parte costruiti (depositi, fienili, fattorie, ecc.), con caratteristiche di suolo differenti le une dalle altre. Specifichiamo che i Lieu-dit non sono da intendere come indice di qualità, ma solo come precisa localizzazione territoriale. Spesso viene utilizzato il termine Climat o Lieu-dit nello stesso modo, ma in realtà come avete visto la differenza è notevole, e precisiamo che l’estensione di uno o dell’altro sono indifferenti in quanto un determinato Climat può comprendere una parte di un Lieu-dit, oppure averne maggiore estensione e inglobarlo interamente, o anche possederne più di uno, e viceversa.

la piantina della Borgogna con le proprie AOC

Zone di Produzione dei vini in La Borgogna

 La Borgogna è composta da cinque aree di produzione principali:

 

  1. LoYonne: comprende tra i dipartimenti o regioni più importanti l’Auxerrois, Chablis e Tonnerois.

Chablis: nella zona troviamo quasi esclusivamente Chardonnay (chiamato un tempo Beaunois), maturati in acciaio dai sentori freschi e con note minerali o barricati dalle strutture più importanti e complesse. Si trovano quattro denominazioni : AOC Petit Chablis (nelle zone più alte, vini delicati, leggeri); AOC Chablis (zone collinari e pianeggianti, vigne giovani, vini più equilibrati) AOC Chablis Premier Cru (sono 40 e coltivati in entrambe le sponde del fiume Serein, vini più complessi, acidità vibrante in gioventù) e AOC Chablis Gran Cru (Blanchot, Bougros, Les Clos, Grenouilles, Les Preuses, Valmur, Vaudésir ), dai sentori di pietra focaia, silex (mineralità silicea della Loira), frutta esotica, note ampie e burrose che si legano nel tempo grazie  all’uso di  piéce da 228 litri (tipica botte borgognotta) o delle feuillette da 132 litri (tipiche di Chablis), generalmente di legno nuovo.

 Auxerrois: regione che confina con Chablis, la cui produzione dedicata ai vini rossi, rosati e bianchi, possiede alcune appellazioni che possono essere definite uniche, grazie ai vitigni coltivati. Oltre allo Chardonnay e al Pinot nero, troviamo il Sauvignon blanc nell’ AOC Saint-Bris, il Pinot grigio nell’AOC Côte Saint-Jacques e il César nell’ AOC Irancy.

Tonnerois: si trova ai confini orientali dello Yonne, le vigne a prevalenza Chardonnay e Pinot nero, erano coltivate dai monaci dell’Abbazia di Quincy e Saint-Michel nel IX secolo. La denominazione più conosciuta è l’AOC Bourgogne Epineuil. Territorio emergente negli ultimi anni per una più ricercata produzione di vini di qualità.

 

2.Côte d’Or

Lunga poco più di cinquanta chilometri, larga tre, comprende la Côte de Nuits e la Côte de Beaune . Interessante conoscere la Bourgogne Hautes Côte de Nuits e Bourgogne Hautes Côte de Beaune, due zone tagliate trasversalmente dalle “combe”, strette valli caratterizzate dalle maggiori altitudini della zona, in cui i venti e l’escursioni termiche ritardano la vendemmia e donano maggiori profumi e freschezza ai vini.

 Côte de Nuits : a sud di Digione, si estende da Chenôve a Corgoloin, confine naturale dove la vigna è assente e inizia la  Côte de Beaune.

Conosciuta per il Pinot nero, con numerose “Appellation”, dove si trovano i maggiori Grand Cru della Borgogna: Bonnes Mares, Gevrey- Chambertin, Morey-St-Denis (prima AOC della Borgogna-1936), Chambolle Musigny, Vougeot, Vosne-Romanée, Aloxe-Corton.

Si possono trovare piccole presenze di Chardonnay e Pino bianco; a Musigny sino al 1993, esisteva il Musigny Gran Cru blanc (Pinot Nero) l’unico della Côte de Nuits, venne estirpato e successivamente reimpiantato, ora il vino è denominato Premier Cru poiché l’età delle vigne è ancora troppo giovane per essere inserito come Gran Cru.

 Côte de Beaune: si estende da Ladoix-Serrigny sino a Volnay. La maggiore presenza dello Chardonnay si trova nella Côte des Blancs, da Mersault a Puligny-Montrachet; il Pinot nero è diffuso nell’area vicino a Beaune sino a Volnay, dove i caratteri fruttati di mora e lampone donano vini più freschi, beverini a tratti femminili. Due Gran Cru si dividono la collina dell’AOC Aloxe- Corton,: Corton ( base di Pinot nero e Chardonnay) e Corton- Charlemagne (solo Chardonnay).

L’ appellazione di AOC Pommard si distingue per i terreni ferrosi, soprattutto nella vicinanza della Route 74, in cui il Pinot nero mostra potenza e mascolinità. La strada prosegue per l’AOC Volnay, in cui il vitigno a bacca nera assume un carattere fine ed elegante, mentre nella vicina AOC Mersault, troviamo l’espressione della potenzialità dello Chardonnay, maturato in piccole botti, sviluppa sentori di burrosità e nocciole.

Precisiamo che nella già citata Côte des Blancs, l’essenza dello Chardonnay si rivela nei Gran Cru  Puligny- Montrachet.

A voi, questa breve storiella anche memonica (per ricordare i cru di Coté de Beaune) di Jacky Rigaux in onore dei Gran Cru di Puligny- Montrachet:

Il Signore di Montrachet era triste perché il suo unico figlio, uno Chevalier, era partito per le Crociate. Un giorno, mentre passeggiava per un vigneto chiamato “Folatiers”, incontrò una “Les Pucelles” (giovane donna) che aveva con sé un figlio illegittimo, Bȃtard (bastardo) in gergo contadino. Pensando alla morte del figlio Chevalier, decise di adottare le Bȃtard, lo presentò al villaggio e tutti lo accolsero con il saluto Bienvenue. Il Signore di Montrachet fu così felice che pianse….. Criots (specifico vino).

Vini famosi per l’irruenza iniziale che solo dopo 10-15 anni trascorsi in barriques e in bottiglia, 30 nelle migliori annate, possono esprimere la loro vera natura.

3.Côte Chalonnaise

Simile alle condizioni pedologiche della Côte de Nuits, l’Aligoté è il vitigno più coltivato, presente soprattutto nella più conosciuta AOC Bouzeron. Si producono i Cremant de Bourgogne, metodo champenoise della regione.

 

4.Mȃconnais

Macroregione che divide la Francia del nord con il sud vitivinicolo. Il Gamay sostituisce il Pinot nero, presente in piccole parti. Lo Chardonnay assume un ruolo importante nella famosa AOC Poully-Fouissè. Vini di alta qualità che si esprimono in un territorio meno conosciuto della Côte d’Or e dai prezzi più convenienti.

 

5.Beaujolais

Situato nella sponda destra del fiume Saône, tra Mȃcon e Lione. Famoso in tutto il mondo per il “ Beaujolais nouveau” (rispetto al vino Novello Italiano viene commercializzato il terzo giovedì di novembre di ogni anno)! il vino novello esclusivamente a base Gamay, ottenuto con una parziale macerazione carbonica, è messo in commercio dal terzo giovedì di Novembre (in Italia dal 30 ottobre fino al 31 Dicembre). Al Beaujolais nouveau si affianca Beaujolais che negli ultimi anni, dopo un calo sul mercato, ha ripreso fama grazie ai dieci Cru (Brouilly, Côte de Brouilly, Chiroubles, Chenas, Julienas, Moulin-à-Vent, Fleurie, Morgon, Saint-Amour, Réigniè), vini rossi a base Gamay, strutturati che mantengono colori vivaci, profumi croccanti, freschi, di discreta tannicità. Il Gamay antico vitigno, nato dall’incrocio naturale fra Pinot Noir e Gouais Blanc, il cui nome ricorda le sue nobili origini “Gamay Noir à Jus Blanc”, nasce su terreno granito –scistosi ed ha un legame fortissimo con il terroir di quei 6 ettari che costituiscono i 10 cru del Beaujolais.

Precisiamo che in Beaujolais le Pièce hanno una capacità di 216 litri

E ora è giunto finalmente il momento di assaggiare i nostri vini, e vi proporremo la stessa scaletta propostaci nella degustazione del consorzio dei Vins de Bourgogne:

 

Bourgogne Coulanges rouge Cuvée Nos Origines Coline AOC 2017 – Domaine Du Clos Du Roi

(85% Pinot Nero – 15% Cesar – fermentazione in tini interrati di pietra di Borgogna – invecchiamento: botti di legno da 2400 l  per 12 mesi).

Un rosso prodotto nello Yonne, unica regione in cui il disciplinare consente l’utilizzo del vitigno César. Furono Giulio Cesare (da cui prende il nome) e le legioni romane a portare qui la cultura della vigna, i primi a piantare il César, la cui struttura dona tannicità e potenza al vino, mentre il Pinot nero, se utilizzato in assemblaggio, apporta finezza fruttata ed eleganza. Da tre generazioni l’azienda, situata a Coulanges-la-Vineuse, è gestita dalla Fam. Bernard.

La veste rubina mostra nuances violacee, i profumi sono rossi e croccanti, amarena, buona compattezza al centro, particolari tipici del varietale secondario, in bocca è alla ricerca dell’equilibrio, la generosa freschezza supporta il tannino, ancora un pò spigoloso, mentre la parte glicerica e alcolica sono supportate da una discreta struttura.

la Borgogna in fiera

Réveiller blanc Bourgogne Cȏte Chalonnaise AOC 2017 – Domaine dell’Évêché

(100% Chardonnay – invecchiamento: acciaio)

Sylvie e Vincent Joussier propriétaire-récoltant (proprietario e coltivatore) dal 1985 vinificano nelle cantine del XVIII sec. le uve di Aligoté, Chardonnay e Pinot Nero provenienti  dai tredici ettari del comune di  Saint Denis de Vaux.

Un vino che già al colore giallo paglierino con riflessi verdolini, comunica uno sviluppo giovanile, in cui i profumi acerbi, frutta bianca di mela croccante, fiori di campo, scorza di lime, ce ne danno conferma. Al sorso, l’acidità scalpitante, nervosa, rende scomposto il percorso, con la sapidità che la supporta. Un vino che sicuramente darà soddisfazioni, ma è ancora troppo presto per darne un giudizio.

Bourgogne Côtes d’Auxerre Blanc Cuvée Marianne AOC 2017 Domaine BERSAN Pierre-Louis & Jean-François

(100% Chardonnay – invecchiamento in botti medie per 24 mesi di cui 10% nuove)

Gradazione: 13°

Ci troviamo a Saint-Bris le Vineux, nell’Auxerrois, a ovest di Chablis, nel dipartimento dello Yonne, a nord della Borgogna. Un tempo il mare copriva queste terre è ritirandosi, ha lascitao molti fossili marini intrappolati nel suolo argillo-calcareo, dando vita al terreno Kimmeridgiano (da 150 a 155 milioni anni fa -Giurassico superiore). Dal 1453, il Domaine è proprietà di Bersan Pierre-Louis & Jean-François.

Interessante già al colore giallo paglierino che si presenta cristallino nella sua luminosità; al naso è divertente, appare giovane nei profumi agrumati, lime, pompelmo; evoluto nella rotondità fruttata di ananas, pesca nettarina, fiori gialli di campo, mentre si avverte la sapidità incalzare anche all’olfazione. La sapidità è l’approccio con cui entra in bocca, marina quasi salmastra a ricordare la sua terra. Un sorso in cui la spina dorsale si avverte nel corpo morbido, dolcemente speziato di vaniglia che accompagna alla deglutizione e culla il nostro palato.

 

Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits blanc AOC 2017 – Maison Ambroise

(100% Chardonnay – invecchiamento in legno, di cui il 40% nuovo)

Gradazione: 13°

La denominazione prende nome dalle “combe”, vallate trasversali alla Côtes de Nuits (presenti anche in Coté de Beaune), con un’altitudine tra le maggiori del territorio, dalle escursioni termiche che ritardano la vendemmia di circa dieci giorni.  Le origini della famiglia Bertrand risalgono al 18° secolo, ma è nel 1987 che Bertrand acquista il Domaine, nel comune di Premeaux Prissey, un village di Nuits-Saint-Georges.

Abituati a degustare vini a base di Pinot nero vinificato in rosso, il nostro approccio è curioso. Il colore paglierino è intenso, probabilmente dovuto all’uso del legno e al millesimo in cui il sole e il calore non sono mancati. Il ventaglio olfattivo esprime note fresche di cedro, lime e zenzero, seguono un bouquet di campanule bianche, fior di sambuco mentre la grassezza del terreno, mentre portiamo il calice alla bocca, invade il calice in successioni minerali. Una bocca ricca, avvolgente nel frutto che esprime maturità, ma mantiene la freschezza agrumata e rinfrescante della giovinezza. Una spina dorsale ben fatta, in cerca di equilibrio, che il tempo prometterà di sviluppare.

 

Bourgogne Epineuil Côtes de Grisey rouge AOC 2017 – Domaine Alain Mathias

(100% Pinot Nero – invecchiamento in legno (barrique) nuovo media tostatura per 12 mesi)

Gradazione: 12,5°

Nel 1980 Alain Mathias, forte di una passione che lo accompagnerà sino a oggi, acquista il Domaine; grazie al contributo dei figli Bastien e Carole, laureati in enologia a Lione, converte l’azienda e nel 2013 diventa  Biologica certificata. I tredici ettari di vigneti sono distribuiti nei comuni di Chablis, dove prendono vita i migliori bianche della regione e nel comune di Epineuil, zona vocata per la coltivazione del Pinot Nero. Colore rubino scarico con riflessi violacei, al naso ribes rosso, cassis e cacao, al sorso ampio, con importante spalla acida che denota la giovane età e che chiude con note balsamiche di eucalipto e mentuccia romana.

 

Bourgogne Hautes Côtes de Beaune Clos de la Pérrière Rouge AOC 2017 – Domaine Parigot Père et Fils

(100% Pinot Nero – invecchiamento in  piéce da 228l  per 12 mesi )

Gradazione: 13,0°

Regis e Alexandre Parigot conducono poco più di diciotto ettari quasi esclusivamente a Pinot nero, il vitigno che ha trovato il proprio habitat naturale nel comune di Meloisey, a sei km dalla AOC Pommard, terra di forza e di potenza data dal terreno argillo-calcareo con presenza di ferro, attraverso una coltura sostenibile nella “Hautes-Côte”.  Il vino presenta un colore penetrante rubino pieno. Frutta rossa di ciliegia, fragola, piccoli frutti rossi inaugurano il primo atto di una scena che vira su fiori di iris e viola appena raccolti. La forza alcolica si avverte già all’olfazione, si ripropone all’assaggio, ma questo non ci preoccupa. Forse l’annata calda, forse l’evoluzione troppo breve per ritenerlo equilibrato, convincerà il degustatore tra qualche anno. Lo scheletro è giustamente corposo, buona freschezza che supporta il tannino, presente, ancora un po’ spigoloso, ma non abbiamo fretta.

 

Complice l’amore per la Borgogna, complice la casualità, mentre passiamo davanti al banco della Domaine Monts Louisant, notiamo la piccola verticale in cui Jean-Marc Dufouleur è il protagonista nonché colpevole della nostra inaspettata e piacevole sosta. Il terreno argillo-calcareo, vigne di oltre quarant’anni consentono di conservare un archivio storico delle diciottomila bottiglie prodotte annualmente su una superficie di 3,4 ha nel comune di Beaune, dell’omonima Côte de Beaune.

purtroppo la 2012 era solo in esposizione

1er Cru Les Monts Louisant Aoc Morey- Saint Denis 2017  – Domaine des Monts Louisant

1er Cru Les Monts Louisant Aoc Morey- Saint Denis 2016  – Domaine des Monts Louisant

1er Cru Les Monts Louisant Aoc Morey- Saint Denis 2014  – Domaine des Monts Louisant

1er Cru Les Monts Louisant Aoc Morey- Saint Denis 2013  – Domaine des Monts Louisant

Attraverso il calice notiamo il rubino scarico classico del Pinot Nero in purezza, l’andamento climatico dei quattro millesimi già al colore.

Iniziamo con il 2017, il primo a essere servito, nonostante sia usanza dei francesi d’iniziare una verticale con l’annata più vecchia. Il colore è intenso nell’estratto, rubino con riflessi luminosi, profumi fruttati di cassis, mora, viola che si ritrovano al sorso. Un sorso, fresco, dinamico, immediato nella sua interpretazione. Questo ci porta a valutare il millesimo giovane, per freschezza e tannino, ma pronto nella morbida avvolgenza con cui accompagna la degustazione.

L’annata 2016 ci è sembrata molto più acerba del 2017, nonostante il colore rubino con riflessi tendenti al granato. Sensazioni odorose fruttate di ciliegia, mora di rovo tendenti al vegetale, sottobosco bagnato, radice di liquirizia.La degustazione non ha smentito le nostre aspettative, in cui l’acidità ha sorretto il percorso in ogni sua fase. La spina dorsale intensa nelle sue contrapposizioni delle morbidezze e durezze ha concesso al tannino di emergere nell’astringenza giovane dai modi garbati che evolveranno in futuro.

Eccoci alla tanto chiacchierata, anche in Francia, 2014, un millesimo in cui le gelate di fine aprile, la quasi assenza di sole in Agosto e le giornate soleggiate di settembre ed ottobre, hanno rivelato un Pino nero di buona prospettiva, inizialmente esile ma di grande eleganza. Un vino che sta evolvendo molto lentamente, darà risultati nei prossimi anni, grazie all’acidità importante che manterrà i frutti rossi, fragoline di bosco, cassis, ribes, violetta, roselline di campo in un tessuto compatto pronto a diventare un baco da seta.

L’annata 2013, è quella che ci ha colpito meno, forse la bottiglia con qualche criticità, forse un problema in vinificazione (non vogliamo giudicare il lavoro, non siamo tecnici…), il colore granato discretamente luminoso, ci ha lasciati perplessi. Al naso frutta in macerazione, radice di liquirizia, peperone verde, ci hanno condotto all’assaggio. La massa corposa, ricca di estratto fruttato, prometteva un buon inizio. L’acidità ha supportato il percorso, senza eccezioni, mentre il tannino contrastava la parte glicerica e alcolica in note soffuse, senza emozioni. Peccato.

E’ arrivato il momento di viaggiare verso il sud della Francia, per scoprire un’altra eccellenza con una realtà ancora più complessa della Borgogna, una regione vitivinicola suddivisa in tanti piccoli regni…      

 

BORDEAUX

 

La “ville” (città) di Bordeaux si affaccia sull’oceano Atlantico, fa parte della regione francese dell’Aquitagnen (Aquitania), ed è attraversata dell’estuario della Gironda e dai suoi due affluenti, Dordogna e la Garonna. Attorno a Bordeaux si apre un’intero territorio dedito alla viticultura, patria del classico uvaggio bordolese,  simbolo dei grandi vini rossi maturati nelle classiche barrique da 225 l e dei vini dolci muffati, quest’ultimi ottenuti dai grappoli surmaturi impreziositi dall’attacco della muffa nobile, la famosa “Botrytis Cinerea”.

la nuova costruzione ad Alambico all’ingresso di Bordeaux

Gli Abitanti di Bordeaux “Bituriges Vivisques” furono tra i primi in Francia a coltivare il vitigno di origini greche “ Basilica”, poi denominato “Vidure” ed oggi “Cabernet”; questo accadde poichè ai tempi dei romani vollero diventare indipendenti dal “cartello” Italico-Narbonese del vino, diventarono produttori. Nel 1152, Eleonora d’Aquitania, dopo il matrimonio con Re di Francia Luigi VII, sposò Enrico Plantageneto, il futuro Re d’Inghilterra Enrico II, dando inizio a un nuovo ricco commercio di vino verso Londra e l’Inghilterra che fu la fortuna del “Claret o Clairet”, vino composto da uve sia bianche che nere.

Un periodo florido che terminò dopo la ripresa dell’Aquitania da parte dei francesi. Furono gli olandesi a far rinascere la viticoltura bordolese, interessati ai vini bianchi dolci di Bergerac. Grazie a loro, la maggior parte del territorio, fu  bonificato dalle paludi, portando   il vino bordolese al successo soprattutto nel XVIII secolo, quando gli Château diventarono un’icona mondiale, in cui i negociant inglesi, olandesi e tedeschi vendevano i loro vini, costituiti dai migliori cru, a una clientela internazionale raffinata e danarosa. Per capire Bordeaux è necessario fare chiarezza sul territorio di questa famosa regione francese, per comprenderne appieno le differenze e peculiarità, al fine di poter scegliere la giusta bottiglia, con il giusto rapporto qualità prezzo, da mettere nella nostra tavola.   Tutto il territorio di Bordeaux è suddiviso in 5 macro aree, definite sulla base di fattori geografici (medesima zona e suolo) e degli stili dei vini prodotti (si possono produrre vini rossi-bianchi-rosati, ma con i medesimi vitigni), nominate:

Le Médoc (M), Blaye & Bourg (BB), Le Libournais (L), Entré-Deux-Mers (EDM), Graves e Sauternais (GS); a loro volta queste aree contengono, suddivise, 55 appellazioni AOC (possono prevedere solo vini rossi, bianchi secchi o dolci) con relative classificazioni, che possono essere simili, assenti, o completamente diverse una dall’altre, che per maggior comprensione elencheremo partendo da Nord (tra parentesi l’appartenenza della AOC alla macro-area di appartenenza):

  1. Médoc; (M)
  2. Saint-Esèphe (M);
  3. Pauillac; (M)
  4. Sant-Julien; (M)
  5. Listrac-Medoc; (M)
  6. Moulis; (M)
  7. Margaux; (M)
  8. Haut-Medoc; (M)
  9. Blaye (BB);
  10. Côtes de Blaye (BB);
  11. Blaye Côtes de Bordeaux –blanc sec- (BB);
  12. Blaye Côtes de Bordeaux –rouge- (BB);
  13. Côtes de Bordeaux (BB) ;
  14. Bourg  & Côtes de Bourg –blanc sec- (BB);
  15. Bourg  & Côtes de Bourg –rouge- (BB);

    la piantina di Bordeaux con le propie AOC

  16. Fronsac (L);
  17. Canon-Fronsac (L);
  18. Pomerol (L);
  19. Lalande-de-Pomerol (L);
  20. Pomerol (L);
  21. Lussac-Saint-Emilion (L);
  22. Montagne-Saint-Emilion (L);
  23. Saint-Georges-Saint Emilion (L);
  24. Puisseguin-Sant Emilion (L);
  25. Saint Emilion (L);
  26. Saint Emilion Grand Cru (L);
  27. Francs – Côtes de Bordeaux –blanc doux- (L);
  28. Francs – Côtes de Bordeaux –blanc sec -(L);
  29. Castilion Côtes de Bordeaux (L);
  30. Côtes de Bordeaux – rouge-(L);
  31. Graves-de Vayres –blanc sec- (EDM);
  32. Graves-de Vayres –rouge- (EDM);
  33. Graves-de Vayres –blanc doux- (EDM);
  34. Sainte-Foy- Côtes de Bordeaux –blanc sec- (EDM);
  35. Sainte-Foy- Côtes de Bordeaux –rouge- (EDM);
  36. Entre-Deux-Mers (EDM);
  37. Bordeaux Haut-Benauge –blanc doux- (EDM);
  38. Bordeaux Haut-Benauge –blanc sec- (EDM);
  39. Entré-Deux-Mers-Haut-Bénauge (EDM);
  40. Premiéres Côtes de Bordeaux (EDM);
  41. Cadillac Côtes de Bordeaux (EDM);
  42. Côtes de Bordeaux (EDM);
  43. Cadillac (EDM);
  44. Côtes de Bordeaux-Saint-Macaire –blanc sec- (EDM);
  45. Côtes de Bordeaux-Saint-Macaire –blanc doux- (EDM);
  46. Loupiac (EDM);
  47. Sainte-Croix-du-Mont (EDM);
  48. Pessac-Léognan – rouge- (AOC dal 1987) (GS);
  49. Pessac-Léognan – blac sec- (AOC 1987) (GS);
  50. Graves –rouge- (GS);
  51. Graves –blanc sec- (GS);
  52. Graves Superior (GS);
  53. Cérons (GS);
  54. Barsac (GS);
  55. Sauternes (GS).

si potrà quindi comprendere la complessità e vastità di tale argomento, che  andremo a semplificare, descrivendo solo le principali e più famose zone, ma prima spieghiamo necessariamente i criteri di qualità.

  

La classificazione della qualità

Bordeaux, come tutti i territori di Francia, oltre ad essere suddiviso in macro-aree (cinque) e AOC (cinquantacinque), ha anche una propria suddivisione della qualità, suddivisa per territorio. Primo fù il Medoc nel 1855, seguito lo stesso anno dal Sauternes e Barsac, che grazie ad un’ordinanza di Napoleone III, il quale voleva presentare i vini di “Bordeaux” all’Esposizione Universale di Parigi, ideò la costituzione di un sistema che differenziasse i vini della Médoc dalle altre regioni, per poi proporlo al pubblico mondiale.  Chiese quindi ai courtiers (compratori e affinatori di vino nominati ufficiali ministeriali con decreto), di eleggere i migliori prodotti del territorio in base alla qualità, in virtù del fatto che erano i più esperti conoscitori del mercato.  Una classificazione in cui gli Château furono selezionati secondo il criterio della loro reputazione, storicità e del costo di produzione, all’epoca principale indice di qualità. Quindi una classificazione per qualità e non per “territorio” più ampiamente definibile Terroir, termine molto amato in Bordeaux. Ma torniamo ai giorni nostri, precisando che nel 2019 il 65% dei vigneti è stato certificato con una “certificazione ambientale” (una maggior responsabilità nel consumo energetico, del territorio, del riciclo, delle emissioni di CO2, ecc.); l’obbiettivo è arrivare entro 10 anni al 100%.

Precisiamo che in questa regione la graduatoria sulla qualità risulta invertita rispetto alla Borgogna ed allo Champagne, dove troviamo per importanza i Gran Cru e poi Premier Cru, mentre in Bordeaux è esattamente l’opposto. Il territorio di Bordeaux è costituito da 55 AOC con altrettante classificazioni distinte, simili, ed in alcuni casi anche privi delle medesime, ed in dettaglio elencheremo solo le più conosciute:

Médoc

 Il territorio della Médoc è suddiviso principalmente a Nord in AOC Médoc (posta a sud dell’estuario della Gironda), mentre la parte più a sud prende il nome di AOC Haut-Médoc le due appellazioni regionali dove troviamo le più famose etichette.  La qualità e il valore erano e sono tutt’oggi i requisiti della menzione dedicata ai vini rossi della Médoc nelle sue otto appellazioni AOC: Médoc, Haut-Médoc, Moulis, Margaux, Listrac, Saint-Julien, Saint-Estèphe e Pauillac. In Médoc troviamo cinque classificazioni di qualità che elencheremo in ordine decrescente, la storica Grands Crus Classé en 1855, l’ antagonistaCrus Bourgeois, la rappresentate dei piccoli produttoriCrus Artisans Aoc du Médoc, la Caves Coopératives e una categoria definita “Le altre AOC” dei produttori che non rientrano in nessuna delle precedenti.

  

Grands Crus Classé en 1855

Il sistema in Mèdoc è suddiviso in 60 cru, basandosi per i vini rossi sui Cru Classèe, valutati in ordine d’importanza in 5 categorie, che citeremo dalla prima alla quinta in ordine decrescente:  Premiers Cru (5) ,  Deuxième Cru (14), Troisème Cru (14), Quartième Cru (10) e  Cinquième Cru (18), mentre per i vini bianchi troviamo 3 categorie: Premier Cru Superieur Classé, Premier Cru Classée, Deuxième Cru Classèe. Precisiamo che in ogni classificazione, sono elencati i singoli Chatéau (cantine) appartenenti, come ad esempio:

 Premieres Cru

  • Château Lafite, ora Château Lafite Rothschild, Pauillac
  • Château Latour, Pauillac
  • Château Margaux, Margaux
  • Haut-Brion, ora Château Haut-Brion, Pessac, Graves
  • Mouton, ora Château Mouton Rothschild, Pauillac (elevato da Deuxième Cru al rango di Premiers Cru nel 1973 poiché escluso nel 1855)

Questa classificazione è attualmente utilizzata per 60 châteaux della Médoc e uno delle Les Graves.

Crus Bourgeois

Le classificazioni sopra descritte includono solamente una parte minima dei vini prodotti nella Mèdoc (intesa come territorio e non solo come AOC specifica), escludendo invece centinaia di châteaux non meno meritevoli. Per tale ragione nel 1932 fu istituita una speciale categoria i Cru Bourgeois (inizialmente esisteva una suddivisione maggiore, recentemente rivista e semplificata dalla commissione europea) per molti degli Châteaux del Médoc esclusi dalla classificazione del 1855. Nel 1932 i courtiers classificarono una lista con 444 Crus Bourgeois, una menzione tradizionale le cui origini risalgono al Medioevo. Originariamente “Les Bourgeois” erano gli abitanti di “Bourg”, di Bordeaux, la città di mercanti e artigiani. La depositarono alla Chambre de Commerce et d’Industrie ma senza avere l’autorizzazione ministeriale.

Nel 1962 nacque il Syndacat des Crus Bourgeois du Médoc, con novantaquattro soci aderenti.

Nel 2003 ci fu una sospensione della classificazione, sino al 2008, rivedibile ogni anno.

La nuova classificazione dei Cru Bourgeois, che vedrà la luce nel 2020, ripristina l’articolazione su tre livelli, con 249 Cru elencati in ordine crescente – Cru Bourgeois con 174 Château, Cru Bourgeois Supérieur con 56 Château e Cru Bourgeois Exceptionnel con 14 Château – stabilendone un aggiornamento quinquennale. Potranno usufruire di questa nuova classificazione, come nel passato, i vini rossi delle otto appellations della regione: Médoc (115), Haut-Médoc (88), Moulis (8), Margaux (8), Listrac (14), Saint-Julien, Saint-Estèphe (15) e Pauillac (1).

Ogni anno, tra 240 e 260 produttori, spesso di proprietà familiare, formano l’Alleanza dei Crus Bourgeois, che rappresenta oltre il 40% della produzione della Médoc, al fine di valorizzare e pubblicizzare questa classificazione.

Precisiamo che i Cru Bourgeois hanno generalmente prezzi mediamente inferiori ai Gran Cru Classé 1855, mantenendo spesso un miglior rapporto qualità/prezzo.

Crus Artisans Aoc du Médoc

Nel Médoc, il termine “Crus Artisans” esiste ufficialmente da oltre 150 anni; queste piccole cantine appartenevano spesso ad artigiani, come bottai, carpentieri e fabbri. Questa distinzione ha trovato nuova vita nel 1989 con la fondazione del Syndicat des Crus artisans du Médoc. Sono “tenute” autonome, di piccole e medie dimensioni in cui il gestore è attivamente coinvolto nelle operazioni del suo vigneto, produce vini AOC e vende la produzione imbottigliata dall’azienda.

La qualità e il valore dei vini prodotti su piccole proprietà in una delle otto denominazioni Médoc. Nel 1994, i regolamenti europei hanno reintrodotto questa designazione e autorizzato una menzione “Cru Artisan” sull’etichetta principale del vino. Una classificazione che viene rinominata e rivista ogni cinque anni, in cui le piccole, medie proprietà famigliari conducono, vinificano, commercializzano i propri vini nelle otto denominazioni sopra citate. Criteri richiesti che hanno dato la possibilità ai 36 Cru Artisans di accedere alla classificazione del 2017, ed in vigore sino a tutto il 2021. Sono principalmente suddivise in tre aree come la Médoc (15) il Haut-Medoc (10) e Communales du Médoc (10) che raggruppa tutte le zone 8 AOC della macro-area Médoc.

Poi al di fuori di queste classificazioni troviamo le Caves Coopératives con 400 aziende raggruppate in 6 grandi società cooperative, e i produttori che non vogliono essere rappresentati da classificazioni, definiti “Le altre AOC” distribuiti su 8 AOC e 4000 ha, ma ugualmente controllati dall’INAO (Institut National des Appellations d’origine) come qualsiasi vino della Médoc.

 

Les Graves et Sauternais

Nel Les Graves et Sauternais territorio posto a Sud della città di Bordeaux, con suolo arenario, argillo ghiaioso in proprozioni variabili, dove troviamo 8 AOC diverse:

Pessac-Léognan – rouge, Pessac-Léognan – blac sec, Graves –rouge, Graves –blanc sec, Graves Superior, Cérons, Barsac, Sauternes. Le AOC più conosciute sono:

Graves

Il 1953 fu l’anno in cui nacque il sistema di classificazione per i vini del Graves, successivamente revisionato nel 1959, nel quale è prevista una sola denominazione, Cru Classé de Graves, attribuita ai soli vini considerati di qualità e prestigio superiore. Le tre AOC presenti sono Graves rouge, Graves blanc sec e Graves Superior.

Sono 16 Crus, tutti appartenenti all’AOC Pessac-Léognan: 7 rossi, 3 bianchi, 6 rossi e bianchi.

Château Haut-Brion, è l’unico vino di Bordeaux ad essere classificato due volte, in quanto è comparso sia nella classificazione Graves che nei Grands Crus Classés della Medoc nel 1855.

Cru Classé de Graves

Château Bouscaut, Cadaujac, rouge et blanc

Château Carbonnieux, Léognan, rouge et blanc

Domaine de Chevalier, Léognan, rouge et blanc

Château Couhins, Villenave-d’Ornon, blanc

Château Couhins-Lurton, Villenave-d’Ornon, blanc

Château de Fieuzal, Léognan, rouge

Château Haut-Bailly, Léognan, rouge

Château Haut-Brion, Pessac (anche Premier Cru classé en 1855), rouge

Château Latour-Martillac, Martillac, rouge et blanc

Château Laville-Haut-Brion, Talence, blanc

Château Malartic-Lagravière, Léognan, rouge et blanc

Château La Mission-Haut-Brion, Talence, rouge

Château Olivier, Léognan, rouge et blanc

Château Pape-Clément, Pessac, rouge

Château Smith-Haut-Lafite, Martillac, rouge

Château La Tour-Haut-Brion, Talence, rouge

 

Sauternes e Barsac 

I vini  in Sauternes e Barsac che spesso troviamo classificati in Mèdoc in quanto la classificazione risale anch’essa al 1855,  sono in tutto 27 Cru,  suddivisi in 3 categorie; elencati  dalla prima alla terza, in ordine decrescente : Premier Cru Superieur Classé (1), Premier Cru Classée (11),  Deuxième Cru Classèe (15).

Furono nominati i seguenti Château, in ordine di importanza:

 Premier Cru Supérieur Classée

Château d’Yquem, Sauternes, AOC Sauternes

 Premier Cru Classée

Château Climens, Barsac, AOC Barsac

Clos Haut-Peyraguey, Bommes, AOC Sauternes

Château Coutet, Barsac, AOC Barsac

Château Guiraud, Sauternes, AOC Sauternes

Château Lafaurie-Peyraguey, Bommes, AOC Sauternes

Château Rabaud-Promis, Bommes, AOC Sauternes

Château Rayne-Vigneau, Bommes, AOC Sauternes

Château Rieussec, Fargues-de-Langon, AOC Sauternes

Château Sigalas-Rabaud, Bommes, AOC Sauternes

Château Suduiraut, Preignac, AOC Sauternes

Château La Tour-Blanche, Bommes, AOC Sauternes

Saint Emilion

A Saint Emilion, zona interna a sinistra della Gironda, fu fatta una classificazione nel 1954 con la categoria Premier Grand Cru Classée suddivisa in due gruppi, utilizzando le lettere: A (per definire vini di qualità superiore d’eccellenza) e B per gli altri (ma non menzionata) e Gran Cru Classée.

Risulta il solo “disciplinare” con una classificazione rivedibile ogni dieci anni; nel 2012 sono stati nominati in tutto 82 Château tra cui 18 Premier Gran Cru Classée e 64 Gran Cru Classée.

Premier Grand Cru Classée A-(B)

Gran Cru Classée 

 

Premier Grand Cru Classée

Château Angélus (A)

Château Ausone (A)

Château Beau-Séjour (héritiers Duffau-Lagarrosse)

Château Beau-Séjour-Bécot

Château Bél Air-Monange

Château Canon

Château Canon la Gaffelière

Château Cheval Blanc (A)

Château Figeac

Clos Fourtet

Château la Gaffelière

Château Larcis Ducasse

La Mondotte

Château Pavie (A)

Château Pavie Macquin

Château Troplong Mondot

Château Trottevieille

Château Valandraud

 

Le altre aree vinicole famose di Bordeaux sono Fronsac, Canon-Fronsac, Pomerol e Entre-Deux-Mers, ed alcune non sono mai state regolate da alcun sistema di classificazione.

 

Vitigni

Il territorio di Bordeaux è coltivato principalmente da uve bacca nera: Merlot (66%), Cabernet Sauvignon (22,5%), Cabernet Franc – chiamato anche Bouchet a Saint-Emillon- (9,5%), Petit Verdot, Carmenere, Malbec -chiamato anche Cot o Auxerre- (2%).

Seguono le uve bacca bianca, utilizzate maggiormente nella Le Graves: Semillon (47%), Sauvignon blanc (45%), Muscadelle (5%), Ugni blanc, Colombard (incrocio Gouais Blanc x Chenin Blanc. anche denominato Bardero, Blanc Emery, Blanquette), Sauvignon gris, Merlot blanc (Merlaut o Merlau), e marginalmente Chenin blanc, Mauzac, Bourboulenc  denominato anche Ondenc – (2%)-.

 

Suolo

Il terreno ha origine terziaria, risalente a cinquanta milioni di anni fa.

A nord, le sponde della Gironda, nel Medoc e a Blaye : calcare, marnoso-calcareo con incursioni di “gunz”(fossili e rocce) di origine glaciale pleistocenica.

A sud, nelle Graves, a sinistra del fiume Garonna: ciottoli, sassi e depositi alluvionali, definiti “grave”.

 

Le AOC di Bordeaux

Bordeaux è composto da 5 macro-aree principali: Le Médoc (M), Blaye & Bourg (BB), Le Libournais (L), Entré-Deux-Mers (EDM), Graves e Sauternais (GS), due zone che costeggiano la sponda sinistra della Garonna a e altrettante che costeggiano la riva destra della Dordogna, mentre una si trova a cavallo tra i due fiumi affluenti della Gironda con composizioni dei terreni, condizioni climatiche, esposizioni e tipologia di vitigni differenti. Poi tutte le macro-aree elencate precedentemente sono all’interno della grande AOC di Bordeaux et Bordeaux Supérieor, che conta in tutto 9 AOC generiche come Bordeaux blanc sec;  Bordeaux blanc; Bordeaux rouge; Bordeaux Clairet; Bordeaux Supérieur  blanc sec; Bordeaux Supérieur  blanc doux; Bordeaux Supérieur  rouge; Bordeaux Rosé; Cremant de Bordeaux Rosé; Cremant de Bordeaux blanc sec;

 1- Médoc

Il nome deriva da “in media aquae”, essendo una penisola quasi circondata da acqua. I vigneti prevalentemente sono coltivati a bacca nera, di cui il Cabernet Sauvignon ne è il protagonista indiscusso (a seguire Merlot e Cabernet Franc ed in netta minor quantità Petit Verdot e Malbec), si snodano su una linea stretta di circa 70 km, larga da 2 a 5 km.

Corrispondente al Bas-Médoc, si estende nella parte più a nord, inizia da Saint Seurin-de-cadourne sino all’Oceano Atlantico dove prende vita il fiume Gironda.La Médoc è formata da otto appellazioni AOC: Médoc, Haut-Médoc, Moulis, Margaux, Listrac, Saint-Julien, Saint-Estèphe e Pauillac.  Si producono vini rossi, soprattutto a base di Cabernet Sauvignon.

1.1- Médoc

Si trova nella parte più settentrionale della Médoc, in prossimità della sponda sud dell’estuario della Gironda e l’oceano Atlantico, il suolo è formato superficialmente da depositi alluvionali di ghiaia e sabbia, mentre in profondità troviamo argilla. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Petit Verdot, Merlot e Malbec.

1.2 – Haut-Medoc

Corrispondente al Bas-Médoc, si estende nella parte più a nord, inizia da Saint Seurin-de-cadourne sino all’Oceano Atlantico dove prende vita il fiume Gironda, il suolo è formato superficialmente da depositi alluvionali di ghiaia e sabbia, mentre in profondità troviamo argilla. Si producono vini rossi, soprattutto a base di Cabernet Sauvignon. Comprende sei AOC comunali, e vi troviamo tra gli Chȃteau più conosciuti. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Malbec, Petit Verdot e Merlot.

1.3 – Saint- Estèphe

La più piccola AOC della Médoc, con i vigneti ricchi di suolo argilloso e calcareo che segnano il confine dell’Haut-Médoc, ai bordi dell’estuario della Gironda. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Cabernet Franc e Merlot. Seppur il Cabernet Sauvignon resti il più piantato, il Merlot beneficia delle condizioni pedo-climatiche, che insieme al Cabernet Franc apportano ai vini un’elegante tessitura, tannico-sapida con una morbida, lunga chiusura tostata.

1.4 – Pauillac

Capitale vinicola del Médoc, l’ampia pianura scivola verso l’estuario della Gironda. Sono presenti tre Premier cru Classée: Chȃteau Latour, Chȃteau Mouton-Rothschild, Chȃteau Lafite-Rothschild.

I vini di Pauillac, rappresentati quasi esclusivamente dal Cabernet Sauvignon, si mostrano concentrati con ricchezza olfattiva, dai tannini potenti e con una struttura che evolverà anche dopo 10-25 anni. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Malbec, Petit Verdot e Merlot.

 1.5 – Saint-Julien

I vigneti collocati nel punto centrale del Médoc, rappresentano vini con caratteristiche di potenza, legata a Pauillac e finezza di Margaux, con suolo con lente superficiale ghiaiosa e sub-strato argiloso calcareo con affioramenti rocciosi. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Cabernet Franc e Merlot. Sono presenti alcuni Deuxième cru, Troisième cru, Quatrième cru.

 1.6 – Listrac- Moulis o Moulis en Médoc

Lontane dalla Gironda, vicine alla foresta delle Landes, sono le uniche due denominazioni comunali a non avere nessun Premier cru Classée. Suolo molto particolare con formato da strati ghiaiosi su base di pietra calcarea. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Cabernet Franc e Merlot.

 1.7  – Margaux

Disposta su piccolo collinette con un’altitudine compresa tra i 6-24m s.l.m., i terreni ciottolosi permettono alle radici di scendere a una profondità di circa 5 m s.l.m sul sub strato argillo-limoso o calcareo. Grazie alla natura delle terra permeabile, il Merlot trova il suo habitat naturale e diventa antagonista al Cabernet Sauvignon. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Malbec, Petit Verdot e Merlot. Qui si trova il Premier cru Classée Chateau Margaux.

1.8  – Moulis

L’unica AOC della Médoc a non costeggiare un fiume, sviluppatasi su piccoli altipiani di gliaia e limo, su strato sottostante calcareo o argillo-limoso. I vitigni sono tutti a bacca rossa con prevalenza di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata il Merlot.

 

2.Blaye & Bourg

La più piccola macro-area del Bordeaux, localizzata a nord dell’immissione dei due affluenti nella Gironda, la Garonna e la Dordogna,; con 7 AOC Blaye; Côtes de Blaye; Blaye Côtes de Bordeaux –blanc sec; Blaye Côtes de Bordeaux –rouge-; Côtes de Bordeaux; Bourg  & Côtes de Bourg –blanc sec-; Bourg  & Côtes de Bourg –rouge. Le tre appellazioni maggiormente conosciute sono la Blaye con suolo collinare argilloso calcare, dove si producono essenzialmente vini rossi a base principalmente di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Cabernet Franc, Malbec, Petit Verdot e Merlot e la Bourg  & Côtes de Bourg rouge con colline con una prima lente di terreno calcareo-argilloso posto su roccia vulcanica e si producono vini rossi a base principalmente di Cabernet Sauvignon ed a seguire in ordine di superficie vitata Cabernet Franc, Malbec, e Merlot  Nella terza AOC Bourg  & Côtes de Bourg –blanc dove si producono vini bianchi a base principalmente di Colombard ed a seguire in ordine di superficie vitata Sauvignon Blanc e Sémillon.

 

3.Le Libournais

Definita la culla dei grandi Bordeaux di Libourne, situata nella sponda settentrionale della Dordogna principalmente vocata ai vini rossi, è suddivisa in due aree non contigue che formano le 15 AOC in cui da più a nord troviamo Fronsac; Canon-Fronsac; ed a sud tutte le altre con Pomerol; Lalande-de-Pomerol; Pomerol; Lussac-Saint-Emilion;Montagne-Saint-Emilion; Saint-Georges-Saint Emilion; Puisseguin-Sant Emilion; Saint Emilion; Saint Emilion Grand Cru; Francs – Côtes de Bordeaux blanc doux;Francs – Côtes de Bordeaux blanc sec;Castilion Côtes de Bordeaux; Côtes de Bordeaux rouge;

Zone dominate da rilievi ed ampie vallate così uniche ed affascinanti che le colline Saint-Emilion, considerata la più antica area viticola del territorio bordolese, sono state classificate come patrimonio mondiale dell’UNESCO, ove in terreni argillo-calcarei il Cabernet Sauvignon cede il trono al Merlot seguito dal Cabernet Franc. Nel 1954, ci fu una classificazione simile a quella del Médoc: Premier cru Classée A e B; Grand cru Classée. Rivista ogni 12 anni, l’ultima classifica ha riconfermato i due Premier cru Classèe A: Chateau Cheval blanc, Chateau Ausone; due Premier cru Classée B si sono aggiudicati la prima classifica: Chateau Pavie e Chateau Angelus. A Fronsac il suolo di origine alluvionale presenta caratteristiche molto eterogenee con la prima lente argillosa-calcarea, per poi scendere a rocce e strati gessosi per poi trova roccia calcarea in profondità, terreni vocati per i soli due vitigni rossi presenti Il Cabernet Franc e il Merlot. Pomerol.famosa per i propri rossi a base di Merlot e Cabernet Franc, ha suolo con rocce ghiaiose e sabbiose mescolate con ossidi di ferro, il cosiddetto “sporco di ferro”. Sono 800 ettari di vigneti collocati su un morbido altopiano di 40 m s.l.m, si trovano tra la città di Libourne e Saint-Emilion, frazionati tra piccoli produttori.con protagonista il merlot (80%) e il Cabernet Franc che possono competere con i migliori Chateaux del Médoc, tra i quali: “Petrus”, “La Conseillante”, l’Evangile”.

L’AOC di Francs – Côtes de Bordeaux è l’unica ad avere 3 Appellazioni una per i vini rossi, una per i bianchi ed una per i bianchi dolci.

 

4.Entré-Deux-Mers

 La più grande e variegata macro-area di Bordeaux, immersa tra la Garonne a Sud e la Dordogna a Nord, rappresenta la patria dei vini bianchi sia secchi che dolci dell’intero territorio Bordolese. Sono presenti ben 17 AOC come Graves-de Vayres blanc sec-; Graves-de Vayres rouge-; Graves-de Vayres blanc doux; Sainte-Foy- Côtes de Bordeaux blanc sec; Sainte-Foy- Côtes de Bordeaux rouge-; Entre-Deux-Mers;Bordeaux Haut-Benauge blanc doux-; Bordeaux Haut-Benauge blanc sec-;Entré-Deux-Mers-Haut-Bénauge;Premiéres Côtes de Bordeaux; Cadillac Côtes de Bordeaux; Côtes de Bordeaux; Cadillac; Côtes de Bordeaux-Saint-Macaire blanc sec; Côtes de Bordeaux-Saint-Macaire blanc doux;Loupiac; Sainte-Croix-du-Mont. Con terreni prevalentemente argillo-calcarei, troviamo i più caratteristici vigneti a bacca bianca della zona, come il Muscadelle ed a seguire in ordine di superficie vitata Sauvignon Blanc, Sémillon ed in quantità minore Pinot Grigio; tra i pochi rossi il Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.

  

5 – Le Graves e Sauternais

Le Grave create da depositi alluvionali, ciottoli, sassi formano i terreni che danno vita a vigneti legati già nel Medioevo al vino Claret, l’antico vino rosso di Bordeaux. Posto a sud-ovest di Bordeaux, con alla destra il fiume Garonna e alla sinistra la grande foresta delle Landes conta 8 AOC ove si producono prevalentemente vini bianchi ed in particolare dolci e sono Pessac-Léognan – rouge- (AOC dal 1987); Pessac-Léognan – blac sec- (AOC 1987); Graves –rouge-; Graves –blanc sec; Graves Superior; Cérons; Barsac; Sauternes alcune come quest’ultima molto famose e ricercate per i loro vini muffati dolci.

Nella parte settentrionale si trova l’AOC Pessac-Leognan, il prolungamento naturale del Médoc; a sud con AOC Sauternes, AOC Barsac, AOC Cérons. Queste quattro appellazioni si uniscono all’AOC Graves e all’AOC Graves Supérieures in cui i vini rossi sono prevalentemente a base di Merlot e i vini bianchi sono dolci e secchi.

Una curiosità: Chȃteau Haut-Brion fu il primo a diventare famoso in Inghilterra, con l’apertura a Londra di una taverna con annessa una piccola cantina. Grazie ad Arnaud Pontac fu il primo a proporre un vino Claret più colorato e strutturato. In tutto troviamo complessivamente 240 Château, ed ogni anno vengono prodotti in media 160.000 hl, l’equivalente di 20 milioni di bottiglie; circa 2/3 rappresentato Greves rosso.

 

 5.1  – Sauternais

Grazie al fiume Ciron, che parte nelle Landes e apporta acqua fresca nella Garonna, i territori sono attraversati dalle sue nebbie mattutine, dall’umidità, dal calore secco durante il giorno, tutte caratteristiche che favoriscono lo sviluppo della Botrytis Cinerea, la muffa nobile che disidrata gli acini, arricchendoli di zuccheri e di glicerina, diminuendo l’acido tartarico e malico, sino a creare un vino leggendario: il Sauternes.

In un terreno di Ghiaia e ciottoli su pietra calcarea con venature di argilla, frutto del Semillon, con una spalla di Sauvignon blanc e una piccolissima percentuale di Muscadelle, il prezioso nettare, viene raccolto a più riprese, quando la muffa nobile ricopre l’intero acino. Una raccolta che può durare fino ad 8 settimane, con una selezione acino per acino, in base al grado di maturazione voluto dal suo produttore, con il risultato di ottenere nel piccolo calice un vino dolce, corposo, intenso, fruttato ma dalla piacevole ed intrigante spalla acida. Qui viene prodotto il leggendario Château d’Yquem unico e solo vino che dal 1855 ad oggi ha ottenuto la classificazione Premier Cru Supérieur Classée, un vino tanto eccezionale da dovergli creare una primo posto unicamente per lui.

 

Ci accomodiamo in una delle sale di Vinexpo, in cui sarà presentata una masterclass dedicata ai Crus Bourgeois du Medoc; siamo curiosi di conoscere la pubblicazione dell’ultima classificazione, avvenuta il 20 febbraio 2020, proprio pochi giorni fa, che avrà valore a partire dal millesimo 2018 al 2022.  Interessante la nuova disposizione del disciplinare della Médoc che abbiamo conosciuto in degustazione con particolare riferimento ai Cru Bourgeois: la richiesta di una certificazione ambientale, definita dal Ministero dell’Agricoltura il 30 giugno 2019, con lo scopo di ottenere una viticoltura duratura: pratiche naturali in vigna e in cantina, rigidi trasporti, controlli maggiori, etichette adesive con la tracciabilità sul collo delle bottiglie; menzione della classificazione sull’etichetta frontale.

La turbolenza in seno al movimento è evidentemente continuata in questi ultimi anni, se i viticoltori hanno avvertito la necessità di ritornare alle vecchie classificazioni. E dopo cinque anni di lavoro, in accordo finalmente tra viticoltori ed enti pubblici locali, è stato deciso di varare un progetto di classificazione quinquennale (2010-2025). Nel rispetto di una serie di criteri, che si possono così riassumere:

  • qualità del vino giudicato da una giuria indipendente a seguito di degustazioni bendate su più millesimi
  • valutazione dei punteggi positivi di ciascuna cantina
  • rispetto dell’ambiente
  • controlli del prodotto durante la durata della classificazione in presenza dei consumatori
  • tracciabilità e autenticazione di ciascuna bottiglia.

Un programma sicuramente importante e dall’ampio spettro, che non vive sugli allori passati, di un tempo che non tornerà, ma crea le basi per un nuovo futuro in questo secondo millennio.

Ed ora passiamo alla degustazione della masterclass propostaci al WineParis con alcuni Crus Bourgeois tra cui ci hanno maggiormente colpiti:

 

Chȃteau La Branne Cru Bourgeois Superior Aoc Médoc 2017 – Videau

57% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot, 3% Petit Verdot – barriques nuove 1° e 2° passaggio.

Fabienne e Philippe Videau sono i testimoni dal 1986 di questa azienda che si trova nel Comune di Bégadan nell’estuario della fiume Garonna, a 70 km da Bordeaux. Nel 2008 hanno ricevuto la prima menzione “Cru Bourgeois”. Oggi la conduzione è biologica.

il retro dove si osservano anche le nuove etichette con Qr code

il fronte etichetta

La veste rubino intenso, con riflessi luminosi leggermente purpurei, indica una fase ancora giovane del vino. Sensazione che al naso si confermano con le note vegetali in evidenza che oscurano i frutti scuri di ribes, mora di rovo, mirtillo, mentre timidamente fanno capolino il cioccolato amaro e la polvere di caffè. Al palato ha stoffa, corpo, la freschezza accompagna un uomo in frac al ballo delle debuttanti, mentre il tannino scandisce il battere dell’orologio. Un vino “adolescente” nel suo sviluppo.

 

Chȃteau S’Agassac Cru Bourgeois Aoc Haut-Medoc 2017 – Groupama

 (81% Cabernet Sauvignon, 19% Merlot – 12-15 mesi di cui 60% barriques nuove)

 Un scrittura latina, trovata nei sotterranei dello Chȃteau, indica la sua costruzione nell’XII sec. Tuttavia, le prime testimonianze storiche datano il XIII sec. nel 1238 la Fam. Gaillard de Gassac è la prima proprietaria. Nei secoli, avvengono diverse successioni, tra cui la Fam. Gasqueton, proprietaria dello Chȃteau Calon-Segur, sino ai giorni nostri, l’Assurances Groupama dalla filosofia di vini sinceri.

Grazie alla vicinanza delle Graves, i ciottoli misti ad argilla apportano carattere al vino.

Rubino al colore, presenta un naso chiuso che libera nel tempo percezioni di frutta, marmellata di prugne, a tratti arancia sanguinella, mentre l’aspetto floreale è un bouquet di fiori appena raccolti.

La ricchezza dell’estratto si mostra già all’ingresso del sorso, con la forza tannica che enfatizza le durezze importanti. L’alcol cerca di entrare in contrasto, supportato da una morbidezza che muove i primi passi. Il vino che ci colpisce positivamente, ma che consigliamo di bere fra qualche anno.

  

Chȃteau Donissan Cru Bourgeois  Aoc Listrac-Médoc 2016 – Laporte

 (60% Merlot, 30% Cabernet Sauvignon, 10% Petit Verdot – maturazione 1 anno in legno)

 “Un terrorir, une passion, un savoir -fair inimitabile”

Una frase di benvenuto di Marie-Véronique Laporte che arriva dal Comune di Listrac nel cuore dell’Haut-Medoc, inaugura la nostra degustazione giocata sulla filosofia di produrre vini di grande finezza.

il fronte etichetta

il retro dove si osservano anche le nuove etichette con Qr code

 

 

 

 

 

 

 

 

Piccoli frutti rossi di ribes, mora, lampone sono gli attori principali, lasciando le controparti alle piccanti spezie di pepe di Sichuan, cardamomo, legno di cedro. Il millesimo 2016 aiuta a interpretare meglio il vino, grazie all’evoluzione maggiore e all’equilibrio dall’annata. Percezioni che si avvertono durante la degustazione grazie all’equilibrio che si rivela. La freschezza è ancora scalpitante, supportata dalla sapidità e da un tannino vigoroso ma pronto per essere domato negli anni.

 

 Chȃteau Bellevue de Tayac Cru Bourgeois Aoc Margaux 2017 – Domaines Fabre

 (70% Merlot, 20% Cabernet Sauvignon, fermentazione in acciaio – 10% Petit Verdot  fermentazione in barriques –  invecchiamento 12-14 mesi barriques di cui 60% nuove)

La costruzione dello Chȃteau risale al 1903, un edificio costruito sulle fondamenta del Monastero Lamothe, distrutto dopo un incendio. Perso al gioco, sul tappeto verde del Casino di Biarritz, succedono diversi proprietari sino al 1976 quando Gabriel Fabre da vita a un capitolo nuovo, portato avanti dai suoi discendenti sino ai giorni nostri.

Abbiamo sempre pensato che il territorio di Margaux fosse quello di più facile interpretazione, forse per il terreno ciottoloso con un’alta percentuale di argilla, forse per la presenza del Merlot nella patria del Cabernet Sauvignon, ma ci siamo sbagliati.

Chȃteau Bellevue de Tayac Cru Bourgeois Aoc Margaux 2017 – Domaines Fabre

Nella batteria, il vino è stato quello che più ci ha fatto discutere. Forse complice l’annata calda, al naso si avverte macedonia di frutta macerata, tamarindo, rabarbaro, cioccolata amara calda, sensazioni scure e calde che si confermano al sorso. Austerità all’ingresso, semplicità nel finale. La freschezza non da segni di cedimento, invade il palato, chiude velocemente lasciando una leggera astringenza, come un abito largo indossato sopra una spina dorsale snella.

  

Chȃteau Tour Saint Fort Cru Bourgeois Aoc Saint-Estèphe 2016 – Meng Qu

 (Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, % non dichiarate – invecchiamento 12-18 mesi barriques rovere francese, di cui il 50% nuove)

Situato nel lieu-dit di Laujac a S/E di Saint-Estèphe, nel XVIII sec. la proprietà appartenne al Signor De Pez e alla Fam. Calon. Nel 1852, subì un tracollo durante una grave crisi del mercato del vino bordolese; tornerà alla ribalta con il nome “ Cru La Tour  Pineau “ grazie al suo mentore, che lo porterà  nel 1992 a una nuova riclassifica di Crus Bourgeois. Testimone della storia recente, nel 2016 alcuni investitori cinesi apportano migliorie attraverso tecniche moderne e funzionali.

La luminosa veste color rubino ci stuzzica la curiosità nelol scoprire il ventaglio olfattivo di frutto rosso, ciliegia,  lampone, fragolina di bosco, viola, erbe aromatiche che virano al verde scuro, timo, semi di papavero e di  chinoa. Sentori che conducono al sorso nella muscolarità che si avverte al primo assaggio, si conferma nel tempo con il tannino, educato e gentile come nel film “il Gattopardo”. Un vino che ci ha convinto fin da subito.

 

Dopo la lunga giornata, finita la masterclass, decidiamo di coccolarci con un sorso di nettare, con la enne maiuscola: un buon calice di Sauternes 1er Grand Cru Classé en 1855

           

Petit Guiraud 1er Grand Cru Classée Aoc Sauternes 2016 – Chateau Guiraud 

 (65% Semillon – 35% Sauvignon blanc – fermentazione parte in acciao, parte in barriques. Invecchiamento: 12 mesi in barriques)

Nel 1983 l’arrivo di Xavier Planty apre un nuovo capitolo nella storia dello Chateau, verso la sostenibilità ambientale, mediante lo studio e conservazione dei vitigni a bacca bianca, sino ad arrivare nel 2011 alla certificazione Biologica grazie anche ai nuovi soci Robert Peugeot, Olivier Bernard, Stephan von Neipperg. Nel 2019 inizierà l’approccio verso la permacultura, un sistema integrato di pratiche mirate agli ambienti antropizzati che soddisfando le esigenze umane di cibo ed energia mantenendo la resilienza, ricchezza e stabilità degli ecosistemi naturali, un approccio unificato che riguardano gli uomini e le sue connessioni con la natura.

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Il nettare dorato, illumina i nostri occhi con cui si muove silenziosamente nel calice, senza scandire  il tempo. Al naso è profondo, profumi intensi e ampi articolano il ventaglio olfattivo che apre sulle classiche note di apricot, l’albicocca disidratata che gorgheggia nella composizione frutta di maracuja, melone bianco, uvetta sultanina, miele di agrumi, ma anche lo zafferano, il profumo che contraddistingue questo vino botritizzato. La muffa nobile, meglio definita Botrytis Cinerea, la percepiamo anche al sorso, morbido, glicerico, armonioso nell’invadere il palato, accarezzando le guance nella morbidezza assoluta. La dolcezza non è stucchevole, l’acidità contrasta in pieno, supportata dalla sapidità che non manca di farsi sentire. Un vino da meditazione ma la cui bottiglia finisce presto.

 

Un finale che a parere nostro, ci rende soddisfatti, un arrivederci da parte di tutto lo staff, che dopo questo testo molto tecnico e di non facile lettura, che solo un vero appassionato o esperto del settore avrà letto completamente…bravi….Vi attendiamo con più leggerezza al prossimo articolo, in cui parleremo dei vini internazionali…in abbinamento anche a qualche cosa di molto molto particolare……ma questa è una sorpresa……

 

L?INDOVINO e MAURA GIGATTI

28-3-2020

 


Marzio Dal Toso

 


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