Blog sull'emozione del Vino

 


Chianti Classico Collection 2020

 

 
Overview
 

Location
8.5


 
Offerta Vini
8.0


 
Cortesia del personale
7.5


 
Sito Web
5.9


 
Qualita/Prezzo
6.8


 
Emozione
7.5


 
Organizzazione
7.6


 
Punteggio finale
7.4
7.4/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 

Aspetti positivi


location azzeccatissima connubia la storia ed il desing, buona l'organizzazione, calice appropriato, cortesia personale, parcheggio e stazione ferroviaria comodi, ben strutturata sala degustazione stampa, discreto lo spazio tra i banchi d'assaggio, ottima la divisione a zone secondo i comuni, buono materiale divulgativo, discreto rapporto qualità prezzo vini degustati.

Aspetti negativi


sito web migliorabile per l'evento, servizio sicurezza Leopolda, organizzazione bagni, assenza di rinfresco con vini di tali gradazioni, assenza intera giornata per il pubblico.


In breve...

  CHIANTI CLASSICO COLLECTION 2020   Scendiamo dal Freccia Rossa, siamo alla Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella, nella “Medicea” Firenze, dopo aver oltrepassato i tornelli della Polizia ci dirigiamo alla Leopolda, che dista poco più di un chilometro. Siamo arrivati alla 27a manifestazione di Chianti Collection 2020, impostata su due giornate, il 17 e […]

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Pubblicato 7 Giugno 2020 da

 
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CHIANTI CLASSICO COLLECTION 2020

 

Scendiamo dal Freccia Rossa, siamo alla Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella, nella “Medicea” Firenze, dopo aver oltrepassato i tornelli della Polizia ci dirigiamo alla Leopolda, che dista poco più di un chilometro.

Siamo arrivati alla 27a manifestazione di Chianti Collection 2020, impostata su due giornate, il 17 e 18 Febbraio, dove circa 200 produttori su 354 complessivi di Chianti Classico presenteranno l’annata Chianti Classico 2018, Chianti Classico Riserva 2017, e Chianti Classico Gran selezione 2016.

l’ingresso interno della Leopolda allesteto dal Consorzio Vino Chianti Classico

Entrati nella vecchia stazione della Leopolda, nel 1848 la prima in ordine temporale costruita a Firenze e dedicata al Gran Duca Leopoldo II,  veniamo subito colpiti dai suggestivi interni, sapientemente ristrutturati mantenendo tutti i valori aggiunti delle strutture originali,  il tutto arricchito da una coreografia scenica che il Consorzio Vino Chianti Classico, conosciuto a molti anche con il nome improprio Consorzio del Gallo Nero (dal marchio identificativo),  ha voluto dare, con gran gusto estetico, un connubio di arte classica e moderno design, facendo percepire appieno le antiche tradizioni del Consorzio che risalgono a 96 anni orsono (nata nel 1924 è la più antica Associazione di produttori di vino d’Italia), e la voglia di spiccare nei nuovi orizzonti che il futuro prospetta. Anche la veste grafica quest’anno è stata particolarmente curata e ravvivata, con un Gallo nero che per l’occasione si è vestito multicolore, una sorta di Arlecchino artistico, a rappresentare tutti i colori del Chianti Classico, dal marrone del suolo, al verde delle vigne, dall’azzurro del cielo, al rosso carminio del sangiovese, ma nello stesso tempo vuol rappresentare anche le diversità dei caratteri dei vini dei vari produttori, delle varie annate e delle varie tipologie, insomma un gallo più completo e vestito a festa!  Un consorzio a nostro parere ben strutturato ed organizzato, con le idee chiare, ovviamente non privo di visioni differenti interne,  con un fatturato sempre in ascesa che ha portato il 2019 ad un + 10 % sul 2018, con una medesima rivalutazione anche per il prezzo dell’uva al quintale della vendemmia 2019, con le tipologie Gran Selezione e Riserva che rappresentato congiuntamente il 42% della produzione e il 55% del fatturato complessivo, con la Gran selezione che da sola cresce del 15%, confermando la buona scelta del Consorzio Vino Chianti Classico nel voler immettere sul mercato la nuova tipologia di vino; ricordiamoci che siamo nella tradizionalissima toscana tra Siena e Firenze! Buona anche l’esportazione, con gli Stati Uniti che si confermano da ormai da 15 anni saldamente al primo posto con il 34% delle vendite totali, seguiti dal mercato interno

L’ingrsso esterno della leopolda

con il 22%, dal Canada con il 10%, e dalla Gran Bretagna che con il 7% supera la Germania che si assesta quinta con il 6%.  Un fatturato globale del territorio del Chianti Classico pari ad 800.000 di euro di cui la metà ricavati esclusivamente dalla produzione vinicola. Direi un bel risultato!

Particolare attenzione il Consorzio la sta dedicando all’olio DOP Chianti Classico (deve contenere almeno l’80% di varietà Moraiolo, Frantoio, Leccino e Correggiolo), che quest’anno ha festeggiato i propri primi 20 anni di vita della DOP; già dal confezionamento (visto che siamo nella culla della lingua italiana, utilizziamo un termine più appropriato in sostituzione dell’anglosassone Packaging) è distinguibile la bottiglia per il Gallo Nero racchiuso da una ruota colore verde smeraldo in continuità di riferimento con quella in rosso carminio utilizzata per il vino.

Una manifestazione come detto ben organizzata, con personale cortese e disponibile, un calice da degustazione appropriato per i vini rossi degustati, bella location comoda alla stazione ferroviaria ed al parcheggio, ambiente sapientemente scelto e vestito a festa, interessanti le degustazioni guidate, ben strutturata la sala degustazione per la stampa, seppur noi prediligiamo i banchi di assaggio per il confronto diretto con i produttori e la gente ;  molto gradevoli i vini degustati, con limitate prove di botte (circa una cinquantina su settecento vini) , discreta la distribuzione dei banchi di assaggio rispetto l’affluenza e molto apprezzata come sempre la scelta della suddivisione per sottozone, seppur di grande effetto estetico forse a distanza esigua quando subentra la presenza del pubblico nel pomeriggio del 18 febbraio. Buono il materiale divulgativo consegnato, probabilmente migliorabile mediate supporto informatico (chiavetta o Web). Ed ora come nostra abitudine, in totale spirito collaborativo con gli organizzatori al fine di un nostro suggerimento per il futuro, sicuramente un miglioramento del servizio di sicurezza fornito dall’ organizzazione della Leopolda (sono state rubate svariate bottiglie di Gran Selezione, impedendone di fatto l’assaggio nella giornata del 18) ; valutare un rinfresco dove il degustatore possa intervallare i vini degustati dalle gradazioni anche importanti con gli assaggi culinari, magari proponendo degli abbinamenti con piatti del territorio ; un’implementazione per il pubblico dei contenuti della manifestazione nel sito web ;  i servizi igienici che risultano sempre molto affollati e non sempre vivibili specialmente nella giornata di pubblico ed infine seppur il prezzo del biglietto di 40 euro possa essere appropriato, troviamo corretto dedicare un’intera giornata al pubblico, considerando che il Chianti Classico è nato spesso dalla gente semplice per la gente semplice!

il punto artistico e fotografico

Ma prima di passare alla descrizioni dei vini degustati, è d’obbligo spiegare cos’è il Chianti…Classico DOCG a marchio Gallo Nero, ed il Chianti DOCG poiché spesso i più confondono o non sono a conoscenza delle varie tipologie di Chianti.

 

 

 

 

CHIANTI CLASSICO DOCG

Il Chianti nella zona definita “storica” nasce ufficialmente nel 1716 quando il Granduca di Toscana Cosimo III fissa i confini della zona di produzione del vino Chianti, ma è nel lontano 1932 che viene aggiunto il suffisso “Classico” per distinguere il Chianti originale da quello prodotto al di fuori del territorio delimitato nel 1716, poi nel 1984 Il Chianti Classico ottiene la DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita); solo nel 1996 Il Chianti Classico diventa una DOCG autonoma e dal 2010 viene introdotto a livello legislativo il divieto di produrre vino “Chianti” nel territorio di produzione del Chianti Classico; ed infine nel 2016 viene avviato l’iter burocratico per la candidatura all’Unesco del territorio del Chianti Classico. Nel 1987 ha avuto inizio un importantissimo Progetto di ricerca denominato “Chianti Classico 2000” che ha selezionato ed omologato nuovi cloni di Sangiovese e Colorino. La superficie vitata complessiva nel 2018 è pari a 10.000 ha vitati di cui 7.200 iscritti all’albo del Chianti classico, 515 soci del consorzio di cui 354 imbottigliatori.

Attualmente la zona del Chianti Classico è racchiusa in 8 Comuni distinti, posti tra Firenze e Siena e precisamente partendo da nord:

San Casciano val di Pesa (FI);

Greve in Chianti (FI);

Tavernelle Barberino * (FI);

Radda in Chianti (SI);

Poggibonsi(SI);

Castellina in Chianti (SI);

Gaiole in Chianti (SI);

Castelnuovo Berardenga (SI).

  • Dal 01/01/2019 Barberino Val d’Elsa e Tavernelle Val di Pesa si sono fusi un unico Comune denominato Barberino Tavernelle.
  • Il territorio del Chianti Classico con i vari comuni registrati alla DOCG Chianti Classico

Consorzio Vino Chianti Classico

Nel 1924 quando nasce il Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine. Il simbolo scelto è il Gallo Nero (potete andare a leggere le sue origini nel articolo “Gallo Nero Gallo Bianco”  che troverete sul nostro blog WWW. L’indovino.it, cliccando Scritti di Vino). La gestione della denominazione è assegnata ed assicurata dal Consorzio Vino Chianti Classico fondato nel 1924, il primo in Italia, organismo che racchiude tutte le categorie Iroduttive (viticoltori, vinificatori, imbottigliatori) e è rappresentativo del 90% della produzione medesima.  La denominazione di origine controllata e garantita “Chianti Classico” è contraddistinta in via esclusiva ed obbligatoria dal marchio “Gallo Nero” nella forma grafica e letterale approvata dal Consorzio in abbinamento inscindibile con la denominazione Chianti Classico. L’utilizzo del marchio “Gallo Nero” è curato direttamente dal Consorzio Vino Chianti Classico che deve distribuirlo anche ai non associati alle medesime condizione economiche e di utilizzo riservate ai propri associati. Per riconoscere un Chianti Classico del Consorzio è molto semplice, dovrete semplicemente cercare sul collo della bottiglia o sul retro- etichetta il logo del Gallo Nero. Nella designazione del vino Chianti Classico può essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale.

 

Il Chianti Classico ha tre tipologie di vino diverse soggette ad un disciplinare specifico modificato con DM 07.03.2014 e pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP e precisamente:

1. Chianti Classico: minimo da 80% a 100% di Sangiovese –massimo 20 % di vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana compresi vitigni internazionali (utilizzati in prevalenza vitigni Francesi)-Non sono permessi vitigni a bacca bianca *-, resa per ettaro 7,5 kg, densità in vigna 4.400 ceppi per ha, irrigazione solo di soccorso, gradazione minima 12% vol., invecchiamento minimo 12 mesi- Immissione al commercio calcolata dal 01 Ottobre dell’ anno successivo la vendemmia.

* A nostro modesto avviso, la scelta effettuata dal Consorzio Vino Chianti Classico per la tipologia Chianti Classico “annata” è una forma riduttiva per questo storico vino, che prevedere vitigni internazionali (a nostro avviso dovrebbero essere tolti o ridotti dal disciplinare al 5% massimo), ma non ammette uve a bacca bianca,  non rispettando di fatto la tradizione, in particolare dettata da un’attenta valutazione dal Barone Bettino Ricasoli intorno al 1840 che prevedeva il Chianti con il 70% di Sangioveto (Sangiovese), 15% di Canaiolo (a nostro avviso vitigno indissolubile dal Chianti Classico, come la Molinara nell’Amarone, risultano vitigni chiamati anche volgarmente correttori, per le annate sfavorevoli), 15% di Malvasia  e la pratica enologica definita all’ Uso Governo Toscano, ovviamente “con severi controlli sul procedimento”  (sinteticamente il “Governo all’uso Toscano” è una seconda lenta rifermentazione del vino, aggiungendo mosto da uve nuove leggermente appassite); il tutto per rendere il vino maggiormente fruibile dal pubblico. Si potrebbe conciliare il “Classico” con il “Moderno”, magari variando la percentuale di uvaggio a bacca bianca del solo Chianti Classico (togliendo i vitigni internazionali), oppure creando una quarta tipologia ad esempio “Chianti Classico Storico o Chianti Classico 1840” , ma consigliamo al lettore un’attenta riflessione in merito.

i vini in degustazione

2. Chianti Classico Riserva: minimo da 80% a 100% di Sangiovese –massimo 20 % di vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana compresi vitigni internazionali (utilizzati in prevalenza vitigni Francesi)-Non sono permessi vitigni a bacca bianca- Resa per ettaro 7,5 kg, densità in vigna 4.400 ceppi per ha, irrigazione solo di soccorso, gradazione minima 12,5% vol., invecchiamento minimo 24 mesi di cui 3 di bottiglia– Immissione al commercio calcolata dal 01 Gennaio dell’anno successivo la vendemmia.

3. Chianti Classico Gran Selezione: minimo da 80% a 100% di Sangiovese –massimo 20 % di vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana compresi vitigni internazionali (Francesi)-Non sono permessi vitigni a bacca bianca – Resa per ettaro 7,5 kg, densità in vigna 4.400 ceppi per ha, irrigazione solo di soccorso, gradazione minima 13% vol., invecchiamento minimo 30 mesi di cui 3 di bottiglia- Immissione al commercio calcolata dal 01 Gennaio dell’anno successivo la vendemmia.

In questo ultima tipologia (introdotta nel 2013 con l’obbiettivo di puntare su un alto livello qualitativo), consigliamo di valutare la possibilità di prevedere nel disciplinare esclusivamente il 100% di sangiovese, per rendere la Gran Selezione nettamente diversa e di maggior pregio rispetto la Riserva. 

Vitigni a bacca rossa complementari idonei alla produzione del vino a DOCG CHIANTI CLASSICO: 1.Abrusco N. 2.Aleatico N. 3.Alicante Bouschet N. 4.Alicante N. 5.Ancellotta N. 6.Barbera N. 7.Barsaglina N. 8.Bonamico N. 9.Bracciola Nera N. 10.Cabernet Franc N. 11.Cabernet Sauvignon N. 12.Calabrese N. 13.Caloria N. 14.Canaiolo Nero N. 15.Canina Nera N. 16.Carignano N. 17.Carmenere N. 18.Cesanese D’Affile N. 19.Ciliegiolo N. 20.Colombana Nera 21.Colorino N. 22.Foglia Tonda N. 23.Gamay N. 24.Groppello di Santo Stefano N. 25.Groppello Gentile N. 26.Lambrusco Maestri N. 27.Malbech N. 28.Malvasia N. 29.Malvasia Nera di Brindisi N. 30.Malvasia Nera di Lecce N. 31.Mammolo N. 32.Mazzese N. 33.Merlot N. 34.Mondeuse N. 35.Montepulciano N. 36.Petit Verdot N. 37.Pinot Nero N. 38.Pollera Nera N. 39.Prugnolo Gentile N. 40.Pugnitello N. 41.Rebo N. 42.Refosco dal Peduncolo rosso N. 43.Sagrantino N. 44.Sanforte N. 45.Schiava Gentile N. 46.Syrah N. 47.Tempranillo N. 48.Teroldego N. 49.Vermentino Nero N.

 

CHIANTI DOCG

 ll Consorzio Vino Chianti si è costituito nel 1927 ad opera di un gruppo di viticoltori delle Province di Firenze, Siena, Arezzo e Pistoia. La zona di produzione iniziale definita con il Decreto Ministeriale del 1932, è stata più volte modificata: prima con Decreto del Presidente della Repubblica del 9 agosto 1967, con il quale furono inseriti ulteriori territori vicini, ricadenti nelle provincie di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia e Siena. Nell’anno 1984, grazie al lavoro dei produttori vitivinicoli ed all’attiva industria collaterale di settore, si crearono le condizioni affinché il vino Chianti ottenesse il riconoscimento, come vino Chianti D.O.C.G, con Decreto del Presidente della Repubblica del 2 luglio 1984. Oggi 3.000 produttori che interessano più di 15.500 ettari di vigneto per 800.000 ettolitri di Chianti delle varie zone e tipologie. Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita  «Chianti», «Chianti Superiore» e «Chianti Riserva» seguito dal riferimento ad una delle sottozone” può essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale.

Il territorio del Chianti DOCG con le sottozone; nella parte centrale incolore il territorio del Chianti Classsico

Il Chianti DOCG è costituito dalle tipologie Chianti,  Chianti Superiore e Chianti Riserva e da 7 sottozone (nel novembre 2019 è stata richiesta la creazione dell’ottava sottozona denominata “Terre di Vinci”, ma non ancora ufficializzata da Decreto) oltre la porzione di zona Chianti DOCG esclusa dalle sottozone e precisamente:

  1. Chianti Colli Fiorentini DOCG (DOCG dal 30/11/2011 – posta a sud di Firenze);
  2. Chianti Rufina DOCG (DOCG dal 30/11/2011posta a nord – est di Firenze);
  3. Chianti Montalbano DOCG (DOCG dal 30/11/2011- posta a nord – ovest di Firenze);
  4. Chianti Colline Pisane DOCG (DOCG dal 30/11/2011 – posta a sud di Pisa e del fiume Arno);
  5. Chianti Colli Senesi DOCG (DOCG dal 22/05/2013- posta a nord e sud di Siena);
  6. Chianti Montespertoli DOCG (DOCG dal 30/11/ 2011 – posta tra Firenze e Pisa)
  7. Chianti Colli Aretini DOCG (DOCG dal 30/11/ 2011 – posta a nord, ovest e est di Arezzo).

 

Il Chianti DOCG nelle varie sottozone ha tre tipologie di vino diverse soggette ad un disciplinare specifico modificato con DM 30.11.2011 e pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf Sezione Qualità e Sicurezza – Vini DOP e IGP ed in particolare:

 

1. Chianti : minimo da 70%  a 100% di Sangiovese –massimo 30 % di vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana compresi vitigni internazionali (i vitigni Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon non potranno singolarmente o congiuntamente superare il limite del 15%  )- oppure massimo 20% a bacca rossa e massimo 10 % a bacca bianca,  resa per ettaro 9 kg a 11 Kg secondo le sottozone, densità in vigna 4.100 ceppi per ha, irrigazione solo di soccorso, gradazione minima dai 10,5%  ai 11,5% vol. (mediamente 11,5% vol.) secondo le sottozone – Per il vino «Chianti» con riferimento alla sottozona «Colli Senesi», la composizione ampelografica è costituita da Sangiovese con un minimo del 75% ed un massimo del 100%, e possono concorrere alla produzione le uve a bacca rossa dei vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della regione Toscana nella misura massima del 25% del totale; Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon singolarmente o congiuntamente non devono superare il limite massimo del 10%. E’ consentito la pratica enologica “Governo all’uso Toscano” (sinteticamente il “Governo all’uso Toscano” è una seconda lenta rifermentazione del vino, aggiungendo mosto da uve nuove leggermente appassite). Fino alla vendemmia 2015 potevano concorrere alla produzione del vino «Chianti» con riferimento alla sottozona «Colli Senesi», anche i vitigni Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti singolarmente o congiuntamente fino al massimo del 10%. Commercializzazione calcolata dal 01 Marzo dell’anno successivo la vendemmia (Chianti Rufina e Chianti Colli Fiorentini dal 01 Settembre dell’anno successivo la vendemmia).

 

2. Chianti Superiore: minimo da 70% a 100% di Sangiovese –massimo 30 % di vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana compresi vitigni internazionali (Francesi)- oppure massimo 20% a bacca rossa e massimo 10 % a bacca bianca, resa per ettaro 9 kg, densità in vigna 4.100 ceppi per ha, irrigazione solo di soccorso, gradazione minima da 12 % vol. a seconda delle sottozone (mediamente 12% vol.), – Commercializzazione dal 01 Settembre dell’anno successivo la vendemmia

 

3. Chianti Riserva: minimo da 70%  a 100% di Sangiovese –massimo 30 % di vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana compresi vitigni internazionali (Francesi)- oppure massimo 20% a bacca rossa e massimo 10 % a bacca bianca,  resa per ettaro 9 kg, densità in vigna 4.100 ceppi per ha, irrigazione solo di soccorso, gradazione minima da 12 % a 13% vol. a seconda delle sottozone (mediamente 12% vol.), invecchiamento minimo 24 mesi (di cui 6 mesi in fusti di legno per le sottozone Colli Fiorentini e Rufina e 8 mesi in fusti di legno oltre a 4 mesi di bottiglia per la sottozona Colli Senesi) – Commercializzazione dal 01 Gennaio dell’anno successivo la vendemmia.

Chianti Gran Selezione:   Proposta di modifica al Disciplinare di Produzione della D.O.C.G. Chianti. nell’Assemblea 08 Novembre 2019 ma non ufficializzata da Decreto : minimo da 60% a 100% di Sangiovese –massimo 40 % di vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana compresi vitigni internazionali (Francesi)- oppure massimo 30% a bacca rossa e massimo 10 % a bacca Bianca, resa per ettaro 8 kg, densità in vigna 4.100 ceppi per ha, irrigazione solo di soccorso, gradazione minima 12,5% vol., invecchiamento minimo 30 mesi- Commercializzazione calcolata dal 01 Gennaio del anno successivo la vendemmia.

SI PRECISA CHE TALE MODIFICA E’ STATA CONTESTATA DAL CONSORZIO VINO CHIANTI CLASSICO IN QUANTO TIPOLOGIA DI LORO ESCLUSIVA CREAZIONE DAL 2013. NOI CREDIAMO CHE L’UNIONE FACCIA LA FORZA, RISPETTO A “DIVIDE ET IMPERA”, POICHE’ SEMPRE TRA DUE LITIGANTI E IL TERZO CHE GODE…! QUINDI AUSPICHIAMO AD UNA SAGGIA COLLABORAZIONE TOSCANA TRA CONSORZI PER RENDERE ANCOR PIU’ FAMOSO NEL MONDO IL CHIANTI E CHIANTI CLASSICO CHE SONO E SARANNO SEMPRE DUE REALTA’ DISTINTE.

Per i più pignoli si riportano di seguito i vitigni complementari idonei alla coltivazione del Chianti DOCG nella Regione Toscana che possono concorrere alla produzione dei vini sopra indicati, iscritti nel Registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7 maggio 2004 (pubblicato sulla G.U. n. 242 del 14 ottobre 2004), e successivi aggiornamenti:

 

vitigni a bacca rossa: Abrusco n., Aleatico n., Alicante n., Alicante Bouschet n.,

Ancellotta n., Barbera n., Barsaglina n., Bonamico n., Bracciola nera n., Calabrese n.,

Caloria n., Canaiolo n., Canina nera n., Carignano n., Carmenere n., Cesanese d’Affile n.,

Ciliegiolo n., Colomabna nera, Colorino n., Foglia Tonda n., Gamay n., Groppello di S.

Stefano n., Groppello Gentile n., Lambrusco Maestri n., Malbech n., Malvasia n.,

Malvasia Nera di Brindisi n., Malvasia Nera di Lecce n., Mammolo n., Mazzese n.,

Merlot n., Montepulciano n., Petit Verdot n., Pinot Nero n., Polleria nera n., Prugnolo

Gentile n., Rebo n., Refosco dal Peduncolo Rosso n., Sagrantino n., Sanforte n., Schiava

Gentile, Syrah n., Tempranillo n., Teroldego n., Vermentino Nero n..

 

vitigni a bacca bianca: Albana b., Alabarola b., Ansonica b., Biancone b., Canaiolo

Binaco b., Chardonnay B., Clairette b., Durella b., Fiano b., Grechetto b., Greco b.,

Incrocio Bruni 54 b., Livornese Bianca b., Malvasia Bianca di Candia b., Malvasia

Bianca Lunga b., Malvasia Istriana b., Manzoni Bianco b., Marsanne b., Moscato Bianco

b., Muller Thurgau b., Orpicchio b., Petit Manseng b., Pinot Bianco b., Pinot Grigio g.,

Riesling renano b., Riesling Italico b., Roussane b., Sauvignon b., Semillon b., Traminer

Aromatico Rs., Trebbiano Toscano B., Verdea b., Verdello b., Verdicchio Bianco b.,

Vermentino b., Vernaccia di S. Gimignano b., Viogner b..

 

Ma per capire ancora più in profondità il Chianti Classico dobbiamo necessariamente descriverne una delle tre cose fondamentali per produrre il vino……il clima nel territorio Chiantigiano classico e quindi l’annata. Di seguito per una migliore panoramica al lettore ne descriviamo le ultime quattro in commercio, partendo a ritroso:

 

ANNATA 2015  ECCELLENTE

 Produzione totale 300.000 hl

L’andamento stagionale può essere considerato eccellente per la qualità ineccepibile ottenuta dalle uve, grazie ad un’andamento climatico regolare; un’ inverno mite intervallato da alcune giornate in cui a temperatura è scesa sotto lo zero, una primavera con temperature favorevoli ad un germogliamento vegetativo equilibrato. L’estate molto calda con scarse precipitazioni meteoriche, veniva compensata dalle buone escursioni termiche notturne. Tutte le fasi fenologiche (gemmazione, fioritura, allegagione e invaiatura) sono da ritenersi vicine alla perfezione! Il Sangiovese in quest’annata ha esaltato le proprie caratteristiche con valori in estratto, antociani, polifenoli e profumi varietali di particolare concentrazione e unicità.

 

ANNATA 2016  REGOLARE

Produzione totale 281.000 hl

 Un’ andamento stagionale regolare, ha caratterizzato quest’annata con unica problematica legata alle scarsissime precipitazioni meteoriche al finire di luglio, periodo dell’invaiatura, poi sopperite da una ripresa della piovosità di fine agosto inizi settembre. Il caldo non eccessivo, assieme agli sbalzi termici notturni, ha riequilibrato la maturazione dell’uva che non ha sofferto fenomeni di sovramaturazione in pianta, tanto da far prevedere vini con profili aromatici elevati e con un’ottima acidità.

 

ANNATA 2017  ANOMALA

Produzione totale 206.000 hl

 Il 2017 ha messo a dura prova i viticoltori del territorio Classico, e non solo, con una siccità che non si vedeva da vari decenni, con qualche scarsa pioggia tra la fine di febbraio ed i primi di marzo, per consolidarsi con valori di piovosità scarsissimi fino a fine agosto! A questo si aggiungano molto picchi di calore associati a basse escursioni termiche, che si sono conclusi a fine agosto. Paradossalmente, a volte sembra e forse è cosi, che le piante siano espertissimi indicatori delle previsioni meteorologiche, infatti le gelate tardive della primavera, causa di minor quantità potenziale di prodotto, si è rilevata favorevole nelle successive fasi di sviluppo del frutto. A salvare l’annata sicuramente le piogge di inizio settembre, poco abbondanti, ma sufficienti al completamento della maturazione senza portare in estrema sofferenza la pianta. Seppur l’andamento stagionale abbia portato ad una delle più basse produzioni degli ultimi 40 anni, grazie anche all’esperienza e sacrificio dei viticoltori chiantigiani della zona classica, ha creato vini dai colori intensi e vivaci, dai profili aromatici intensi dai toni particolarmente fruttati, con tannini piuttosto morbidi e maturi; probabilmente un’annata da mantenere in cantina e riassaggiare con soddisfazione tra qualche anno.

 

ANNATA 2018  DISCONTINUA

Produzione totale 275.000 hl

 Un’ andamento stagionale climatico discontinuo ha caratterizzato quest’annata, con mutevoli situazioni meteorologiche alternatesi durante tutta la stagione vegetativa. Dopo un’ inverno piuttosto freddo, specialmente sul finire, con sporadiche nevicate anche a basse quote, e temperature al di sotto dello zero, si sono registrate una primavera ed un’estate con giornate soleggiate alternate a brevi ma frequenti piogge, creando un’ elevato tasso di umidità ambientale. Grazie poi ai temporali settembrini, si sono registrati fenomeni di raffrescamento, e regolari sbalzi termici notturni, con conseguente allungamento del processo di maturazione delle uve. Mediamente la vendemmia del Sangiovese è iniziata il 20 settembre concludendosi nella seconda decade di ottobre; premiati per una miglior qualità i viticoltori che hanno saputo attendere vendemmiato nel mese di ottobre. Mediamente sono vini piuttosto equilibrati, con una discreta acidità e dei tannini di struttura dolci e maturi. Vini mediamente freschi dal buon profilo aromatico, piacevoli al palato e dalle caratteristiche chimiche ed organolettiche atte anche ad un medio invecchiamento.

 

Eccoci, ed ora dopo questa lunga e non facile, ma necessaria, spiegazione, passiamo con vivacità e piacevolezza alle degustazioni più interessanti avvenute nella giornata del 18 Febbraio:

 

Chianti Classico DOCG Terra di Lamole 2017 – I Fabbri – (Greve in Chianti –FI-)

(90% Sangiovese 10 % Canaiolo Nero) affinamento di 12 mesi in parte in cemento e parte in tonneaux da 500 litri di rovere francese (circa 50%). Gradazione alcolica 13,5° vol.

Un Chianti classico che rispetta la tradizione con un blend di Sangiovese e Canaiolo nero in grande armonia simbiotica. Il vino presenta un colore rubino medio limpido luminoso, i profumi si liberano nel calice, con sensazioni fruttate di viola mammola, marasca, pepe verde e lieve finocchietto selvatico. Il sorso è gradevole con una struttura che emerge progressivamente, ampliandosi al palato e donando sentori fruttati di susina e ribes rosso, con buona spalla acida in equilibrio con la sapidità che dona una freschezza con note citrine, mantenuta dall’alcol complice anche dell’annata molto calda, che avvolge e si mescola alla morbidezza che viene contrastata dal tannino, educato ma leggermente astringente dovuto alla giovane età.

 

Chianti Classico DOCG   2017 – Az. Ag. Ottomani (Greve in Chianti  –FI-)

(100% Sangiovese) fermentazione spontanea con macerazione in cemento per 15-25 giorni (90% diraspato e 10 % con raspo), affinamento di 14 mesi sempre in cemento alimentare non vetrificato. Gradazione alcolica 13,5° vol.

Il vino appare abbastanza luminoso nel colore rubino di media intensità, ed invita a scoprire i profumi che si liberano intensi e composti. Giochi di frutta rossa, ciliegia di Vignola, fragolina di bosco, enfatizzati da sensazioni tostate di tabacco kentucky e pepe nero. Una bocca che fin da subito degusta un vino giovane legato alla piacevole acidità che denota una freschezza appagante in concilio con le trame sapide, con i tannini che devono ancora trovare la loro completa armonia.  La coda risulta di media compattezza e lunghezza, rivela spruzzi di pompelmo rosa, rabarbaro, pepe bianco e timo limoncello. Valutiamo il suo stato evolutivo già gradevole fin da ora ma sicuramente ancora giovane, sarà perfetto fra alcuni mesi.

 

Chianti Classico Riserva DOCG Calidonia 2015 – Bindi Sergardi – Tenuta Mocenni – (Castelnuovo Berardenga –SI-)

(100% Sangiovese) fermentazione per 3 settimane in acciaio inox – 18 mesi in botti da 42 hl, 6 mesi in bottiglia. Gradazione alcolica 14° vol.

Nicololò Casini e la collaboratrice allo stand aziendale

Il color rubino medio piuttosto luminoso presenta questa piacevole Riserva, dai sentori di ginestra, marasca, noce moscata, artiglio di drago, con finale di lieve e delicato incenso. Al sorso, la testa si presenta di medie dimensioni per ampliarsi nel corpo di struttura elegante e piacevole, una spalla acida in fase di equilibrio che denota una propria giovinezza evolutiva, con una coda lunga sottile e sinuosa che sprigiona note di cuoio riflettenti un’annata importante, associate ad erbe aromatiche come il timo ed il rosmarino, per concludersi in tocchi speziati di noce moscata e pepe nero. Un vino che avvicina al sorso per eleganza, che sicuramente darà la propria essenza migliore tra qualche anno.

 

Chianti Classico Riserva DOCG 2016 – Podere Val Delle Corti (Radda in Chianti –SI-)

(100% Sangiovese) fermentazione per 3 settimane in acciaio inox od in alternativa 2 settimane in tonneaux aperti– 24 mesi in barriques esauste e botti da 20 e 40 hl, 6 mesi in bottiglia – solo migliori annate. Gradazione alcolica 14° vol.

Una Riserva che ci ha convinto molto, sia per il colore rubino pieno piuttosto luminoso, sia per il naso che si è posto finemente elegante, di viola mammola, marasca e pepe nero. Una spalla acida presente che domina magistralmente i tannini, con sentori di Piccoli frutti di bosco, cassis, ribes, mora di rovo, intervallati da amolo rosso, rabarbaro e pompelmo rosa, con una lunga persistenza dalle note leggere di tostatura di vaniglia, timo e cenni di sedano verde. L’alcol avvolge il palato, la scalpitante  freschezza dona sensazioni riconducibili alla giovane età del vino;  nel percorso gustativo si avverte la suadenza di un vino che si pone all’attenzione del degustatore e lo invita a proseguire nel finale della bottiglia, pensando a come migliorerà ancora di più nel futuro.

 

Chianti Classico Gran Selezione DOCG “Il Puro”  2016 – Castello di Volpaia (Radda in Chianti  –SI-)

(100% Sangiovese) affinamento di 18 mesi in barrique di rovere francese di Allier a media tostatura (il grado di “cottura” delle doghe della botte) di cui 6 mesi a contatto con la feccia nobile (tale procedimento ammorbidisce il vino e non si percepiscono sentori di legno invasivi). Gradazione alcolica 14° vol.

Interessante l’interpretazione dell’annata definita eccellente, il colore che vira tra il rubino e il granato dai riflessi  vivaci ci porta a considerare una perfetta maturazione. Al naso ginestra, rosa damascena, timo, mandarino cinese, ciliegia ferrovia mentre al sorso il corpo è ampio, avvolge con il suo estratto il palato nella propria discreta eleganza, nonostante il tannino vibrante e maestoso si libera apparentemente senza indugio, supportato dallo spettro alcolico che armonizza sapidità ed acidità. La lunga cado sinuosa e leggiadra ci accompagna nella beva che arricchita da sentori finali di mora, timo limoncello, noce moscata invita sicuramente a berne un secondo sorso.

Chianti Classico  DOCG Novecento 2017 – Dievole  (Castelnuovo Berardenga –SI-)

(90% Sangiovese 7% Canaiolo nero e 3% Colorino) macerazione 14-15 giorni in vasche di cemento non raffinato da 75 hl ad una temperatura massima di 28ºC, affinamento in botti di rovere francese non tostate da 41hl per circa 13 mesi e minimo 3 mesi in bottiglia. Gradazione alcolica 13,5° vol.

Un Chianti Classico che nella sua veste rispetta i canoni armonici di un blend dal ricordo antico ma con una sicura visione del il futuro. Allo sguardo il colore rubino medio con riflessi luminosi tendenti al granato, porta il calice al naso dove le note floreali subito spiccano dalla classica viola mammola alla ginestra ed ai fiori di campo, con un progressivo sentore di tabacco dolce Kentucky che vira delicatamente verso il cuoio. Il sorso è avvolgente ampio, con un corpo di piena struttura, con tannini non invasivi ma non perfetti per la giovane età a finire, con una coda sottilissima ma dalla lunghissima persistenza che lascia trapelare sentori di marasca, cassis, rabarbaro, timo ma anche pelle quasi nuova e pepe nero. Un calice piacevole di beva non complessa ma non banale come si addice ad un Chianti Classico.

 

Chianti Classico Riserva DOCG Novecento 2016 – Dievole  (Castelnuovo Berardenga –SI-)

(95% Sangiovese 3% Canaiolo nero e 2% Colorino) macerazione 14-15 giorni in vasche di cemento non raffinato da 75hl ad una temperatura massima di 28ºC, affinamento in botti di rovere francese non tostate da 41hl per circa 18 mesi e minimo 6 mesi in bottiglia. Gradazione alcolica 14° vol.

Frutto di un’annata regolare priva di quegli elementi che la possono rendere unica, la cantina ha saputo coniugare l’esperienza, la tradizione e il gusto aziendale ricavandone un prodotto che lascia piacevolmente colpito il degustatore. Dal colore rubino medio abbastanza luminoso, al naso di viola mammola timo, e pepe bianco, quello che colpisce maggiormente è sicuramente il gusto, ricco con corpo di struttura, con una spalla acida presente ma in fase di equilibratura con la sapidità minerale, accompagnata da un’alcolicità che viene armonizzata dai tannini in contrapposizione con la componente glicerica. Una coda di media struttura, piuttosto dritta ci accompagna nel lungo finale, con sensazioni di amolo rosso, susina, rabarbaro e pepe bianco.  Un vino elegante, che donerà con il trascorrere del tempo sensazioni sempre più vivaci ed intriganti.

 

Abbiamo voluto terminare con questo particolare vino, fuori anteprima, prodotto in circa 1000 pezzi unici, poiché è composto da molti vitigni toscani  così detti minori, ma che  tali non sono, con prevalenza di Foglia Tonda, un vitigno molto raro oggi distribuito in poco più di 20 ettari nelle Provincia di Firenze, Siena, Pisa, Grosseto, Livorno ed Arezzo, scoperto nel 1877 da Giuseppe Di Rovasenda (1824-1913), un  esperto piemontese in viticoltura di nobili ed antiche origini, che lo trovò presso il Castello di Brolio a Siena e lo classificò nel suo “Saggio per una ampelografia universale“.  Altra chicca è il Pugnitello antico vitigno toscano che assomiglia morfologicamente al Montepulciano, che deve il proprio nome alla forma a pugno dei grappoli, probabilmente proveniente dal Grossetano, che grazie ad un progetto dell’università di Firenze del 1987 è stato salvaguardato. Le rese molto basse avevano fatto perdere interesse alla coltivazione, soppiantandolo con vitigni maggiormente produttivi.

 

Kadar  2016 – Renzo Marinai (Greve in Chianti  –FI-)

(60% Foglia Tonda 40% Canaiolo Nero, Colorino, Mammolo, Ciliegiolo e Pugnitello) macerazione per 5 mesi in Kadar da 500 litri (La fabbrica di botti Kádár è una joint-venture creata nel 2008 fra Chêne & Cie e Budapesti Kádár, la più vecchia fabbrica di botti ungheresi che appartiene alla famiglia Molnar. Produce e commercializza delle botti in rovere ungherese) a cappello al chiuso (cappello: durante la fermentazione i lieviti trasformano gli zuccheri in alcol, anidride carbonica e altri prodotti secondari; il gas prodotto trascina verso l’alto le particelle solide, bucce e vinaccioli, creando uno strato compatto di vinacce chiamato cappello che creando una sorta di tappo non permette l’ossigenazione della massa. –al chiuso : Il rimontaggio in questo caso viene effettuato al solo scopo di amalgamare la massa e viene praticato spingendo il mosto dalla base del fermentatore fino alla sua sommità, limitando i contatti con l’aria.) ed affinamento per 12 mesi in damigiane di vetro (con travasi mensili) e 3 mesi in bottiglia. Gradazione alcolica 13,5° vol.

Un bellissimo colore incanta subito allo sguardo, attratto dal rubino intenso che quasi brilla per la spiccata luminosità, mentre i profumi si liberano e formano un bouquet intenso dalle discrete sfumature di viola mammola, marasca e cenni speziati di cannella. Il sorso si apre con lo stesso scenario, in cui una testa media si amplia in un corpo di struttura con una trama tannica, ancora giovane, ma sufficiente per contrastare l’alcol, che si distribuisce nel palato, con una coda di media fattura, dritta ma molto lunga e persistente con note di susina, cedro, ribes rosso e zenzero. Un vino di corpo, con una particolare complessità legata al blend di uve autoctone che seppur ancora piacevolmente giovane, nel tempo non tarderà a donare ancora grandi e nuove soddisfazioni.

 

 

Ed ora l’ultima degustazione dell’Evento Chianti Classico Collection 2020, Vin Santo del Chianti Classico: il lato dolce del Gallo Nero. Ma come ormai è nostra consuetudine, alcuni cenni su questo prezioso prodotto delle terre del Chianti Classico.

 

Vin Santo del Chianti Classico DOC

Il Vin Santo nel Chianti più che un prodotto da commercializzare è un’icona dell’ospitalità locale, il vino che da sempre allieta i brindisi nelle occasioni speciali, del benvenuto, espressione della tradizione vinicola Chiantigiana. Un vino passito di natura ossidativa, dove le uve appassite in graticci o appese a cordini, una volta vinificate, trovano evoluzione nelle piccole botti di rovere o castagno, chiamate localmente “Caratelli “ (generalmente da 15l a 50l) , una volta poste nei granai dei sottotetti. Usanza antica di alcuni produttori tradizionali era che la feccia della passata produzione rimanesse nel caratello, poiché era pensiero della buona riuscita del vinsanto stesso, tanto da chiamarla Madre del Vinsanto. Nella moderna produzione, si preferisce  utilizzare Caratelli relativamente nuovi, innescando la fermentazione mediante l’inoculazione di lieviti selezionati idonei alle concentrazioni zuccherine elevate. Rimane usanza di molti produttori, la pratica di aggiungere una quantità minima di Madre per donare al Vino Santo caratterizzazione e sentori unici e identificativi aziendali.

La prima menzione storica risale al 1773 nel trattato di Oenologia toscana del Villafranchi, mentre l’origine del nome ha svariate spiegazioni etimologiche, a partire dal cristianesimo dove aveva funzioni religiose durante le messe (il vin santo utilizzato nelle celebrazioni liturgiche, inizialmente rosso, rappresenta il sangue di Cristo),  o origini che giungono dal lontano 1348 quando durante la peste che colpì il Senese, alcuni frati facevano ingerire ai sofferenti questo vino passito da cerimonia, ottenendo effetti corroboranti (pensiamo che all’epoca il cibo era molto scarso tra i ceti meno abbienti) tanto che i malati pare esclamassero “ Vin Santo”! Un’altra storica narrazione forse un po’ pittoresca, indica la nascita del nome nacque durante il Concilio di Firenze (precedentemente effettuato a Basilea e Ferrara) del 1439, inizialmente convocato da Papa Martino V e poi condotto da Papa Eugenio IV al fine principale di riunire la chiesa d’oriente con quella d’occidente (divisa ufficialmente con il Grande Scisma del 1054).  Leggenda vuole che un personaggio di spicco della delegazione della Chiesa Ortodossa era l’umanista e filosofo Cardinal Bessarione, arcivescovo di Nicea, che assaggiando il vino passito toscano pare abbia esclamato: “Ma questo è Xantos!” (in lingua greca “biondo” oppure vino prodotto da uva sultanina nell’isola greca di Xantos chiamata oggi Santorini), trasformato poi dai presenti nell’aggettivo latino “santus”.  Un’ultima spiegazione riguarda il ciclo produttivo del Vinsanto, effettuato in occasione delle feste religiose più importanti cristiane, quando secondo alcuni l’uva veniva pigiata nel giorno di Tutti i Santi, mentre secondo altri durante la settimana Santa, seppur alcune fonti sostengono che sia durante la settimana di Pasqua che il vino venga imbottigliato. Probabilmente possiamo verosimilmente affermare, che l’associazione di questo vino con il suo uso comune durante la messa ne possa spiegare l’origine etimologica.

Il Vin Santo del Chianti Classico, con territorio DOC corrispondente alla DOCG del Chianti Classico,  rimane una chicca da scoprire, poiché prodotto in quantità molto ridotte,  circa complessivi 100.000 litri all’anno, un vino realizzato quasi per solo uso interno, familiare, dove il chiantigiano si sente in dovere di difendere una propria tradizione dalle contaminazioni esterne.

Il disciplinare del Vin Santo del Chianti Classico DOC, approvato “legislalmente” nel 1995, prevede l’utilizzo di Malvasia (Malvasia bianca lunga) e Trebbiano (Trebbiano toscano)  in larga maggioranza con un minimo del 60% e un massimo del 40% per le altre uve previste nel disciplinare stesso. Esiste anche la versione “occhio di Pernice” prodotta con il minimo dell’80% di Sangiovese; basse rese in vigna e ancor più basse rese nella trasformazione dell’uva in vino (i più radicali trasformano un quintale di uva in appena 25-30 litri di vino), limite di capacità dei caratelli con un massimo di  300 litri e infine immissione nel mercato non prima di tre anni a partire da quello di produzione delle uve, ma molti lo lasciano affinare anche per 10 anni, creando dei nettari unici ed irripetibili!

L’apertura della degustazione del Vin Santo Chianti Classico: a destra il Presidente del Consorzio Vino Chanti Classico Giovanni Manetti e a Sinistra il conduttore Filippo Bartolotta

Ma ora veniamo alle nostra degustazione guidata del 18 Febbraio, condotta da Filippo Bartolotta e aperta da Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico Giovanni Manetti, che dando il benvenuto ha spiegato cosa rappresenta per lui e per i toscani questo simbolo dell’ospitalità e famiglia nel chiantigiano. L’idea di “filiera degustativa” creata dagli organizzatori non verte nella classica verticale decrescente in base all’annata (o crescente se verticale alla Francese), ma secondo il colore e la struttura dei vini presentati, in abbinamento a dei piatti toscani della tradizione ed anche reinterpretati. Preziosa la collaborazione dei sommelier dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) che mescevano i vini ai tavoli e servino i piatti in abbinamento; unico neo una lamentela su un vino difettoso con evidente sentore di tappo ( TCA – 2,4,6-tricloroanisolo ), riconosciuto dal sottoscritto ma evidenziato al servizio di sala da una giornalista giapponese, e da un’ enologo Gallese di 76 anni ed infine anche dal  sottoscritto, ma negato dal Sommelier e collega del tavolo. A nostra insistenza, ritornava con un’altra bottiglia questa volta piacevolmente degustata ed apprezzata, ma specialmente priva di difetti! Quindi un consiglio “errare humanum est, perseverare autem diabolicum”!

Ma veniamo ai vini degustati:

 

I vini degustati in progressione a partire da destra

 

Vin Santo del Chianti Classico    DOC 2006  Querciavalle –Famiglia Losi  (Castelnuovo Berardenga –SI-)

(Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti) fermenta e affina in tipiche botti di legno, detti “caratelli”, di piccole dimensioni e legni di essenze diverse. La fermentazione alcolica è lunga e lenta. L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 10 anni. Gradazione alcolica 15,5° vol.

Un vino molto gradevole, che rispettando una tradizione antica, appendendo le uve anche su fili di ferro al sole, utilizzando caratelli in legni misti di rovere, acacia, castagno e ciliegio di circa 100l chiusi con cera lacca, e poi posti in granaio, che grazie ai grandi sbalzi termici, provoca la scolmatura delle botti donando al vino quello stato ossidativo particolare del Vin Santo del Chianti Classico.  Un vino dal colore dorato medio con lievi riflessi granato chiari, al naso frutta secca e spezie, mentre alla bocca risulta fruttato, pesca gialla, pasticceria, cannella con finale leggermente ossidato e piuttosto lungo e persistente.

Discreto l’abbinamento  con una Cheesecake ai formaggi toscani.

 

Vin Santo del Chianti Classico  DOC 1983  The Holy One – Il Poggiolino  (Tavernelle Val di Pesa oggi Barberino Tavernelle-FI-)

(uve a bacca bianca)  solo nelle annate migliori. fermenta e affina in tipiche botti di legno, detti “caratelli”, di piccole dimensioni e legni di essenze diverse. La fermentazione alcolica è lunga e lenta. L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 25 anni. Gradazione alcolica 16° vol.

Un annata antica, ma con una freschezza inaspettata, legata alla presenza di una spalla acida ancora piacevole, con note di erbe aromatiche come il rosmarino e il timo, con tocchi leggermente affumicati di tabacco da pipa con finale “coccoloso”  di cioccolato al caffe. Il colore ambra medio con riflessi dorati ci fa percepire che il vino è ancora vivo e dal sorso piacevole e ricco.

Non molto azzeccato l’abbinamento  con una Cheesecake ai formaggi toscani.

 

Vin Santo del Chianti Classico DOC 2013 San Lorenzo a Bibbiano –  Occhio di Pernice  – Bibbiano  (Castellina in Chianti-FI-)

(100% Sangiovese)  fermenta e affina in tipiche botti di legno, detti “caratelli”, di piccole dimensioni e legni di essenze diverse. L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 3 anni. Gradazione alcolica 14° vol. 1000 bottiglie/anno prodotte.

Un rosso carminio medio con riflessi luminosi rubino si differenzia subito dai due vini precedenti, ci addentriamo in uno dei prodotti passiti per eccellenza della toscana, l’occhio di Pernice!Al naso subito si percepiscono frutti rossi, frutta secca come fichi e datteri, che continuano anche all’assaggio con una spalla acida in difficile equilibrio con gli zuccheri, che spaziano dal miele di acacia al cioccolato che si allungano nella coda con note ossidative  leggermente sapide.  

Discreto l’abbinamento  con le animelle.

 

Vin Santo del Chianti Classico DOC 2004 –Castello di Cacchiano  (Gaiole in Chianti-SI-)

(50%  Malvasia del Chianti Bianca e 50% Trebbiano Toscano)  fermenta e affina in tipiche botti di legno, detti “caratelli”, di piccole dimensioni da 50 a 150 l. L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 12 anni. Gradazione alcolica 14° vol. 2167 bottiglie/anno prodotte.

Con un colore che vira dall’ambra media al cerasuolo medio, il vino si presenta al naso con note di miele di corbezzolo, frutta secca e salvia. Al sorso piacevolmente si percepiscono l’albicocca disidratata e pasta di mandorla, con lunga persistenza dai tocchi sapidi iodati e note ossidative.

Buono l’abbinamento con le animelle. 

Vin Santo del Chianti Classico DOC 2011 – Lornano  (Castellina in Chianti -SI-)

(85%  Malvasia del Chianti Bianca e 15% Canaiolo nero)  fermenta e affina in tipiche botti di legno, detti “caratelli” l. L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 6 anni. Altri 12 mesi affina in bottiglia. Gradazione alcolica 14°

Sicuramente una delle migliori degustazioni della batteria, un colore caldo, ambrato intenso con riflessi dorati, all’olfatto risulta energico con note di albicocca sciroppata e mela candita, tocchi di vaniglia cannella e erbe aromatiche come il timo limoncello; ma è al gusto che risulta scalpitante, con una spalla acida quasi giovanile dominata dal suo elegante stato ossidativo, ove nuvole di fiori di acacia cadono dolcemente sulla frutta candita come la papaya e  cedro, dimostrando struttura e persistenza anche nel finale con una coda lunghissima, avvolgente e sinuosa, ci accompagna per mano donando tocchi di pasticceria secca, uva sultanina, piccole sbuffate di pipa e lieve note di cannella e arancia leggermente candita.

Eccellete il connubio con i cantucci al pecorino toscano

Vin Santo del Chianti Classico DOC 2009 – Isole Olena (Barberino val d’elsa oggi Barberino Tavernelle -FI-)

(Malvasia del Chianti Bianca e Trebbiano Toscano) fermenta e affina in tipiche botti di legno, detti “caratelli” da 50l contenenti la “madre” (fecce selezionate dell’annata di vin santo precedente). L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 4 anni. Altri 6 mesi affina in bottiglia. Gradazione alcolica 13°

Color ambra denso con riflessi paglierini, con un naso piuttosto ricco, dai sentori di albicocca disidratata, cannella e miele di acacia solo leggermente stucchevole. Al palato sa mostrarsi pastoso con una struttura piuttosto importante, ma con una spalla acida sovrastata dalla dolcezza delle note di frutta secca come fichi e datteri; la coda si dimostra media dalla persistenza abbastanza lunga con tocchi di carruba, noce caramellata, uva sultanina e piccola pasticceria secca.

buono il connubio con i cantucci al pecorino toscano

 

Vin Santo del Chianti Classico DOC 2010 – Fontodi (Greve in Chianti -FI-)

(Malvasia del Chianti Bianca e Sangiovese) fermenta e affina in tipiche botti di legno in essenza di rovere , castagno francese, detti “caratelli” da 50l a 150 l sigillati contenenti la “madre” ( fecce selezionate dell’annata di vin santo precedente). L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 6 anni. Gradazione alcolica 12°. 3.000 bottiglie/anno da 375 ml prodotte.

Un gradevole tono ambrato medio riflette la propria luminosità nel calice, il naso viene attirato dai profumi  fini di ginestra, nocciola e timo; il sapore è asciutto, diretto caldo e fragrante, la sua morbidezza legata anche alla bassa gradazione ricorda lo stile aziendale, l’ossidazione  leggera e accompagnata alla spalla acida ed alla sapidità iodata si fonde con armonica eleganza in una lunga coda persistente dai tocchi di pesca gialla e mango disidratati, ciliegia sciroppata, cannella e pepe bianco. Sarebbe interessante sperimentare una versione in anfora, strumento di affinamento caro al produttore.

Pessimo ed inappropriato per il valido vino l’abbinamento con i cantucci al peperoncino

  

Vin Santo del Chianti Classico DOC 2007 – Rocca Montegrossi  (Gaiole in Chianti -SI-)

(100% Malvasia del Chianti Bianca) l’uva è completamente botritizzata, fermenta e affina in tipiche botti di legno in essenza di rovere, ciliegio ed anche gelso, detti “caratelli” da 50l a 100. L’invecchiamento nei caratelli avviene per una durata di circa 8 anni. Gradazione alcolica 13°. 2.000 bottiglie/anno da 375 ml prodotte.

I toni nel calice sono ambrati intesi con riflessi dorati, al naso si presenta vellutato con profumi abbastanza intensi di lunga persistenza e con gradevoli note di albicocca, datteri e nocciola tostata; al sorso è denso e caldo, con una concentrazione  equilibrata di zuccheri in contrapposizione ad un lieve stato ossidativo, che evidenza note di  caramello, miele di acacia e cannella; una coda lunga e spessa che ricorda sensazione di confettura di pesca gialla e arancia, con sapori lievemente balsamici nel finale, accompagna il degustatore alla meditazione.

 Buono l’abbinamento con Patè di fegato di vitello e mela caramellata

 

E dopo questa lunga ma interessante degustazione, specie nella parte finale, siamo a complimentarci per l’organizzazione dell’evento ed i progressi del  Consorzio Vino Chianti Classico, che sicuramente rappresentando una delle realtà consortili di maggior rilevanza sul territorio nazionale, saprà valutare una rapida ma coscienziosa ripresa, dopo questo difficilissimo periodo storico, nella consapevolezza che le nuove scelte avranno sempre come cardine evolutivo la qualità ed il rispetto del territorio.

 

L?INDOVINO

07/06/2020


Marzio Dal Toso

 


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