Blog sull'emozione del Vino

 


 
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PIALLI – Colli Berici – Vicenza –

 

 
Overview
 

Nome: Azienda Agricola Pialli
 
Indirizzo: Via R. Fabiani, 22, 36021 Barbarano - Mossano (VI) - 0444 886788 - e .mail: www.vinipialli.it
 
Vini bianchi: Garghi (100 % Garganega) - Ombre D'Ambra (100% Garganega macerata - 12 mesi barrique)
 
Vini rossi: Rosso Calbin (100% Tai Rosso- acciaio e 6 mesi botte grande) - Ciò Bacaro (100% Tai Rosso -affinato 18 mesi botte 500 litri)- Gregorio (100% Tai Rosso - 30/36 mesi botte 500 litri) - 2P-due pleniluni- (100% Tai Rosso - macerato- 18 mesi botti 500 litri)- Perpetuo (100% Tai rosso tre annate-due in legno grande per 24 mesi e la più giovane macerata)
 
Vini rosati: NO
 
Spumanti metodo Classico: NO
 
Spumanti metodo Charmat: NO
 
Ettari vitati: 3,5
 
Vitigni dichiarati e resa per ettaro: Tai rosso, Garganega,
 
N° bottiglie per anno: 13.000
 
Ristorazione: no
 
Pernottamento: SI
 
Organizzazione: 7.5
 
Location
6.8


 
Ambiente
6.4


 
Cortesia del personale
8.0


 
Competenza del personale
7.8


 
Organizzazione
7.5


 
Immagine aziendale
6.5


 
Qualita/Prezzo Vini
7.7


 
Punteggio finale
7.2
7.2/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 


In breve...

  Un Vero Vigneron tutto Tai Rosso e Garganega ! —— Pronto?? Ciao Alessandro, siamo i ragazzi del blog L’Indovino, ci siamo conosciuti alcuni anni fa, possiamo venire a trovarti tra un’ora?? La nostra visita, inizia con una telefonata di preavviso, in virtù del fatto che abbiamo conosciuto Alessandro agli inizi della sua esperienza di […]

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Pubblicato 15 Novembre 2020 da

 
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  Un Vero Vigneron tutto Tai Rosso e Garganega !

—— Pronto?? Ciao Alessandro, siamo i ragazzi del blog L’Indovino, ci siamo conosciuti alcuni anni fa, possiamo venire a trovarti tra un’ora??

La nostra visita, inizia con una telefonata di preavviso, in virtù del fatto che abbiamo conosciuto Alessandro agli inizi della sua esperienza di produttore di vino, un giovane enfant prodige pieno di entusiasmo, con la voglia di mettersi in gioco facendo diverse sperimentazioni negli anni. Ci eravamo promessi che saremmo tornati da lui. Impostato l’indirizzo del navigatore della macchina, arriviamo a sud della provincia di Vicenza, esattamente a Barbarano Mossano, nella parte sud/est dei Colli Berici,. Le ricche scaglie bianche calcaree e rosse d’argilla, sono la matrice dei terreni sedimentari marini in cui un tempo le onde del mare frangevano la zona, definendola “la scogliera”.

visuale dei vigneti nei colli berici

Formatisi sul fondo di un antico mare, nell’arco di almeno un centinaio di milioni di anni, le verdi colline si ergono a Sud della città di origine romana Vicectia, oggi Vicenza. Una pianura alluvionale, con una forma pressochè quadrilatera con una superficie complessiva di circa 165 km. Il rilievo presenta un profilo omogeneamente arcuato, piuttosto compatto e non molto elevato sul livello de mare, il monte Alto con 444 m.s.l.m. è il pendio di maggior altitudine.

Terreni di origine calcarea, con numerosi organismi, animali e vegetali, allo stato fossile, costituenti la Pietra di Vicenza, tanto amata dall’architetto rinascimentale Andrea Palladio, sono i suoli tipoici di queste meravigliose colline.

Il Microclima si diversifica molto da zona a zona, i versani ne caratterizzano molto la tipologia, passando dal clima mite a quello di pianura, fino ad arrivare al clima mediterraneo nella parte occidentale dei Berici; la diversificazione della microflora ne evidenzia significativamente tali tipologie.

Alessandro Pialli metre raccoglie le uve Tai Rosso per il Ciò Bacaro

Da sempre appassionato del mondo enologico, Alessandro sin da bambino amava guardare il nonno Gregorio lavorare in vigna, zappare il terreno, potare, vendemmiare e seguire l’andamento della fermentazione in cantina per ottenere il vino, sia per uso famigliare, sia per venderlo sfuso come era d’uso negli anni cinquanta, nonostante il nonno solleva caricare un camioncino pieno di bottiglie di vin e portarlo a Ortisei da alcuni clienti.

Arrivati, parcheggiamo l’auto nel cortile dove un tempo c’era la vecchia cantina, composta da un portico e un grande rustico su due piani, troppo grande per la produzione vinicola di quei tempi, nonostante le rese fossero di circa 400 ettolitri.

l’ingresso dell’azienda e del relais

Nel 2001, visto che il papà svolgeva un altro lavoro, Alessandro prende in mano le redini dell’azienda fondata dal nonno Gregorio, inizia a espiantare le poche vigne di proprietà, coltivate a tendone, ormai troppo vecchie, poco produttive e con molte fallanze, e decide di continuare ad allevare il vitigno Principe del territorio della Doc Colli Berici, sottozona Barbarano : il Tai Rosso o in alcune zone dei Berici meridionali anche Barbarano.

Sino a qualche anno fa, era consentito chiamarlo Tocai Rosso, ma attraverso una lunga battaglia legale contro l’Italia, l’Ungheria è l’unica ad avere il diritto sul nome, seppur il vino, l’uva ma anche la grafia del nome scritto siano completamente diversi. Nel vino Magiaro infatti l’uva utilizzata è principalmente la bianca Furmint, che da vita al celebre vino passito famoso in tutto il mondo, il Tokaji.

La leggenda narra che il vitigno sia arrivato nel luogo d’origine, grazie a un “marangon” , un falegname, di ritorno dal servizio militare nel comitato ungherese dello Zemplen, sotto l’impero Austrungarico di Maria Teresa d’Austria. Oltre allo zaino in spalla, aveva portato con se alcune barbatelle di un vitigno a bacca rossa coltivato nei pressi del paese Tokaji. Arrivato a Barbarano, le mise a dimora, i vignaioli locali le chiamarono “Tocai del Marangon”, probabilmente l’antenato del Tai rosso.

La versione storicamente più attendibile e documentata, però considera il Tai rosso un dono ricevuto nei secoli scorsi dai Vescovi di vicenza, feudatari di Barbarano e ospiti a più riprese ad Avignone, allora sede papale, i quali avrebbero portato e piantato nel territorio dei Colli Berici dei tralci di uve provenzali del Vaucluse. (dal Consorzio di tutela Vini dei Colli Berici 2015)

vigneto Tai Rosso

Di quest’ultima teoria, si può verosimilmente supporre che I frati cassinensi (ordine di San benedetto) della Basilica romanica di San felice fortunato in Vicenza, ricevendo in dote dei terreni nei colli Berici, in particolare proprio a Barbarano, dall’eredità della famiglia Dal Toso di Lupia di Sandrigo (VI), ( famiglia di distillatori ancora oggi presente a Barbarano,) fossero i reali curatori e gestori del “nuovo” vitigno. Frate Odoardo Dal Toso, priore di San Felice Fortunato, aveva molteplici interessi con i frati benedettini di francia, poichè spesso si scambiavano studi di matematica ed astronomia; c’è addirittura traccia che lo stesso abbia inventato il Binocolo nel 1600, e successivamente su richiesta del Vescovo di Vicenza, fu inviato ad inviare l’intero incartamento all’università di Parigi, putroppo a suo discapito, ma a favore dei frati benettino di Francia, che si appropriarono dei suoi studi, e coosì la sua conoscenza si perse nel tempo. (fonte proveniente dal ritrovamento di  antico testo – Biblioteca e storia di Vicenza, Indice degli scrittori Vicentini volm. secondo del 12-02-1780).

Studi genetici effettuati nel 2005 dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, hanno confermato la stretta parentela del Tai Rosso con il Sardo Cannonau, il Gammay del transimeno, la Schiava Alto-atesina, la francese Grenache, la spagnola Garnaca (Alicante)e con molta probabilità anche la Vernaccia Nera (es. Vernaccia nera  di Serrapetrone).

 Spesso associato al Pinot nero per la scarsità dei polifenoli (poco colore e tannini delicati) il Tai rosso ha una maturazione medio-tardiva, trova la sua concentrazione zuccherina nei terreni argillosi.

Ma torniamo a parlare di Alessandro Pialli…

Durante gli studi di enologia a Verona, sede distaccata di Conegliano, si dedica ad un altro vitigno, la Garganega, molto diffusa nel Veneto centrale e occidentale, l’uva a bacca bianca che gli regala emozioni ogni volta che prova a vinificarla in modo diverso, ma ne parleremo tra poco.

tipico Barometro Vicentino.........

tipico Barometro a corda Vicentino………

Oggi, l’azienda possiede 3,5 ettari suddivisi in sei appezzamenti dislocati non lontano dalla cantina, ad un’altitudine che varia da 60/70m s.l.m. a 150m s.l.m., sono a conduzione biologica con dettami biodinamici.

La produzione è di circa 13. 000 bottiglie annue; l’annata 2019 purtroppo ha portato con se problemi nell’allegazione (i fiori si trasformano in frutti, con la formazione degli acini d’uva che si riuniscono in grappoli compatti) con una perdita del 50% della produzione, data dalla primavera molto fredda con abbondanti piogge, seguite subito da forti sbalzi temici provocati da grandi caldi; i vigneti di Pialli essendo prevalentemente esposti a sud, hanno subito la così detta “cottura degli acini”, rendendoli di fatto parte dell’uva inutilizzabile .

I vini di Alessandro sono molto apprezzati nella loro fattura, ove si riconosce un serio lavoro in vigna, in prima persona, con grande passione, a nostro parere un “valore aggiunto”, che garantisce ai suoi estimatori di interpretare serietà nel stile aziendale. Infatti Alessandro non acquista uve da altri produttori per coprire la domanda, che in alcune annate supera l’offerta, preferendo la diversa interpretazione dell’annata, valorizzando il proprio territorio e lavoro, con pregi e difetti, ma soprattutto evidenziando la passione che contradistingue un vero “vigneron”….quella che abbiamo trovato anche noi nei nostri calici….

Ed ora cominciamo a mescere il primo vino in degustazione nel nostro calice……

LA GARGHI VENETO IGT 2019

100% Garganega – vendemmia frazionata parte ad inizio settembre (più acidità) e parte a fine settembre (più struttura) – 20% legno tonneau – 11,5% vol. – 2000 bottiglie

Nel 2015, Alessandro lavora a un nuovo progetto basato sulla Garganega, mantenendo le fecce nobili a contatto con il vino, fermentato con lieviti spontanei da un pied de cuve precedentemente preparato con una vendemmia anticipata.

La decantazione naturale, dona una veste di media trasparenza che libera profumi primari seguiti da note di frutta a polpa bianca, pera, accompagnando il sorso nelle note dolci burrose. Il sorso si sviluppa ampio, morbido, si pone fresco nell’acidità decisa supportata da sapidità e salinità. Vino che si consiglia di apprezzarlo a temperatura ambiente, versato in calice ampio per sviluppare le sensazioni di miele date anche dal passaggio in legno.

ROSSO CALBIN COLLI BERICI DOC 2019

100% Tai rosso – annata scarsa di produzione ma di grande spessore – vigne di 45 anni- parte guyot e parte cordone speronato –vendemmia metà settembre- maturazione 6 mesi botti grandi di rovere francese e ciliegio – imbottigliato a luglio.

Il colore rubino scarico, identifica il varietale, si pone gentile nei piccoli frutti rossi, ribes ancora croccante sino all’esplosione di marasca e frutto maturo. Il sorso ancora giovane, il tannino mostra un lato maschile, nonostante si percepisce la versatilità di servizio, che attraverso il variare della temperatura gli consente di essere apprezzato sia a 14° come aperitivo, sia a 18°  abbinato ad un secondo di carne rossa.

OMBRE D’AMBRA GARGANEGA VENETO IGT 2017

nome derivante dal Veneziano bicchiere di vino, “damme un’ombra de vin”

100% Garganega – Vendemmia tardiva – collina esposizione a sud – 15 mesi barrique nuova – 12,5% vol. – 500 bottiglievino sperimentale – due annate prodotte (la terza è in maturazione!)

Una garganega nella veste luminosa e ambrata che mostra il suo carattere svelando un bouquet leggiadro di frutta gialla croccante, fiori di zagara, fieno, vaniglia, miele di acacia e miele di castagno, un invito ad assaggiare il vino. Una leggera nota di riduzione fa attendere il nostro assaggio; fin da subito la freschezza è protagonista di tutto il percorso gustativo, accompagna le note dolci in un susseguirsi di sapidità, acidità mentre termina in una piacevole nota ammandorlata.

CÌO BACARO DOC BARBARANO COLLI BERICI 2017

100% Tai rosso – 14% vol. Da “ Silvio” negli anni ’50 era d’uso comune soprannominare le persone con il nome “Silvio” “Ciò” mentre “ Bacaro” identificava una persona che lavorava nel mondo del vino, dal cantiniere all’oste di una locanda. L’annata caldissima,ha fatto anticipare la vendemmia (solitamente tardiva!!), ottenendo un’uva quasi    “ cotta”, discreta acidità e un tenore alcolico inferiore. Vigne 16 anni – Cordone speronato – esposizione a sud – terre rosse argillose – invecchiamento 18 mesi in tonneau rovere francese – 12 mesi in bottiglia.

Curiosi di assaggiare e di apprezzare un Tai rosso della sottozona Barbarano, osserviamo il colore rubino tenue che mostra la sua essenza materica nella roteazione del calice. I profumi si liberano uno a uno, scandendo ogni olfazione, amarena, mora, confettura di prugna e giocose spezie di tabacco dolce e pepe nero in uno sfondo balsamico. La struttura del nettare si avverte già all’ingresso in bocca che si pone fresco ma soprattutto profondo sino al finale, che termina nella sapidità di un mare lontano.

2P (2 Pleniluni)

100% Tai rosso – affinamento tonneau esausti – Prima annata 2015 (affina 24 mesi in tonneau) , seconda annata 2016 (affina 24 mesi in tonneau)  terza annata 2018 (macerazione), poi vengono assemblate e permangono 6 mesi in acciaio.

Un esperimento che vuole essere estremo, in cui si esce un po’ dallo schema del varietale attraverso un’estrazione maggiore di circa 30 giorni di macerazione e una leggera ossidazione voluta. Un vino non per tutti i palati, come ci racconta Alessandro. Viene prodotto nelle annate in cui il “Gregorio” non presenta le caratteristiche idonee per la sua produzione- il nome deriva dalle fasi lunari come si evince dall’etichetta; la luna piena presente nelle due fasi delicate di vinificazione e imbottigliamento.

L’estratto denso e abbastanza compatto si mostra nella veste rubina; il ventaglio olfattivo è complesso già alla prima olfazione, frutta scura di ribes, mora prugna lasciano spazio a fiori rossi secchi, in un sottofondo di liquirizia , pepe nero e menta. L’assaggio non delude le aspettative, materico e profondo assaporando un tannino maturo e la nota rinfrescante che corre parallela alla salinità finale; giocose sfumature fruttate che compaiono durante la deglutizione proseguono nell’infinito, invitando nuovamente al sorso.

GREGORIO DOC BARBARANO COLLI BERICI 2015

100 % Tai rosso – prima annata 2007 – 16,5% vol. Appassimento dell’uva in plateau, fermentazione in tonneau di rovere completamente esauste dove per tre anni prosegue all’alternarsi delle temperature, rimane un leggero residuo zuccherino per l’alto tenore alcolico  inibendo il  processo dei lieviti – 1000 bottiglie. Il nome deriva dal nonno che purtroppo oggi non è più tra noi, a cui Alessandro deve e da ancora tanto!

Un vino che si fa bere ma non sazia!! Alessandro lo definisce “Valpolicella style”; i primi anni lo vinifica con l’idea di fare un “Amarone” dei Colli Berici, molto strutturato, nel tempo lo rende sempre più semplice, elegante da bere mantenendo la complessità. Inizialmente ancora un po’ chiuso, osserviamo la veste rubina con accenni granati; i profumi si liberano timidamente nel frutto succoso di amarena e fragola, mentre la prugna e la mora di rovo fanno capolino, sensazioni vegetali del sottobosco autunnale mostrano sbuffi di tabacco e cardamomo. Il sorso si pone ricco e strutturato, vira nel frutto rosso mentre il tannino nobile, ancora giovane si avverte al centro della bocca mentre avvolge nella morbidezza data dall’alcol nella lunga persistenza.

Dopo la degustazione, chiediamo di poter visitare la cantina, in cui sostano le botti in rovere e in acciaio, ma anche piccole botticelle di legno (caratedlli da 80 litri), che normalmente si utilizzano per produrre l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o Reggio Emilia. Quelle di Alessandro, sono state “battezzate” con la produzione di Brandy, un altro esperimento fatto qualche anno fa. Ora, riposa un passito di Garganega del 2017, ormai pronto per essere imbottigliato e probabilmente sarà sulle nostre tavole a Natale. Convinti che tutto quello che produce Alessandro debba essere assaggiato, per la serietà che dimostra nel decidere se un vino può essere messo in commercio o è meglio berlo in famiglia, chiediamo se possiamo assaggiarlo. Calice in mano, il colore ambrato cattura l’attenzione ma è soprattutto all’olfatto che si liberano le emozioni. Albicocca disidratata, fico secco, uvetta sultanina, agrumi canditi, pan briosche, invitano al sorso che non si fa attendere, morbido e succoso, un nettare ampio, fruttato, dolce ma decisamente fresco,e sapido. L’armonia dell’estratto sembra terminare dopo la deglutizione, ma ecco che si propone e ripropone ancora verso l’infinito.

Possiamo definirlo il “Reciotto dei Berici”!

Un Vignaiolo che non ama i compromessi, “o il vino me piase o sta là e non lo vendo”, legato al suo territorio ed alle proprie tradizioni, tanto da rendere logo aziendale l’antico Leone Marciano della Repubblica di Venezia, tratto da uno scritto del 1500.

E‘ l ora di pranzo, ci congediamo, ma prima di mettere in moto la macchina, Alessandro ci regala una bottiglia ancora non etichettata, è un Cabernet Franc dell’annata 2015, l’ultimo da lui prodotto,  infatti il vigneto l’ha espiantato per far spazio alle uve autoctone; questo vino sta ancora affinando in cantina ed  uscirà tra due anni. Il colore granato anrticipa un’annata considerata calda, al contrario, la sua vivacità racconta di tempo, evoluzione in divenire. Sensazioni che ritroviamo al naso, non ancora in equilibrio, con il frutto maturo di casiss, mirtillo, pepe verde e liquerizia in un sottofondo balsamico di alloro. Il sorso scalpita verticale nella freschezza, lo rende scorrevole nel porsi strutturato, morbido, rotondo, nonostante il tannino è in cerca del proprio equilibrio che solo il tempo gli donerà.

Un’anteprima che seguiremo nel tempo, un vino che darà soddisfazione,   mi raccomando quando uscirà……assaggiatelo !!

Un Grazie ad Alessandro Pialli per per la sua gentilezza, e per averci trasmesso la passione di un Vero Vigneron dei Colli Berici !!!

Per L’indovino Maura Gigatti


Marzio Dal Toso

 


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