Blog sull'emozione del Vino

 


 
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Il Borro – Valdarno- (AR)

 

 
Overview
 

Nome: Il Borro srl
 
Indirizzo: Località Borro 1, San Giustino V-no 52024 Tel.: 055.977053 - Fax: 055.977864 - E-mail: ilborro@ilborro.it
 
Vini bianchi: Le Lamelle ITG Toscana Chardonnay (100% Chardonnay)
 
Vini rossi: Borrigiano Val D’Arno di Sopra Rosso DOC, Pian Di Nova Igt Toscana, Polissena IGT Toscana Sangiovese, Il Borro Igt Toscana, Petruna Sangiovese in Anfora Igt Toscana,Alessandro dal Borro IGT Toscana Syrah-Vin Santo del Chianti Docg Occhio di Pernice -
 
Vini rosati: Rosè del Borro ITG Toscana Rosato -
 
Spumanti metodo Classico: Bolla del Borro Rosè metodo classico Brut
 
Spumanti metodo Charmat: no
 
Ettari vitati: 85% ( di cui 40 ettari provenienti dall'acquisto nel 2015 dell'Azienda Vitereta)
 
Vitigni dichiarati e resa per ettaro: Sangiovese, Chardonnay, Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon
 
Ristorazione: Si
 
Pernottamento: SI
 
Organizzazione: 7.5
 
Location
8.0


 
Ambiente
8.0


 
Cortesia del personale
8.0


 
Competenza del personale
7.0


 
Organizzazione
7.5


 
Immagine aziendale
7.7


 
Qualita/Prezzo Vini
6.8


 
Punteggio finale
7.6
7.6/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 

Aspetti positivi


Molto suggestivo e ben restaurato il borgo, bella ed immersa nel verde la tenuta, ottima l'accoglienza, molto cortese e disponibile il personale, strutturata la cantina in particolare d'effetto la grande barricaia, la filosofia aziendale che punto al bioologico ed all'indipendenza mediante agricoltura e produzione energetica pulita fornita dall'impianto fotovoltaico, interessanti i vini.

Aspetti negativi


a nostro avviso migliorabile la grafica dell'etichetta dei vini, in particolare creando un filo conduttore riconoscibile tra le diverse tipologie, magari suddividendole in due linee diverse.


In breve...

La Toscana del vino è da sempre conosciuta per il Sangiovese, che si propone in numerosi versioni a denominazione Docg e Doc, e per i vitigni internazionali di origine francese come il Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Merlot Syrah ecc., meglio conosciuti come Super Tuscan. Protagonista del nostro viaggio, è un’azienda che attraverso i suoi prodotti, […]

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Pubblicato 9 Agosto 2020 da

 
Full Article
 
 

La Toscana del vino è da sempre conosciuta per il Sangiovese, che si propone in numerosi versioni a denominazione Docg e Doc, e per i vitigni internazionali di origine francese come il Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Merlot Syrah ecc., meglio conosciuti come Super Tuscan.

Protagonista del nostro viaggio, è un’azienda che attraverso i suoi prodotti, ha saputo coniugare entrambe le espressioni varietali dando delle interpretazioni molto interessanti, e dai toni eleganti come predilige lo stile aziendale.

Questa volta non siamo ne in provincia di Firenze ne di Siena, ma in un territorio meno conosciuto altrettanto vario e suggestivo. La giornata estiva è ricca di luce, all’uscita del casello autostradale, verdi colline si mostrano a noi, accompagnandoci nel territorio della Valdarno Di Sopra, in provincia di Arezzo, dal fiume omonimo, delimitato dal monte Pratomagno, con un altezza di circa 1500 m s.l. m. e dai Monti del Chianti. Un territorio ricco di risorse naturali, che nel periodo Pliocenico era formato da grandi laghi, che hanno dato origine alla roccia madre, l’Arenaria o Pietra Forte, di matrice sabbioso-argillosa. Le montagne ed in particolare il grande bosco di Pratomagno garantiscono microclimi ed escursioni termiche particolarmente idonee alla coltivazione delle uve, in quanto dopo la calura giornaliera estiva sussegue la frescura notturna, che abbassa le temperature apportando una salubre umidità. Ma eccoci! Un grande cancello in ferro battuto si apre al nostro arrivo, una lunga e dritta strada sterrata, taglia eleganti staccionate nere, dove bellissimi cavalli bai e sauri di razza pascolano in rigogliose distese verdi; siamo all’interno del villaggio medievale oggi azienda agricola e relais: “Il Borro”.

l’ingresso del Borro

Un borgo nato inizialmente come castello, le cui antiche mura e il ponte sono ancora oggi ben visibili; nei secoli è stato un’importante centro politico-strategico-militare, il suo sistema viario, probabilmente del periodo etrusco, collegava Arezzo e Fiesole, e nel successivo periodo romano, due delle maggiori arterie dell’impero, la via Clodia e la via Cassia, transitavano nei pressi del maniero.

In alcuni documenti trovati, si cita che nel 1254 il castello venne acquistato dal Podestà di Arezzo Borro de Borris di Medulano, da cui prese il nome. Le numerose battaglie tra Firenze Guelfa e Arezzo Ghibellina, fecero in modo che la fortezza fosse contesa per la sua posizione strategica e per la sua particolare vocazione a roccaforte, fino ad arrivare a metà del 1600 con la presenza del generale e condottiero Alessandro Dal Borro, figlio di Girolamo Dal Borro, capitano e patrizio, proveniente da un’ illustre famiglia aretina di lontane origini milanesi. Un figura imponente, che vinse molteplici battaglie nella guerra dei trent’anni (1618 e il 1648), dal carattere forte ed autoritario, che incuteva timore e terrore, tanto da essere soprannominato con l’appellativo di «Terrore dei Turchi».

veduta aerea del Borro

Dal 1766 il castello subì numerosi passaggi di mano, tra cui la corona Granducale di Toscana e i Medici-Tornaquinci, fino ad arrivare al 1904 quando il podere passò ai Conti Savoia, divenendo a metà secolo scorso famosa dimora di caccia privata del Duca Amedeo di Savoia-Aosta, grazie ai suoi 1000 ettari di terreno in parte a bosco.

Oggi il Borro, è proprietà della famiglia Ferragamo, che fin dall’ acquisto avvenuto nel 1993, cerca di riportare all’antico splendore il Borgo medioevale, abbandonato dal dopoguerra, recuperando la bellezza, le tradizioni ed i valori originali, dopo le importanti ferite provocate della Seconda Guerra Mondiale, attraverso sensibili e filologici restauri, in connubio armonico con la nuova struttura di lusso Relais & Chateau munita di spa, piscina scoperta, ristorante, camere, maneggio, e campo pratica Golf (peccato l’assenza di un vero campo da gioco a 18 buche), oltre a 5 casolari indipendenti dedicati all’agriturismo e al contatto con la natura.

Una famiglia di cui Ferruccio e i figli Salvatore e Vittoria sono parte attiva dell’azienda, è facile incontrarli quotidianamente lungo le stradine, sono dediti alla cura del Borgo in ogni aspetto, dimostrando che “il Borro” non è il giocattolo ma una mission voluta e rappresentata al meglio in cui la famiglia crede profondamente.

Ad accoglierci con il fuoristrada argento metallizzato c’è Bernardino Dino Torrone, direttore vendite Italia, subito pronto per accompagnarci nella visita dei vigneti e della tenuta, una persona gentilissima e molto disponibile nella comunicazione e nel esaudire le nostre numerose e non sempre semplici domande.

Il Borro è un azienda Biologica certificata, si estende su una superficie di 1100 ettari, di cui 272 ettari destinati a seminativi e foraggi per le vacche Chianine che subito vediamo al pascolo mentre si riposano dalla calura estiva; 29 ettari dedicati agli uliveti, principalmente Frantoio, Moraiolo, Leccino e Fiorentino (Correggiolo), che da due anni beneficiano di un frantoio aziendale con spremitura a freddo per migliorare ulteriormente la qualità di produzione dell’olio Evo. Tre ettari sono dedicati all’orticoltura biologica curata personalmente da Vittoria, figlia di Ferruccio Ferragamo; prodotti biologici che vengono utilizzati internamente e venduti alle sole Province di Arezzo, Firenze, e Siena, così come il miele prodotto dalle api ospitate nelle 30 arnie aziendali, o alla birra, non pastorizzata ne filtrata, il cui Orzo e Avena sono coltivati nei campi che si presentano alla nostra vista. Una realtà agricola  rigorosamente e totalmente recintata dall’esterno, come tutti i vitigni, con reti metalliche alte un metro e mezzo, per non risultare troppo invasive alla vista, necessarie per salvaguardare la produzione  dagli animali selvatici, in particolare dagli ungulati. Ma l’ azienda, interamente recintata, ha mantenuto anche la vocazione precedente di tenuta di caccia (oggi definibile caccia di selezione), come ai tempi del Duca Amedeo D’Aosta, recuperando gli antichi spazi e attrezzi dedicati agli animali selvatici, ancora in uso come un tempo.

vigneto di Merlot dove si può osservare la pratica biologica del sovescio alternato

Durante il nostro “Camel Trophy privato” tra stradine, capezzagne e prati, abbiamo il piacere di osservare il grande pollaio dove vivono serenamente 198 galline produttrici di uova biologiche allevate a terra come una volta; singolare che per la legge italiana, se il numero complessivo posseduto è di 200 animali o superiore, automaticamente il pollaio diventa allevamento avicolo industriale. E per finire il tour esterno, abbiamo osservato il campo pratica da golf con tre buche e la pista di atterraggio per i velivoli leggeri. L’azienda è praticamente autonoma anche a livello energetico, in quanto ben nascosto tra le colline, sorge un grande impianto fotovoltaico, sensibilmente mimetizzato alla vista dalla strada, con cablaggi e condutture posizionate entro terra che alimentano energicamente l’intero Borgo medioevale Spa compresa.

Insomma, un vero e proprio borgo biologico indipendente!!

L’attività vitivinicola è iniziata nel 1995, mediante il reimpianto di nuovi vigneti, puntando fin da subito alla qualità, anche attraverso le forme di allevamento a cordone speronato e guyot per le varietà Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, e Chardonnay; valorizzate grazie anche alle tecniche ecosostenibili applicate dal 2011 dal consulente enologo e agronomo Stefano Chioccioli.

Dal 2015 i 45 ettari di vigneti sono certificati biologici aumentando a ben 85 ettari (il 50% è vocato al Sangiovese), grazie all’acquisizione della Tenuta Vitereta, dotata essenzialmente di vigneti a bacca rossa come i Sangiovese e gli internazionali già realtà presenti nella tenuta il Borro. Interessante la visita all’ex- tabaccaia oggi in disuso, utilizzata fino a pochi anni fa per l’appassimento dei grappoli di Sangiovese appesi ai travi mediante lunghi fili al fine di produrre il Vin Santo Occhio di Pernice.

Nel nostro percorso alcune vacche di razza Chianina ci osservano sdraiate sotto il sole, mentre notiamo il monte Pratomagno che segue all’orizzonte come un linea continua i filari dei vigneti, uliveti, e boschi di querce che sembrano non terminare mai, intervallati da alcuni rustici diroccati, volutamente non ristrutturati, per mantenere il loro antico valore storico intrinseco come corollario al verde polmone naturale che gli circonda.  

alcune Chianine aziendali; sullo sfondo il Bosco del monte Pratomagno

Visitiamo i vigneti del “cru” aziendale, e subito osserviamo il sovescio di leguminose e graminacee effettuato a filari alternati, e subito a seguire la concimaia in stagionatura a cielo aperto; infatti il concime utilizzato è prevalentemente quello fornito delle vacche di razza Chianina allevate naturalmente nella tenuta. I sistemi di allevamento delle vigne variano dal guyot per il Sangiovese al cordone speronato per le uve internazionali. Bernardino ci racconta che la potatura avviene secondo i dettami biodinamici, in luna calante, quando la pianta riduce l’attività linfatica, e ci spiega che attraverso una biodiversità fatta di flora spontanea e insetti fitoseidi, l’ecosistema è in grado di difendersi anche naturalmente (abbassando i trattamenti curativi previsti) e di dare la possibilità di rappresentare attraverso il nettare di Bacco l’identità territoriale.

Ed ora ci fermiamo all’Osteria del Borro, dove l’eleganza e l’attenzione dei particolari (incredibile il profumo per ambiente all’essenza di vino rosso!!) ci accompagnano alla prima degustazione.

I vini in degustazione

Bolla del Borro Rosè metodo classico Brut 2013

100% Sangiovese – 9gr/l – 60 mesi- raccolta anticipata rispetto la maturazione completa per aumentare l’acidità nel calice (prima annata 2011 affinata 36 mesi sui lieviti, seconda annata 2012/2013 con 60 mesi con l’obbiettivo di arrivare con le prossime a 120 mesi) – vigna selezionata del 1999 posta a 400m s.l.m, sboccatura: marzo 2019 – acciaio – 12,5% vol.6000 bottiglie –

Il colore rosato che vira all’aranciato come la buccia cipolla “ramata di Montoro” (piccolo comune tra Salerno e Avellino) è ravvivato da bollicine che salgono in superficie numerose e abbastanza fini, esaltando un bouquet olfattivo delicato, un pò timido, dalla freschezza invitante. Una freschezza che si conferma subito all’assaggio, esaltando i profumi di ginestra, mandarino cinese, timo, erba luigia conosciuta come Verbena Odorosa. Le bollicine accompagnano il sorso in una lunga cremosità che ci lascia stupiti per la sua intensità e persistenza, il palato è morbido, avvolgente, chiude nel frutto rosso di ciliegia e fresco di pompelmo rosa. Un metodo classico elegante che coinvolge i sensi.

Curiosità: la capsula e l’etichetta presentano e anticipano la tonalità di colore del vino che si troverà nel calice, le cui nuances saranno diverse in base all’annata.

Petruna Sangiovese in Anfora Igt Toscana 2017

100 % Sangiovese , uve diraspate, macerate con lieve ossidazione, anfore di terracotta non trattate (provenienza Impruneta – Toscana) da 250l e 400l Prima annata: 2015 (prodotte 1300 bottiglie)

Il vino rappresentativo dell’azienda, un Sangiovese che nasce nella Vigna Casa al Coltro a 350m s.l.m. su terreni scistosi e molto drenanti. Le uve vengono diradate sino ad arrivare 1 kg per pianta, in modo di ottenere una perfetta maturazione; al momento della raccolta, vengono lasciate riposare una notte in cella frigo a 5°C. – -13% vol.-6000 bottiglie –

La fermentazione avviene direttamente in anfora, riempita per l’80%, facendo 4-6 follature al giorno con un palo di teflon, per rompere meno gli acini, sino alla completa trasformazione degli zuccheri in alcol; al termine, le anfore saranno colmate con lo stesso vino e chiuse con coperchi di acciaio, per 12 mesi a contatto con le bucce; leggera filtrazione e imbottigliato dove affina per altri 12 mesi.

Il vino incanta nell’osservare il colore vivo, brillante nella veste cardinalizia che danza a passo lento nel bicchiere , lasciando scendere le lacrime gliceriche e formare archetti stretti. La complessità olfattiva si presenta con note fruttate di ciliegia di Vignola, lampone, ribes ma anche sensazioni fresche di menta piperita , ed eucalipto; in sottofondo pietra bagnata, pepe nero, chiodi di garofano e tabacco biondo che si ripropongono al sorso. Un sorso che meraviglia per il suo essere snello, verticale ma anche ricco e materico, con la scia fruttata che accompagna al finale nel connubio fresco-sapido e di grande equilibrio.

Sorprende la nota di mandorla matura che si è ritrovata nelle bollicine precedenti, un fil rouge che accomuna lo stile Ferragamo.

Il Borro Igt Toscana 2016

50% Merlot – 35% Cabernet Sauvignon – 15% Syrah – 22 giorni di macerazione e 10 giorni di fermentazione alcolica separata per ogni vitigno, 18 mesi di barrique primo e secondo passaggio tostatura media – 8 mesi affinamento bottiglia. 15% vol.

L’aspetto rubino luminoso ravvivato da note ancora violacee, consiglia il degustatore di scoprire l’aspetto olfattivo. Al naso, l’immediata nota di spezia dolce di vaniglia, nasconde profumi che scalpitano nel farsi scoprire, mora di rovo, prugna, cardamomo, pepe nero, liquirizia, uno a uno si pongono all’olfatto. L’acidità spicca durante l’ingresso in bocca, rinfresca il percorso gustativo supportato dalla sapidità che riconduce al territorio. L’ampiezza materica dell’estratto si rivela equilibrata sopratutto nell’alcol, presente ma non incisivo, mentre il tannino si avverte ancora un pò teso.

Un cavallo di razza che negli anni mostrerà la sua carta vincente. 

Il Borro Igt Toscana 2013

50% Merlot – 35% Cabernet Sauvignon – 10% Syrah – 5% Petit Verdot (espiantato nel 2015) – 20-24 mesi di barrique – 14,5% vol.

Un vino che racconta e si racconta. La densità del nettare dal colore rubino impenetrabile, appare concentrata mentre scopriamo i profumi che confermano la propria evoluzione. Il frutto scuro, mora, ribes, prugna, sottobosco seguiti da sensazioni balsamiche di ginepro, rabarbaro prevalgono sulla nota dolce della vaniglia; il tempo ha digerito la sua maturazione nel legno piccolo. Profumi che ampliano il bouquet in sequenza, lasciando il degustatore estasiato nella scoperta. Il sorso si pone con garbo mentre percorre il palato, carezzevole nelle guance, grazie anche al supporto alcolico, astringente nel suo tannino che stuzzica il centro della lingua con garbo e nobiltà. Un vino dallo stampo internazionale che merita rispetto, sopratutto per l’equilibrio che pone nel tempo.

Vin Santo del Chianti Docg Occhio di Pernice 2013

100% Sangiovese -120 giorni di appassimento – maturazione 5 anni nei caratelli di rovere e castagno – 15% vol.

In base alle parcelle e alla vendemmia, l’uva viene selezionata in base all’annata e alle parcelle, vendemmia leggermente anticipata per preservare l’acidità essenziale per la fase di appassimento. I grappoli vengono appesi singolarmente (massimo due grappoli) su cordini, e lasciati maturare sino al raggiungimento del grado zuccherino definito dal disciplinare e voluto dall’enologo; non avviene lo sviluppo della Botrytis Cinerea.

La veste ambrata e intensa appare luminosa, muovendosi lenta e sinuosa nel calice; il ventaglio olfattivo esprime sentori dolci di miele, caramello mentre l’uva sultanina fa capolino e calca la scena nell’atto fruttato di fichi e datteri secchi, mentre l’agrume candito chiude il sipario. Sfumature leggere balsamiche accompagnano il sorso, nell’ingresso dolce ma non stucchevole, supportato da un’acidità che si sviluppa in tutto il percorso gustativo mentre volge al finale morbido e setoso, nuovamente fruttato. Un occhio di pernice dai caratteri tradizionali.

Terminata la degustazione, siamo accompagnati  a conoscere  i vari processi di vinificazione, dalla fermentazione alla maturazione dei vini, partendo proprio dalla loro culla: la cantina!

Scavata nella roccia durante il  periodo  medievale e ristrutturata nel 2000, si snoda in due grandi e lunghe gallerie sotto la Villa; un’ala è adibita alla vinificazione, mentre un’ala funge da barricaia e si snoda in un lungo   tunnel sotterraneo ampliato nel 2004; quest’ultima collega la parte nuova della galleria  con la cantina padronale originaria.

la barricaia più recente

 

Ci raggiunge l’enologo Samuele Mammoli, originario di Prato, da un anno collabora in azienda, con alle spalle venticinque vendemmie attive in altre realtà.

 Un tino tronco conico di rovere accoglie il nostro ingresso, una seconda botte  si trova in un’altra ala della cantina, entrambe sono utilizzate per la maturazione del “Barrigiano”, il vino entry level più conosciuto dell’azienda; unici due grandi contenitori lignei presenti, poichè per i vini più importanti si prediligono le barrique e i tonneaux.

Notiamo alcune botti Clayver  di ceramica non vetrificate  da 250l e 400l, il nostro stupore e curiosità viene subito esaudita dall’enologo: saranno utilizzate  per la creazione di un nuovo vino  importante… bianco?

 Eccole!!! Numerose ……. anfore in terra cotta d’impruneta con chiusura metallica, utilizzate per l’intera vinificazione del Sangiovese “Petruna”. Ed ora una sguardo fugace all’anfiteatro in restauro, prossimamente fruibile dai visitatori che potranno ammirare la futura barricaia, mostrandosi come un immaginario teatro di botti ai visitatori del Borro. Entriamo nella grotta di affinamento, in cui 700 barrique di rovere di varie tonnellerie, selezionate con attenzione in base alla foresta di provenienza e alle tostatura, si mostrano elegantemente ordinate al nostro passaggio. I vini maturano singolarmente  il tempo necessario prima di essere assemblati, in base alle decisioni dello” Chef de cave”. La maturazione avviene in legni nuovi, o di secondo e terzo passaggio, per consentire al vino di essere elegante senza invasive note speziate. 

le anfore dove affina il Petrunia

L’enologo ci fa notare alcune barrique con la scritta “T5”, e ci spiega che a suo avviso sono le migliori che esistono in commercio; costruite, firmate e incise direttamente dal maestro bottaio francese; ogni anno vengono assegnate al massimo 5  barrique all’azienda poichè la produzione è limitatissima e l’offerta non copre minimamente la domanda. Grande attenzione viene dedicata alla selezione della pianta nella foresta di Tronçais, a partire dal posizionamento ed invecchiamento della  quercia nel bosco, ed ai 5 anni di stagionatura del legno all’aria aperta. Altra caratteristica importante è lo spessore inferiore  del legno (22 mm rispetto a una barrique Baron di misura 27 mm) che dona grande  eleganza ai vini; riconoscerle non è difficile, perchè oltre al marchio impresso a fuoco, hanno ancora le vecchie cordature avvolgenti in corteccia di salice, che servivano per movimentare manualmente le botti, facendole rotolare senza rovinarle.

Le rare barrique  T5

Abbiamo degustato il Lamelle ITG Toscana Chardonnay 2019, un 100% chardonnay affinato 60 giorni in acciaio, e il Rosè del Borro ITG Toscana Rosato un 100% Sangiovese affinato per 60 giorni in acciaio, ma quello che ci ha colpito particolarmente è il:

i vini degustati in cantina

Pian Di Nova Igt Toscana 2016

75% Syrah – 25% Sangiovese – lavorazioni separate per vitigno- macerazione per 20 giorni sulle bucce, 6 mesi acciaio e poi 13 mesi in barrique di rovere miste – poi assemblaggio vini in acciaio, 6 mesi affinamento bottiglia- 14% vol.

Un vino definito oggi entry leavel, ma che presentandosi in veste rubino luminosa, racconta da subito al naso che è un vino di carattere, ricco di aromi come la viola, la ciliegia visciola, la susina anna spath, il timo, il pepe verde, e la noce moscata. Ma è alla bocca che colpisce ancor più positivamente, con una apertura piuttosto avvolgente, con sentori di mora, una spalla acida elegante, come i tannini ancora in fase di lieve armonizzazione, con un corpo strutturato, ampio ed una coda media di una lunghezza inaspettata, ove spaziano i frutti rossi come l’amolo rosso maturo, la mora, ma anche le erbe aromatiche meditteranee, la maggiorana e l’origano per finire in piacevoli note speziate di cannella, noce moscata e ginger in polvere. Un vino che merita di essere acquistato e lasciato affinare in bottiglia per altri 6 mesi al fine di percepire tutte le potenzialità di questa gradevole sorpresa aretina.

E’ ora di ripartire, saliamo sulla nostra auto con la promessa di tornare per la sorpresa che la famiglia e il suo staff hanno in serbo: la produzione di un Cabernet Sauvignon la cui vigna è interamente gestita con l’aiuto del cavallo. Dovremo attendere altri due anni prima della messa in commercio, ma noi torneremo sicuramente prima, per assaggiare l’evoluzione del Borro Igt Toscana e il Bolle del Borro rosè affinato 120 mesi sui lieviti. Una realtà vitivinicola sicuramente da tenere sott’occhio!!!

Il cancello si chiude alle nostre spalle, due puledri vicino alle loro madri, ci consentono di esclamare:” alla prochaine fois!!”

Per L’Indovino Maura Gigatti

e L?INDOVINO


Marzio Dal Toso

 


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