Blog sull'emozione del Vino

 


 
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Fattoria Zerbina – Romagna –

 

 
Overview
 

Nome: Fattoria Zerbina srl
 
Indirizzo: Via Vicchio 11, 48018 Faenza, RA Tel. +39 054640022 info@zerbina.com
 
Vini bianchi: Fermi: CEREGIO BIANCO Romagna Trebbiano DOC (100% Trebbiano Romagnolo) - BIANCO DI CEPARANO Romagna Albana  Docg (100% Albana) - TERGENO Ravenna Bianco IGP (100% Albana) ; Passiti: AR  Romagna Albana Riserva Passito Docg (100% Albana) - SCACCOMATTO Romagna Albana Passito Docg (100% Albana) - ARROCCO Romagna Albana Passito Docg (100% Albana) ;
 
Vini rossi: PIETRAMORA Romagna Doc Sangiovese Riserva Marzeno (100% Sangiovese o secondo le annate dal 2% al 5% di Ancellotta) - TORRE DI CEPARANO Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva (93% Sangiovese 5% Merlot 2% Ancelotta) - CEREGIO Romagna Doc Sangiovese Superiore (100% Sangiovese) - MARZIENO Ravenna Rosso IGT ( da 60 a 80 % Sangiovese 5% Merlot 2% Ancelotta) - ANTITESI Ravenna Rosso IGT (60% Merlot - 40% Sangiovese)
 
Vini rosati: ROSA DI CEPARANO Ravenna Rosato IGT (percentuali diverse ogni annata di Sangiovese -Syrah)
 
Spumanti metodo Classico: NO
 
Spumanti metodo Charmat: NO
 
Ettari vitati: 30 ha ( 24 ha prevalenza Albana, oltre Cabernet sauvignon, Syrah, Merlot, Trebbiano Romagnolo, 6 ha Sangiovese ed una piccola parte di vecchie vigne di Ancellotta)
 
Vitigni dichiarati e resa per ettaro: alberello a candelabro o palo singolo (circa 24 ettari) , cordone speronato, cortina semplice, guyot.
 
Ristorazione: NO
 
Pernottamento: NO
 
Organizzazione: 8.0
 
Descrizione cantina: vedi articolo
 
Location
7.6


 
Ambiente
7.0


 
Cortesia del personale
7.7


 
Competenza del personale
8.5


 
Organizzazione
8.0


 
Immagine aziendale
7.2


 
Qualita/Prezzo Vini
7.0


 
Punteggio finale
7.6
7.6/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 

Aspetti positivi


la location, l'organizzazione, la filosofia aziendale, la forma di allevamento ad alberello a candelabro o palo singolo, la cortesia del personale, i vini a base Albana.

Aspetti negativi


si potrebbe migliorare l'immagine dell'ingresso aziendale


In breve...

Il sole di una bellissima giornata di settembre illumina le dolci colline romagnole, un paesaggio che invita ad abbassare i finestrini dell’auto e cantare “Romagna mia” di Raul Casadei, mentre andiamo a fare la conoscenza di una produttrice che ha reso importante il territorio attraverso gli studi di enologia a Bordeaux, acquisendo la consapevolezza che […]

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Pubblicato 18 Luglio 2020 da

 
Full Article
 
 

Il sole di una bellissima giornata di settembre illumina le dolci colline romagnole, un paesaggio che invita ad abbassare i finestrini dell’auto e cantare “Romagna mia” di Raul Casadei, mentre andiamo a fare la conoscenza di una produttrice che ha reso importante il territorio attraverso gli studi di enologia a Bordeaux, acquisendo la consapevolezza che i due vitigni principali Sangiovese e Albana, potevano diventare i protagonisti del mondo vitivinicolo romagnolo e non solo.

Attraversiamo Brisighella, cuore della produzione di Olio EVO Dop, percorriamo la strada su una collina dell’Appennino Romagnolo direzione Faenza, un cartello indica Marzeno, ancora pochi metri ed ecco finalmente i numerosi filari carichi di grappoli che ci accolgono, mentre la destinazione è davanti a noi: Fattoria Zerbina di Maria Cristina Geminiani.

Maria Cristina Geminiani e le sue vigne ad alberello a candelabro o palo singolo

Marzeno è la sottozona più piccola del Romagna Sangiovese, poiché si basa sull’effettiva zona vitata, una menzione modificata nel disciplinare del 2011 che ha visto la nascita di 12 sottozone con una regolamentazione riservata più restrittiva e identificando le differenze dei territori e le loro interpretazioni organolettiche con la Menzione Geografica Aggiuntiva (MGA) “Romagna”.

La nuova denominazione ha accorpato il Sangiovese di Romagna Doc, autorizzato con decreto nel lontano 1967 denominandolo Romagna Doc Sangiovese.

Marzeno prende nome dal torrente omonimo, i suoli si diversificano in base all’altitudine che varia dai 60 m ai 150 m s.l.m.; i terreni sono argillosi e di colore rossastro nella parte inferiore, verso valle, mentre risultano calcarei nella parte superiore, specialmente nei calanchi, rocce pelitiche con intercalazioni plioceniche.

Romagna e Sangiovese due realtà complici nel tempo, anche canzone popolare di Raoul Casadei dedicata al “Sanzves” ; se Romagna etimologicamente significa “territorio dei Romani-antichi”, il vitigno in particolare  ha  origine incerta, le prime notizie risalgono  al trattato “La coltivazione delle viti “ del fiorentino  Giovan Vittorio Soderini nel  XV secolo, in cui “Il Sangiocheto o Sangioveto” è un vitigno rimarchevole per la sua produttività regolare”. Il primo documento in cui compare il nome “Sangiovese”, viene scoperto nel 1672 in un atto notarile depositato nell’Archivio di Stato di Faenza; si tratta di un contratto di affitto in cui la proprietaria del podere Fontanella, sito a 400 m s.l.m., concede una vigna composta da tre filari al parroco di Pagnano.

Anche il significato del nome ha diverse versioni, sembra derivare da “Sangiovennese”, originario di San Giovanni Valdarno; “San Giovannina”, l’uva primaticcia per il suo germogliamento a fine giugno per la festa di San Giovanni Battista; ultima ma non meno importante, sembra che l’origine derivi da “ Sangue  di Giove” proveniente dal Monte Giove a Sant’Arcangelo di Romagna.

le DOC e DOCG in Romagna

Coltivato nella maggior parte del territorio nazionale (71.000 ettari vitati, dati Istat 2010) , con le ultime ricerche sul Dna condotte negli anni duemila, sembrava avesse un legame stretto con il Ciliegiolo, inizialmente considerato il genitore, ed in seguito  il figlio di quest’ultimo; nel 2013 un gruppo di ricerca del CRA di Bari identifica il Sangiovese come figlio del Ciliegiolo e del Negrodolce.  Ma solo nel 2014, si attesta che le sue origini derivano dal sud Italia, in particolare dalla Sicilia e dalla Calabria, ipotizzando che non sia un vitigno antico toscano ma trapiantato in seguito dalle due regioni meridionali italiane. (fonte:bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it)

Il Romagna Sangiovese DOC secondo disciplinare, precisiamo che la regione s’identifica come Emilia-Romagna, ma di fatto e specialmente per gli abitanti locali, sono considerate due realtà territoriali e sociali ben distinte, può essere coltivato:

7 Comuni della Provincia di Bologna (Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel S. Pietro Terme, Dozza Imolese, Fontanelice, Imola, Ozzano dell’Emilia);

 5 Comuni della Provincia di  Ravenna ( Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Riolo Terme);

 23 Comuni della Provincia di  Forlì/Cesena (Castrocaro Terme e Terra del Sole, Forlì, Forlimpopoli, Meldola, Modigliana, Portico-San Benedetto, Predappio, Rocca San Casciano, Santa Sofia, Bertinoro, Borghi, Cesena, Civitella di Romagna, Dovadola, Galeata, Mercato Saraceno, Montiano, Roncofreddo, Savignano sul Rubicone, Sogliano sul Rubicone, Sorbano-Sarsina, Tredozio, Longiano);

19 Comuni della Provincia di Rimini (Cattolica, Coriano, Gemmano, Misano Adriatico, Mondaino, Monte Colombo,  Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Morciano di Romagna, Poggio Berni, Riccione, Rimini, Saludecio, S. Arcangelo di Romagna, San Clemente, San Giovanni in Marignano, Torriana, Verucchio).

La composizione ampelografia prevede l’utilizzo del 70% di uve Sangiovese nella versione “Romagna Doc Rosato”; l’85% di uve Sangiovese nelle tipologie “Romagna Doc Sangiovese” (compreso versione “spumante” e “novello”, “Romagna Sangiovese Doc Superiore” (anche nella versione Riserva) e il 95% di uve Sangiovese nella “Romagna Sangiovese Doc sottozone” (anche nella versione Riserva).

Le 12 Sottozone del Romagna Sangiovese DOC con Menzione Geografica Aggiuntiva (MGA) sono:

Serra, Brisighella, Marzeno, Oriolo, Modigliana, Castrocaro Terra del Sole, Predappio, Meldola, Bertinoro ( solo versione Riserva), Cesena, Longiano, San Vicinio

 Estratto dal DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA“ROMAGNA”Decisione di approvazione o modificaPubblicazioneApprovato con DM 22.09.2011 G.U. 235 del 8.10.2011 Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 del 20.11.2011 Sito ufficiale Mipaaf -Qualità -Vini DOP e IGP Modificato con DM 07.03.2014 Sito ufficiale Mipaaf -Qualità -Vini DOP e IGPModificato con DM 08.01.2019G.U. 21 del 25.01.2019 Sito ufficiale Mipaaf -Qualità -Vini DOP e IGPModificato con DM 08.08.2019G.U. 200 del 27.08.2019Sito ufficiale Mipaaf -Qualità -Vini DOP e IGP(modifica ordinaria ai sensi art. 17 del Reg. UE n. 33/2019)G.U.U.E. –C18–20.01.2020

 Ma ora entriamo in azienda, ci presentiamo alla titolare Maria Cristina, che non sapendo del nostro arrivo – come sempre SORRY– (stava conducendo una degustazione in inglese a un gruppo organizzato) , con garbo e ospitalità ci  fa accomodare in un piccolo disimpegno mentre aspettiamo che i wine lovers terminino i loro acquisti dopo aver ampiamente apprezzato la degustazione aziendale.

la barricaia

 La storia di Fattoria Zerbina nasce nel 1967 quando il nonno Vincenzo acquista il podere, ma sarà Maria Cristina a metà degli anni 80 a dare una svolta decisiva all’azienda, fresca di studi di enologia a Bordeaux, con varie esperienze maturate sul campo, impara nuove tecniche innovative francesi di coltivazione e cantina, all’epoca ancora sconosciute in Romagna; inizia così anche la sua straordinaria passione per i vini dolci botritizzati come il Sauternes.

 

 

Tornata a Faenza, la sua esperienza la porta alla consapevolezza che i vitigni autoctoni romagnoli possono creare vini importanti come quelli d’oltralpe, e così attraverso la creazione di un vino passito simile al Sauternes a base di uva Albana, e dando vita a vini strutturati e importanti a base di uva Sangiovese inizia la sua nuova esperienza. Da subito crede nel sistema di allevamento ad alberello a palo singolo o a candelabro (simile al gobelet francese), un sistema dalla potatura corta, produzione limitata ma di grande qualità, che inizialmente vedeva i colleghi tradizionalisti della molto dubbiosi…ma come sempre è con il tempo che possiamo apprezzare i frutti!

Confrontandosi con il padre, insieme decisero di cambiare, di dare una svolta all’azienda gestita in modo famigliare con i canoni di una viticoltura romagnola ormai datata. Svilupparono un progetto ambizioso per quegli anni, in modo che Zerbina potesse diventare una nuova realtà basata sulla  qualità, complici anche il magnifico territorio, e il supporto di consulenti, come Vittorio Fiore, figura molto importante che ha indirizzato Maria Cristina nei più moderni Master specializzati  in viticoltura ed enologia.

parte della cantina

Attraverso la mappatura dei singoli vigneti e la selezione di cloni romagnoli, in particolare l’orientamento aziendale verso un clone proveniente da San Marino, e la selezione massale dalle piante più antiche del nonno, Cristina inizia il suo percorso professionale introducendo il sistema ad alberello a palo singolo o a candelabro, in grado di avere maggiore esposizione, sole, ventilazione e produzione di qualità, ma soprattutto ne è l’interpretazione del Sangiovese.

Infatti secondo la produttrice, in base alle esposizioni, le vigne di Sangiovese regalano espressioni differenti, più ampi e aromatici a nord, più strutturati a sud.

Ma anche il terreno che dona espressioni identitarie, le argille rosse ricche di ossido di ferro del versante nord che guarda Faenza, il Sangiovese si pone potente, tannico ed esuberante; nei terrazzi alluvionali sopra i calanchi, la varietà risulta elegante, verticale e si contraddistingue in una delle sue massime espressioni.

Nelle zone intermedie, il Sangiovese si pone strutturato ma di facile interpretazione rispetto alle grandi Riserve.

Nel corso degli anni, l’uso del legno è utilizzato in base all’andamento delle annate e alla richiesta del mercato, per il Sangiovese possono essere utilizzate tostature medio- forte.

Oggi, Fattoria Zerbina possiede 40 ettari, di cui 30 vitati, dal 2021 avrà la certificazione europea SQPI ottenuta attraverso la gestione sostenibile dell’azienda, utilizzando materie bio, la scelta del vetro, il materiale di imballaggio, la carta naturale; in etichetta tale attestazione sarà identificata dal simbolo dell’ape.

 Ma ora addentriamoci nella prima parte della Degustazione con i vini rossi a base Sangiovese, in quanto i vini bianchi a base Albana hanno una maggior acidità legata alla tipologia dell’uva, che permette una conclusione della batteria con i vini passiti:

La batteria dei Rossi

 CEREGIO Romagna Doc Sangiovese Superiore 2018

100 % Sangiovese – acciaio e cemento – 80.000 bottiglie all’anno – gradazione 12,5% vol – prima annata 1987

La veste rubina ravvivata da luminose nuances porpora, si mostra materico alla movenza del calice. Le sfumature composte di frutta matura, marasca, ribes, mirtilli, si intervallano a rinfrescanti note balsamiche che assecondano un bouquet di fiori rossi e viola recisi. Il sorso si pone elegante e composto, l’alcol invade il palato mentre la freschezza scorre senza fretta accompagnando una sapidità territoriale e il tannino che si avverte al centro del suo percorso. Un vino concepito come vino tutto pasto, di pronta beva e noi non possiamo che essere d’accordo.

TORRE DI CEPARANO Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva 2014

93% Sangiovese – 5% Merlot – 2% Ancellotta – affinamento 70% barrique rovere francese – 30% tonneau (20% nuovo) in base all’andamento delle annate possono essere utilizzati oltre al rovere francese con barrique e tonneaux prevalentemente usate, anche rovere americano e ungherese nella percentuale massima del 10% – gradazione 13,5% vol. – prima annata 1992

Considerato il secondo vino dell’azienda, negli anni ha saputo interpretare al meglio le sue potenzialità grazie al sistema di allevamento ad alberello a palo singolo o a candelabro e la qualità delle uve Sangiovese. Alla roteazione del calice, il ventaglio olfattivo libera emozioni già al primo impatto, marasca, mora di rovo, spezie dolci di tabacco, spezie piccanti di rabarbaro, incenso, cenni balsamici; profumi puliti e sinceri che si ripropongono all’assaggio, nella scorrevole piacevolezza equilibrata dal tannino educato e gentile. Un vino dalla promettente evoluzione.

TORRE DI CEPARANO Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva 2015

93% Sangiovese – 5% Merlot – 2% Ancellotta – affinamento 70% barrique rovere francese – 30% tonneau (20% nuovo) in base all’andamento delle annate possono essere utilizzati oltre al rovere francese con barrique e tonneaux prevalentemente usate, anche rovere americano e ungherese nella percentuale massima del 10% – gradazione 14,5% vol. – prima annata 1992

L’annata calda si esprime già all’aspetto visivo, nella veste rubino intenso e materico. Al naso, il calore dell’alcol esprime note di marasca in confettura e giochi speziati che virano al piccante e al tostato, pepe nero, tabacco, caffè, percezioni di cacao che si ritrovano al sorso; un sorso deciso, imponente, materico, dal tannino generoso, pronto a integrarsi nell’equilibrio gustativo che si ritroverà nel tempo. Un Sangiovese che mostra il suo carattere nobile e generoso nella piacevolezza gustativa.

 PIETRAMORA Romagna Doc Sangiovese Riserva Marzeno 2015

100% Sangiovese affinamento per 12 mesi 40% tonneau – 60% barrique (20% nuove) – gradazione 14,5%vol -prima annata 1985

Le vigne di Sangiovese allevate con il sistema ad alberello a palo singolo o candelabro, si trovano su terreni argillosi rossi e calcarei, mentre l’Ancellotta, un ibrido, quindi meno soggetta alle infezioni, è allevato a cordone speronato e a cortina semplice su un terrazzo ben esposto sopra i calanchi. Un vitigno piantato dal nonno negli anni ’60, utilizzato per colorare il vino, ma soprattutto per il suo carattere fruttato.

Mentre Cristina ci versa il vino, notiamo la ricchezza dell’estratto che si adagia nel bicchiere con silenziosa pacatezza. L’abito rubino compatto rivela giocosi profumi che variano dal frutto sottospirito, marmellata di mora di rovo, caffè tostato, rabarbaro, pepe di Sichuan, in sottofondo note mentolate e resinose cercano di chiudere la scena, ma il frutto riemerge nell’aspetto goloso che invita all’assaggio. Un sorso voluminoso, materico ma composto nella rinfrescante e sapida salivazione che enfatizza un tannino vibrante, generoso ma dal morbido velluto. Un vino che interpreta perfettamente lo stile di Cristina.

PIETRAMORA Romagna Doc Sangiovese Riserva Marzeno 2016  –

97% Sangiovese  – 3% Ancellotta – affinamento per 12 mesi 40% tonneau – 60% barrique (20% nuove) – gradazione 14,5%vol -prima annata 1985

Abbiamo il piacere di degustare in anteprima la nuova annata di Pietramora ancora in fase di affinamento in bottiglia. Un’annata che si contraddistingue per l’eleganza con cui si presenta nonostante la gioventù.

Il colore rubino, con leggere sfumature porpora, concede sbuffi fruttati di sottobosco, mora, ribes in confettura, humus, cardamomo, foglie di tè Oolong, china, sensazioni intriganti che si pongono delicate per la sua evoluzione in divenire ma decise per il carattere territoriale.

Il palato sviluppa conferme, un sorso dinamico al primo assaggio, materico al secondo; l’accentuata  freschezza accompagna la morbidezza glicerica e la nota alcolica che contrappongono un tannino ancora spigoloso ma dall’animo nobile . Un vino che emoziona già nel suo equilibrio, alla ricerca della perfezione.

 MONOGRAFIA Vigna Anfiteatro Romagna Sangiovese Marzeno Riserva DOC 2016   (Anteprima!!!)

100 % Sangiovese – 12 mesi in tonneau nuovo con le doghe piegate a vapore – prima annata 2016 — gradazione 14,5%vol – imbottigliato nel 2018

Ultimo nato in azienda. La decisione di creare un vino, una monografia, derivante da un singolo vigneto (Cru), da un singolo tonneau (660 bottiglie), da una vendemmia che ha rappresentato l’espressione più bella e più pura del Sangiovese in quell’anno.

Il primo millesimo proviene da uve Sangiovese spargolo con acino medio e succoso, coltivate nella parte alta dei calanchi su un terrazzo con una pendenza del 22%, di origine alluvionale e sabbiosa.

La bottiglia è stata aperta con il coravin, per evitare di sprecarne il contenuto visto il numero limitato di bottiglie prodotte.

Il colore rubino luminoso e compatto, mostra consistenza durante la danza all’interno del calice. Una danza che si pone timida, chiusa al naso, appena muove i primi passi, il frutto di ciliegia, fragola, mostrano il palcoscenico al cuoio, pepe verde, pietra focaia, cardamomo, mentre l’arancia sanguinella chiude il primo atto, accompagna il degustatore all’assaggio. Vibrazioni di monografia, verticalità di espressione, l’interpretazione coerente in cui si pone nella fresca acidità e vibrante tannino danzando con la morbida alcolicità. Cristina lo definisce un uomo scontroso che diventa un gentiluomo nel tempo. Un vino che appena sarà in commercio, consigliamo di comprare e lascia invecchiare in cantina per poi apprezzarlo appieno.

 

 E’ arrivato il momento di parlare dell’Albana….

 ”Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro”….

Bertinoro, luogo considerato come la culla del dorato vitigno, in cui nel ‘400 d.c., venne servito il suo vino a Galla Placidia, figlia dell’imperatore Galla Placidia in una ciotola di terracotta che deliziata, non poté che tesserne le lodi.

Nel 1967 ottiene la Doc (Denominazione d’Origine Controllata); nel 1987 la Docg (Denominazione d’Origine Controllata Garantita); nel 2011 vengono nominate 12 sottozone che identificano le differenze dei territori e le loro interpretazioni organolettiche con la menzione “Romagna”.

le 12 sottozone

Il disciplinare di produzione prevede l’utilizzo min. del 95%, nelle versioni : secco, amabile, dolce, passito , passito riserva.

Le tipologie “passito” e “passito riserva” devono essere ottenute da uve sottoposte ad appassimento sino al 30 marzo dell’anno successivo alla vendemmia, ottenendo un contenuto zuccherino non inferiore a 284 g/l; mentre con l’appassimento in pianta e con l’attacco della muffa nobile sugli acini, è concesso di produrre la versione “passito riserva”, purché abbia un titolo alcolometrico effettivo min. di 4% vol., ed una gradazione del mosto al momento della pigiatura non inferiore ai 400 gr/l.

La resa massima di uva ammessa per la produzione della Docg “Romagna Albana”, non deve essere superiore alle 10 tonnellate per ettaro in coltura specializzata; le uve destinate alla vinificazione devono assicurare al vino un titolo alcole metrico volumico naturale minimo di 11,50% vol.

Le zone di produzione comprendono;

Provincia di Bologna (Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel San Pietro Terme, Dozza Imolese, Fontanelice, Imola, Ozzano, Ozzano Emilia);

Province di Ravenna (Castelbolognese, Rioli Terme, Riolo Terme, Faenza, Casola Valsenio, Brisighella);

Province di Forli/Cesena (Castrocaro Terme e Terre del sole, Forlì, Forlimpopoli, Meldola, Bertinoro, Cesena, Montiano, Roncofreddo, Savignano sul Rubicone, Longiano);

Grazie alle lezioni del Prof. Debordieu dell’Università di Bordeaux, Maria Cristina inizia ad appassionarsi ai vini Sauternes, soprattutto alla tipologia di questo vino dolce che viene prodotto dopo un’attenta raccolta a mano, fatta in più passaggi temporali e denominata Tries, atta a  consentire alla molteplicità degli acini di sviluppare naturalmente la Botrytis Cinerea, una muffa nobile che apporta caratteristiche uniche, profumi intensi e unici e maggior morbidezza.

gli alberelli a candelabro o palo singolo

E cosi la giovane proprietaria, finita l’esperienza in terra d’oltralpe, vede nelle proprie vecchie vigne di Albana l’opportunità di tentare questa via; grazie all’elevata acidità e alla buccia spessa  predisposta ad essere veicolo di sviluppo della muffa nobile, orientandosi su una versione ben lontana da quella prodotta in quegli anni, considerata puramente beverina, fresca,  , in grado di produrre grandi quantità a costi bassi, un’Albana che definirei senza infamia e senza lode.

Così nel 1987 nasce il passito Scacco Matto, due anni più tardi al Vinitaly, Luigi Veronelli lo dichiara come la miglior Albana passita mai prodotta nel territorio romagnolo.

 Maria Cristina non si accontenta, e punta ancora più in alto con “R”, una Grande Selezione di acini nobili, il vino del cuore, il vino che richiede attenzione, sacrifici, che non si concede tutti gli anni, una vera pepita d’oro.

Non ci sono tecnologie particolari di vinificazione in cantina, è lo stretto rapporto tra l’uomo e la natura, il segreto di questo confronto; coscientemente si deve comprendere quando la muffa nobile si installa e raggiunge un giusto grado di concentrazione, associato alla freschezza e alla purezza, tutte percezioni molto personali e dalla spiccata conoscenza della vigna, del territorio e del clima di questo bellissimo territorio.

E’ fondamentale la frequenza della raccolta che deve avvenire per gradi, per “Tries” come si dice in Francia; non si può pensare di entrare in vigna e raccogliere l’intera produzione delle uve in una sola volta, ma dobbiamo accontentarci di avere pazienza, attingendo solo piccole frazioni di grappolo maturo e botritizzato, un vero lavoro ZEN!.

 

Negli anni vengono prodotte altre interpretazioni dell’Albana, come il passito Arrocco, vinificato in acciaio, il  Tergeno vendemmia tardiva e il Bianco di Ceparano, la versione secca dell’Albana, che funge da nostro starter nella seconda parte di degustazione:

Tra di due Scaccomatto 2015 a dx e 1994 a sin.  l’AR 2014

BIANCO DI CEPARANO Romagna Albana  Docg 2018

100% Albana – 6 mesi sulle fecce in cemento – affinamento in acciaio – gradazione 12 % vol. – 7,5 acidità – prima annata 2009

La versione secca creata da un progetto studiato con l’Università di Milano. Vigne nuove piantate a guyot con un’alta densità di produzione, 5000 piante /ha    più vicine tra la fila e l’interfila; viene eseguita una cimatura blanda, per consentire alle grandi foglie della pianta di fare un ombrellino naturale che auto-protegge i grappoli dai raggi solari, per consentire  alla buccia di mantenere la fragranza, l’alta acidità naturale e i precursori degli aromi, come il tiolico che sono contenenti anche nel Sauvignon. Un Albana vinificata in modalità riduttiva, con ghiaccio secco sulle uve appena vendemmiate, pressate in assenza di ossigeno e fermentate a 16°.

Sino al 2015 è stata utilizzata la bottiglia bordolese, dal 2016 la scelta di usare la bottiglia renana in ricordo del nonno che usava questo formato nei bianchi; ma anche per esprimere un’impatto gustativo dalle connotazioni nordiche in stile alsaziano, altoatesino, oltre a essere l’unica Albana con questa bottiglia, facilmente riconoscibile. L’etichetta richiama quella storica del Rosso di Ceparano, adattata a un vino bianco.

La luminosità che riflette nel calice, esalta la veste paglierina dalle nuances verdoline, accompagna il degustatore a scoprire profumi freschi, mela golden, fiori bianchi di sambuco, in sottofondo note minerali. Il sorso esprime lo stile nordico, verticale nella freschezza vibrante accompagnata dalla sapidità che esprime se stessa sino alla deglutizione; i profumi olfattivi si rivelano al palato, lasciando un ricordo di pesca bianca. Un vino scorrevole di grande interpretazione.

 ARROCCO Romagna Albana Passito Docg 2016

100% Albana – 20% appassimento in graticci (acini di colore violetto) – 80% sviluppo della  Botrytis Cinerea raccolta in pianta (colore arancio-scuro) – affinamento in piccoli contenitori di acciaio- Densità bassa, spazi larghi per far passare l’aria per la botrite possa svilupparsi – gradazione 13% vol.- prima annata 1989

Il colore dorato è ravvivato dalla brillantezza che illumina il calice e la densità dell’estratto che si mostra alle sue pareti mentre danza lentamente e invita alla scoperta del ventaglio olfattivo. Albicocca e pesca disidratata aprono l’atto in cui gli attori si rivelano delicatamente e senza fretta, lasciando il degustatore attento al piacere della curiosità. Camomilla, fieno secco, erbe aromatiche conducono alla scena principale in cui lo zafferano si rivela protagonista, accompagnandoci all’assaggio. L’ingresso è dolce e fresco allo stesso tempo, un connubio perfetto che mantiene l’equilibrio in tutto il percorso gustativo e  il frutto sino al finale. Un passito camaleontico che può essere abbinato sia ai dolci sia ai piatti asiatici e di selvaggina.

SCACCOMATTO Romagna Albana Passito Docg 2015

100% Albana – Appassimento naturale in pianta – affinamento in piccoli contenitori di acciaio, 120 gr/l zuccheri – 7.5 acidità (annata calda) – gradazione 12,5% vol. – prima annata 1987

Brillante veste ambrata che si pone densa e di buon estratto alla rotazione del calice. Le movenze che danzano lente e regolari, liberano profumi di frutta candita, albicocca, pesca, orzo, zafferano, seguiti da datteri e fichi secchi. L’ingresso è vellutato, morbido, sinuoso; si avverte il tannino che stuzzica  il centro della lingua, mentre la persistenza si mostra ampia e dolcemente lunga.

 SCACCOMATTO Romagna Albana Passito Docg 1994

100% Albana – invecchiamento barrique francesi per 12 mesi – Bottiglia aperta e chiusa con il coravin alcuni mesi prima- gradazione 13% vol .

Uno stile differente dal precedente, con un’abito intenso e ambrato, mostra percezioni ossidative che si confermano al naso, il mallo della noce apre la scena, indicando un Vin Santo toscano. Percezioni di frutta secca, uva sultanina, fichi, datteri, prugna disidratata, lasciano il degustatore nell’incertezza che la bocca possa essere troppo evoluta. Ma gli attori dell’atto gustativo, sorprendono, mutano velocemente lasciando emozioni di stupore e meraviglia. La freschezza si mostra elegante e matura, accompagnata dalla sapidità territoriale; il velluto delle note terziarie accarezzano il palato nel lungo atto finale che chiude la scena nel miele di acacia e zafferano.

AR  Romagna Albana Riserva Passito Docg 2014

100% Albana – appassimento in pianta – vinificazione in piccole vasche d’acciaio od anche in damigiane in vetro, affinamento in piccole vasche d’acciaio da 100 l- gradazione 8% vol  – prima annata 1996

Riconosciuto come miglior vino dolce italiano della Guida Veronelli, l’uva proviene dalla stessa vigna dello Scaccomatto

Maria Cristina ci racconta la difficoltà di riuscire a produrre l’AR, la cui evoluzione si concede   in annate particolari, in particolari frangenti, la produzione è limitata a poche bottiglie (nel 2018 sono state raccolte 4 cassette da 50kg l’una), avviene ogni 4-5 anni, in base ad alcuni criteri, tra cui l’accurata selezione di singoli acini di un grappolo, colpiti da muffa nobile attraverso l’uso di forbicine o con le dita per non creare ferite alla buccia. I chicchi devono essere perciò raccolti uno per uno, nel loro momento migliore, con vendemmie successive. Questa tecnica si chiama in sauternes “vendages par tries” (letteralmente raccolta per tipi) e consiste nel tornare più volte (sei/sette fino addirittura a 10/11) nel vigneto, per raccogliere soltanto gli acini già attaccati completamente dal fungo al massimo, cioè, della concentrazione e della maturazione.  Le “pepite dorate” vengono quindi raccolti in base alla maggior concentrazione zuccherina ( a volte 700gr/l zuccheri di partenza) con il 9,5-10%  di acidità, in modo  di sviluppare  un tenore alcolico moderato, circa 8% vol. ( l’annata 1996 aveva 6,5% vol. ) lasciando circa 300 gr/l di zucchero residuo.

La raccolta è rischiosa perché come il Sauternes si fa in più passaggi, basta una pioggia a rovinare tutto. L’estrazione del nettare avviene con il torchio manuale, il cui procedimento lento e graduale, consente un estrazione maggiore e soffice.

Qui di seguito, lo storico delle vendemmie:

1996 – 180 bottiglie

1999 – 180 bottiglie

2004 – 300 bottiglie

2006 – 900 bottiglie

2010 – 600  bottiglie

2014 – 900  bottiglie

2018 – 280  bottiglie

2019 – I presupposti ci sono !!

2020? per ora sembrerebbe un’annata storica……..  

La densità materica con cui il nettare dorato si muove sinuoso nel calice, interpreta perfettamente un Tokaj d’Ungheria. Sensazioni intriganti e variegati si liberano a ogni olfazione, la frutta candita di arancia, chinotto, cedro, intervallate da anacardi, noci, fichi, datteri rigorosamente secchi, accompagnano profumi balsamici misti aromatici di erbe officinali, mentre le note eteree propongono il frutto dell’albicocca in confettura. Il sorso si pone ampio nel suo estratto ma allo stesso tempo piacevole e sinuoso per la freschezza che mantiene il percorso senza inceppamenti. La sapidità marcata aiuta le morbidezze a trovare l’equilibrio e porsi al centro del palato, nell’estasi di emozioni che portano al secondo bicchiere. Mentre ci confrontiamo durante la degustazione, le  sfumature odorose si ripropongono una a una, lasciano un lungo ricordo armonico di ponderata dolcezza dall’evoluzione appena iniziata. Un nettare prezioso, di cui comprendiamo le lodi di Sir Veronelli.

i vigneti di Fattoria Zerbina visti dalla cantina

Siamo arrivati al “The End” di questa esperienza che definiamo ricca di emozioni legate alla storia di Maria Cristina e della sua famiglia, della sua esperienza di studio a Bordeaux che ha portato a cambiare immagine aziendale influenzando particolarmente il territorio e le proprie aziende; grazie al loro coraggio, la Romagna sta riuscendo a  valorizzare il vitigno autoctono  a bacca bianca Albana ed a bacca rossa Sangiovese, quest’ultimo da sempre considerato il fratello minore del Sangiovese di Toscana. Ringraziamo la “Dama di Marzeno” per l’ospitalità e il tempo che ci ha dedicato, augurandole di continuare con il proprio stile raffinato ed innovativo.

Per L’INDOVINO Maura Gigatti

 

18-07-2020


Marzio Dal Toso

 


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