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Azienda Agricola Zidarich – Carso (TS) –

 

 
Overview
 

Nome: Azienda Agricola Zidarich
 
Indirizzo: Loc. Prepotto/Praprot,23 34011 Duino Aurisina-Trieste-Italia Tel./fax +39 040 201223 info@zidarich.it
 
Vini bianchi: Vitovska Igt Venezia Giulia; Malvasia Igt Venezia Giulia;  Prulke Igt Venezia Giulia; Kamen Vitovska  Igt Venezia Giulia; Vitovska Collection Igt Venezia Giulia; Vitovska verde Igt Venezia Giulia;
 
Vini rossi: Terrano Igt Venezia Giulia; Roz Igt Venezia Giulia; Ruje Riserva Igt Venezia Giulia; 379 Rosso Terrano riserva; Martina (vino passito da uve Terrano)
 
Vini rosati: no
 
Spumanti metodo Classico: Zi-Da (Terrano vinificato sui lieviti con metodo "ancestrale")
 
Spumanti metodo Charmat: no
 
Ettari vitati: 8 ettari + 2 ettari in fase d'impianto
 
Vitigni dichiarati e resa per ettaro: Vitovcka- Malvasia Istriana- Terrano- Sauvignon -Merlot- (- dal sito internet del produttore - Refosco dal Peduncolo Rosso)- per la linea Collection e la linea Classica circa 45 q /ha per la liea Green circa 60 q/ha.
 
N° bottiglie per anno: 35000-40.000 anno
 
Ristorazione: no
 
Pernottamento: no
 
Organizzazione: 7.2
 
Location
7.8


 
Ambiente
7.4


 
Cortesia del personale
7.0


 
Competenza del personale
7.5


 
Organizzazione
7.2


 
Immagine aziendale
6.9


 
Qualita/Prezzo Vini
6.6


 
Punteggio finale
7.2
7.2/10


Valutazione utenti
nessuna valutazione

 

Aspetti positivi


la location, la qualità dei vini, la gestione biologica, la bellezza della cantina, la sensibilità aziendale, l'uso della pietra di Aurina nelle lavorazioni di alcuni vini, la cortesia del titolare

Aspetti negativi


l'assenza di indicazioni ed immagine aziendale esterna (seppur usanza del posto), il prezzo dei vini seppur di qualità, l'assenza e difficoltà di parcheggio.


In breve...

Qualche giorno dopo i festeggiamenti natalizi e di San Silvestro, siamo per scoprire  le bellezze del Friuli Venezia Giulia, anzi della Giulia come in questa splendida terra ci tengono a precisare,  in una delle zone vitivinicole  più vocate, soprattutto per lo stile di vinificazione di vini bianchi  macerati, definiti Orange wine o  come meglio preferiamo […]

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Pubblicato 12 Gennaio 2020 da

 
Full Article
 
 

Qualche giorno dopo i festeggiamenti natalizi e di San Silvestro, siamo per scoprire  le bellezze del Friuli Venezia Giulia, anzi della Giulia come in questa splendida terra ci tengono a precisare,  in una delle zone vitivinicole  più vocate, soprattutto per lo stile di vinificazione di vini bianchi  macerati, definiti Orange wine o  come meglio preferiamo e a nostro avviso più correttamente si dovrebbero chiamare “Amber wine”  e vini rossi, in cui il Terrano si identifica come vitigno autoctono: benvenuti nel Carso!!

Per i locali, il Carso è considerato una   lingua di terra che parte da Trieste e arriva al goriziano, in parte italiana ed in quella slovena.

Alle 11.00 giungiamo diretti presso l’azienda Zidarich di Benjamin Zidarich, singolare l’usanza della zona di non mettere indicazioni o insegne dell’azienda,  in cui la commerciale Svetlana ci accoglie con il sorriso facendoci accomodare in azienda.

L’ingresso aziendale per il pubblico

Mentre il sole scalda i nostri visi contratti dal freddo mattutino, uno scorcio osservato dal terrazzo ci regala una vista mozzafiato  in cui i vigneti sottostanti  guardano e si allungano verso il vicino mare che sembra baciare la costa con le sue sottili labbra; si percepiscono le  brezze marine  che arrivando da sud, consentendo  microclimi diversi in base all’esposizione e conformazione dei filari, i quali ne traggono benefici e salubri vantaggi come  la possibilità di non usufruire dei  trattamenti convenzionali, ma  di utilizzare minimi trattamenti previsti dai disciplinari biologici.

La Bora, il vento freddo che spira molto forte soprattutto nei mesi di gennaio e febbraio, oltre a  mantenere sane le uve,  apporta  salsedine che si percepisce  nella sapidità dei vini, soprattutto nei bianchi, in particolare nella Malvasia Istriana. Una sapidità che si ritrova grazie anche alla roccia calcarea e marnosa ricca di ferro di cui il Carso è particolarmente ricco, presente già a mezzo metro di profondità dalla superficie.

Beniamino, nome italiano di Benjamin come lui preferisce farsi chiamare, spinto dalla passione per la zona e il territorio, nel 1988 decide di assecondare questo amore fondando la sua azienda grazie al piccolo vigneto di famiglia, considerato all’epoca, come tanti altri, il sostentamento nelle case contadine.

la vista dalla terrazza con il logo aziendale

Durante il dominio austriaco, il vino veniva prodotto anche per i due castelli triestini di Duino e Miramare, ed il commercio era prevalentemente coordinato dalle famiglie nobiliari del territorio. L’imperatore Giuseppe II D’Asburgo a fine settecento, mediante un decreto, consentì di aprire le “Osmize” (il termine “Osmiza” deriva dallo sloveno “osem” che significa otto, e sta ad indicare il periodo di apertura di otto giorni),  in cui le famiglie  potevano vendere direttamente il vino e i propri prodotti agricoli senza pagare le tasse, e veniva segnalata mediante la classica “frasca” appesa alla porta,  che ritroviamo storicamente anche in altre realtà italiane, come citato in un passo dei promessi sposi, nel viaggio di Renzo verso Milano.

Oggi, grazie a una modifica legislativa regionale, anche le aziende vitivinicole possono   aprire la propria  “Osmiza”, concedendo di vendere non più solamente otto giorni all’anno ,ma  calcolando il tempo in base alle rese aziendali.

Zidarich apre tre volte l’anno, inizio dicembre, marzo (prima di Pasqua), e quasi tutto il mese di luglio, intervallandosi con le altre aziende della zona.

La cantina, inizialmente molto piccola, viene ampliata nel 2000 i cui scavi sono stati eseguiti senza  l’uso della dinamite, per non danneggiare ed infastidire l’adiacente paese,  ma  utilizzando solo lo scavatore con martello pneumatico, ricavandone  le pietre poi riutilizzate nei vari piani. Inaugurata nel luglio 2009, oggi  è di nuovo in fase di  ampliamento, ed a breve  una nuova sala di affinamento  consentirà ai vini di maturare più  a lungo. L’azienda ha sviluppato tre linee, la classica , la collection (con le riserve) e la green.

l’ampliamento della cantina

Attualmente, alla coltivazione degli autoctoni Vitoska, Terrano e Malvasia istriana, si  associano altre varietà internazionali come il Sauvignon e Merlot, allevate ad alberello a ventaglio o parete (questa forma di allevamento è caratterizzata dalla presenza, in genere, di due o tre branche disposte su un unico piano parallelo al senso dei filari, ciascuna portante uno o più speroni potati a due-tre gemme. La particolarità di questa variante consiste nello sviluppo della chioma in parete, emulando una spalliera bassa) e a guyot che attualmente  si estendono su 8 ettari ma che diventeranno 10 ettari entro un paio d’anni, con i nuovi vigneti di Vitovska e Malvasia Istriana; la vigna più vecchia dell’azienda è allevata ad alberello a ventaglio (tipica forma del carso) ed ha circa 45 anni.

Dal terrazzo considerato il primo piano, iniziamo la visita vera e propria, incuriositi dai cinque livelli sotterranei che ci porteranno nel cuore della cantina gestita in modo naturale, infatti non si usano tecnologie per il controllo delle temperature interne, ma si utilizzano solamente alcuni condotti che consentono il ricircolo d’aria, soprattutto durante le fermentazioni;  le lavorazioni sono svolte per gravità a  caduta, consentendo al mosto che diventerà poi vino, di non subire stress attraverso il  contatto di pompe e altri materiali elettromeccanici.

Scendiamo lungo la scala di pietra circolare, chiediamo di fare alcune foto per il nostro blog, ma Svetlana ci comunica il proprio veto, rispondendoci che su nostra richiesta ci verranno inviate quelle ufficiali aziendali; strano atteggiamento, non ci era mai capitato, e visto la bellezza e fascino della cantina vista in quel momento, e la presenza solamente di barrique e vasche di roccia marmorea locale, abbiamo insistito fino ad ottenere il “sudato” permesso di scatto.  La grande parete che frontalmente ci accoglie sembra avere una serie di nere cavillature simili a percolazioni meteoriche d’acqua, mentre in verità rappresentano il simbolo delle radici delle viti estirpate durante gli scavi, ma sensibilmente lasciate a rappresentazione della natura profonda che scava nell’impenetrabile roccia per cercare il nutrimento della propria vita.

una vasca in pietra ad anelli scomposti

Il secondo piano è dedicato al magazzino di stoccaggio, mentre la sala di vinificazione si trova al terzo piano, dove i vini non filtrati, vengono adagiati in tini di legno (normalmente i vini bianchi fanno due settimane di macerazione e due anni di affinamento- cinque per le riserve-; mentre i vini rossi 3-4 settimane di macerazione e due anni di affinamento) e dove sono visibili due “botti”  di pietra  in cui  la Vitovska  “Kamen”  rimane  un mese in  macerazione e successivamente affina per  due anni in legno .

un botte ad anelli fissati con sigillante alimentare

Ma dedichiamo del tempo per illustrare questo particolare contenitore in pietra, che io vidi agli albori, circa 15 anni orsono, quando Benjamin sperimentò le proprie teorie  in una piccola vasca chiusa sperimentale,  illustrandomi con passione le proprie convinzioni anche territoriali. Infatti storicamente nel Carso venivano utilizzate queste vasche in pietra carsica per l’affinamento e fermentazione dei vini, ma ormai se n’era persa traccia, e pochi e frammentari scritti, ne attestavano la veridicità; del resto la povertà dell’epoca faceva naturalmente conservare i vini nella pietra, in quanto non c’erano “denari” per le botti in legno, se non nelle tenute nobiliari.  Un sistema innovativo sperimentato inizialmente tra Zidarich e l’Università di Udine, con lo scopo di studiare il comportamento del vino nella roccia carsica, una pietra calcarea metamorfica molto compatta, definibile “marmo”, e interpretare le differenze con altre tipologie di contenitori: più mineralità ma di maggior eleganza ed in armonia con l’acidità, meno calore durante la  fermentazione che rallentandone il processo apporta  meno stress al vino. Assaggiati i vini affinati in legno, e quelli affinati in pietra, riconosciamo in questi ultimi queste caratteristiche peculiari, che ci coinvolgono nella passione del produttore, che condividiamo e sproniamo a continuare nel tempo con la propria ultra decennale sperimentazione. Contenitori unici, di forme e dimensioni diverse, con formati da 300, 600 e 1.100 litri, ad anelli o monolitici, con poche inclusioni umane, come deve essere; il produttore le descrive illuminandosi gli occhi, ci fa capire la storia, la caparbietà e i numerosi sbagli prima di capire determinate cose, come ad esempio che la Vitoska nei contenitori in marmo più grandi si esprime in modo più elegante e profondo.

la cantina con le volte a botte eseguite con pietra di recupero dagli scavi

Percorriamo di nuovo i gradini di pietra, e subito osserviamo una botte in marmo da 600 litri ad anelli, rifinita con mastice alimentare, montata direttamente al quarto piano, è  utilizzata per  “ Kamen Vitovska  2019” , in cui per la prima volta una parte del vino, oltre ad  un mese di macerazione sulle proprie bucce, affina almeno un’altro anno e mezzo o due in pietra (prima faceva 2 anni in legno).Botti esauste di rovere di  Slavonia per i vini bianchi e di rovere francese per i vini rossi, riposano in quelle che possono sembrare stanze sorrette da infiniti archi in pietra recuperata, formanti meravigliose volte a botte, illuminate da una scenografica luce soffusa.

La scala scende all’ultimo piano della cantina, in fase di ristrutturazione, che presto sarà una sala di degustazione per piccoli gruppi con l’archivio storico di vecchie annate.

Ci spostiamo in un’altra ala della cantina composta da tre piani in cui sostano cataste di  vino a base di Terrano rifermentato in bottiglia,  la Vitovska della linea green, dedicata al consumo locale e l’attuale archivio storico composto anche da magnum.

Svetlana ci indica un’insenatura rocciosa, in cui nascerà il corridoio di collegamento con la futura sala di affinamento dei vini rossi.

La degustazione inizia nella sala grande terrazzata che guarda il mare, l’arrivo di Beniamino, che con molta cordialità stringe la mano a ognuno dei presenti, è allietato da alcune scherzose battute, in quanto coincidenza a voluto che siamo al tavolo con altri simpatici amici di vecchia data. Mentre il titolare ci serve i vini, spiega il significato del logo, molto sentito, che si trova su ogni etichetta dell’azienda; infatti il disegno apparentemente astratto rappresenta in realtà il capitello di pietra davanti la cantina, i filari della vigna, i muretti a secco tipici della zona, le strade del paese, il ferro di cavallo porta fortuna, la planimetria della cantina, la Bora, il tutto in un immagine unica che racchiude il Dna dell’azienda.

Ma ora passiamo al vivo della degustazione con un’ interessante batteria di vini iniziando:

i vini degustati

Vitovska Igt Friuli Venezia Giulia 2017

100% Vitovska – Vigne di età diverse allevate sia ad alberello a ventaglio che guyot

Il colore giallo paglierino intenso presenta sensazioni balsamiche, erba medica, fieno, zagara, fiori bianchi. Il sorso è sapido, salato, con freschezza rinfrescante che sorregge la struttura e l’armonia.

 Kamen Vitovska  Igt Venezia Giulia 2017

100% Vitovska

1 mese macerazione in pietra, 2 anni in tini di legno. Colore oro, limpido nel suo estratto, mostra timidezza nell’aspetto olfattivo. Sorso materico, quasi oleoso e sapido, ricco e di corpo, ma allo stesso tempo elegante e scorrevole nella sua freschezza carsica ancora giovanile.

Curiosità: dalla vendemmia 2019, affinerà in parte per circa 2 anni in marmo di Aurisina da 600 litri.

 Malvasia Igt Venezia Giulia 2017

100 % Malvasia Istriana

Colpisce nelle sensazioni della brezza marina che trasporta il sale, profumi quasi mediterranei nella florealità di zagara, lemon gras, cappero. Nespola e susina bianca anticipano la nota tostata che chiude il ventaglio olfattivo. Sorso aromatico e  denso , la freschezza si lascia trasportare anche dopo la deglutizione.

 Prulke Igt Venezia Giulia 2017

20% Vitovska, 20% Malvasia, 60% Sauvignon (percentuali variabili  in base alle annate).

Il nome deriva dal toponimo della vigna in cui sono allevati i vitigni.

Naso giocoso in cui la Malvasia apre la scena. Il Sauvignon si lascia trasportare nel sorso in cui appare la Vitoska. Un blend interessante nel farsi scoprire.

 Terrano Igt Venezia Giulia 2017

100% Terrano

Definito in zona come “mutazione” del Refosco dal peduncolo verde, comunemente e il Refosco piantato nel carso che cambia denominazione per la “mutazione” delle proprie caratteristiche organolettiche ed olfatto degustative. L’iniziale sensazione polverosa, lascia spazio alle note tipiche di frutto rosso di lampone e frutto scuro, mora, prugna, regalando ricordi vinosi. Sorso piacevole, la cui versatilità tra sensazioni acido/sapide con tannini eleganti e la morbidezza glicerica, dona la possibilità di apprezzarlo servito a temperature differenti, proponendolo anche a  tutto pasto.

Roz Igt Venezia Giulia 2015

50% Terrano , 50% Merlot

Vigneti giovani, dopo i classici due anni di maturazione in legno, affina per molto tempo in bottiglia. Il colore rubino con riflessi purpurei impenetrabili alla vista, portano il degustatore a scoprire profumi vegetali con ricordi di amarena sciroppata. Sorso scorrevole e dinamico con il giusto equilibrio che consente di berlo davanti a costine di agnello.

Ruje Riserva Igt Friuli Venezia Giulia 2013

80% Merlot, 20% Terrano

Cinque anni trascorsi in legno, i primi due in barrique e poi in botte grande; questa riserva viene prodotta solo quando Beniamino considera l’annata perfetta. Un vino che colpisce per la rotondità fruttata, la piacevolezza con cui si fa bere, grazie all’acidità che pulisce il palato, il tannino morbido, elegante, la scorrevole nota sapida che racchiude la pace dei sensi.

Vitovska Collection Igt Friuli Venezia Giulia 2009

100% Vitoska

Solo migliori annate. Un vino che riposa 4 anni in tonneau di legno

Curiosità. I colori dell’etichetta raccontano la storia del luogo:

Blu = mare

Bianco = la  pietra

Rosso= terra rossa carsica

V= Vitovska= vita = 5 numero romano

Il colore ambra, consiglia di portare il calice al naso e scoprire profumi discretamente intensi di  cera d’api, spezie delicate di pepe bianco. Il sorso è affusolato, sapido nella scia che scorre composto nel percorso gustativo. Un vino ancora giovane nonostante l’età, dal potenziale evolutivo in divenire, che consigliamo a un pubblico attento, sensibile che ama la spontaneità del varietale e dell’annata.

Zi-Da 2015

100% Terrano

Terrano rifermentato in bottiglia, in cui viene utilizzato il vino dell’annata precedente e rifermentato con  il mosto dell’ultima vendemmia .

Curiosità. Dedicato all’amico Vittorio Graziano, produttore emiliano di lambrusco, è venduto solo in cantina. Vino fresco, beverino, dal sorso piacevole ma non banale, da abbinare ai classici salumi e formaggi della zona come l’ottimo vaccino crudo Jabor affinato 10 mesi in grotta.

(troverete la recensione di alcuni vini elencati sul nostro blog www.l’indovino.it )

Possiamo dire che la visita presso la cantina di Beniamino è stato un “blend” emozionante per il rapporto che unisce il duro territorio con la filosofia aziendale, e per avere ritrovato  nuovamente nei suoi vini il Carso, il mare e la Bora. A occhi chiusi, la fusione dei sensi era incomparabile.

E per finire e far capire la filosofia aziendale, riportiamo il pensiero di

Benjamin

Il carso è la mia terra, rappresenta il mio modo di essere e di pensare.
Il Carso è vita e lavoro.
Credo nella tradizione e vocazione della mia terra, produco vini in modo naturale, secondo il concetto dei vini veri.

Per L’Indovino Maura Gigatti e L?indovino

12-01-2020


Marzio Dal Toso

 


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